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05 Giu
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Intervista all'autore - Cruciano Runfola

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere ha una funzione essenziale, catartica. La scrittura è per me la ricerca della verità, che nasce da un'esperienza concreta. Intendo dire che ricerco quel quid di essenziale, che scaturisce da un'esperienza, che ti permetta in modo univoco di individuare quei sentimenti che ogni uomo dotato di buon senso prova. Quindi da un forte sentimento, da una forte emozione nasce la mia scrittura, scrittura di impatto, che evidenzia forti emozioni, forti sentimenti, che scavano nel profondo provocando turbamento. Una poesia che sia semplicemente contemplativa, di ringraziamento è a mio parere, se pur a tratti consolante, non appagante a livello di ragione e ragionevolezza.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In questo libro è presente molto della mia vita reale e comunque ogni lirica è frutto di una mia esperienza ed anche se parecchie cose non le ho vissute personalmente, ho cercato di immedesimarmi per cercare sempre di sviscerare emozioni profonde. Tutto quello che c'è in questo libro è reale, nel senso che fa riferimento a fatti veri che talvolta sono comunque accompagnati da proiezioni fantasiose.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Il significato principale di questo libro è per me la ricerca di un contatto fisico, diretto, non mediato con la vita posta al di là della semplice percezione fisica, abituale. Un contatto che dia alle persone che han perso i loro cari un senso, in questa realtà, concreto, palpabile di quello che è loro accaduto. Può sembrare un obiettivo pretenzioso, ma il mio intento non è quello di fornire delle risposte o delle speranze, ma intraprendere già un percorso di ricerca da una forza notevole che la semplice rassegnazione invece toglie.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Non è stato semplice per me scegliere il titolo, anche perché mi sembra un argomento molto dibattuto, ma ho la pretesa di affermare che il mio punto di vista sia per lo meno problematico, forse troppo, rispetto ad altre visioni. Sulla prima parola "Vita" non ho mai avuto dubbi, è sull'aggettivazione più appropriata che mi sono dibattuto e mi impallo. Avevo pensato all'inizio ad "imperscrutabile", poi ho pensato "assente" (ma aveva connotazioni troppo funeree), quindi "impalpabile", infine ho deciso per "arcana", ma non sono convinto del tutto.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Porterei le poesie di Leopardi, di Montale, di Quasimodo, porterei "I  Promessi Sposi" di Manzoni, "La coscienza di Zeno" di Svevo oltre all'Iliade ed all'Eneide. Porterei "La Divina Commedia", il "Canzoniere", il "Decameron".
 
6. Ebook o cartaceo?
Vada per l'Ebook per la semplicità della sua gestione.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Ho cominciato a scrivere poesie per partecipare a dei concorsi letterari e comunque già da prima avevo fatto innumerevoli prove di scrittura.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L'idea di questo libro nasce dal desiderio di raccogliere esperienze diverse inquadrate nella cornice unitaria della mia vita. Ad ognuna delle poesie è legato un aneddoto: un amico che divorzia dalla moglie, la festa dei cinquant'anni, la lettura del mito delle sirene, l'esperienza di un terrorista islamico etc.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Una bella esperienza, indubbiamente.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mia moglie Enza.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso che proprio nel genere di questo libro, poesie, l'audiolibro sia proprio funzionale alla corretta fruizione di questi testi. Una lettura adeguata dei testi dà loro un'impronta appropriata.
 
 
 

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Venerdì, 05 Giugno 2020 | di @BookSprint Edizioni

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