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18 Mag
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Intervista all'autore - Massimiliano Compagnone

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere non è una situazione automatica, devo impegnarmi molto, per me è un'attività che necessità di disciplina, ma quando scrivo sono invaso da un senso profondo autorealizzazione e efficacia che mi fanno sentire bene con me stesso.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In questo libro è presente molto della mia vita reale; io lavoro in una comunità di recupero per persone che hanno vissuto l'esperienza del carcere.
Sono stato anche in Brasile nelle carceri APAC dove ho passato alcuni periodi con educatore/visitatore.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Scrivere questo libro per me è stato il raggiungimento di una consapevolezza nuova sul mio essere educatore di persone che hanno vissuto e hanno fatto vivere violenza e marginalità.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
No, la scelta del titolo è stata semplice, ho sempre pensato di intitolare il libro così.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
In un'ipotetica isola deserta mi piacerebbe poter conversare con il professor Massimo Recalcati perché credo che avrei da imparare tantissimo da lui.
 
6. Ebook o cartaceo?
Io preferisco il cartaceo.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Per me scrivere non è una carriera, potrebbe essere molto bello, ma ad oggi è e resta un sogno.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L'idea di scrivere questo libro nasce dal bisogno di mettere in ordine le idee e i concetti di un progetto di rieducazione basata sul merito e sull'aiuto vicendevole dei detenuti che nelle strutture italiane denominate CEC (comunità educante con i carcerati) sono gestite senza agenti di polizia.
L'aneddoto che posso raccontarvi è che ogni volta che entro in un carcere e parlo con un detenuto il solo stringere una mano in segno di saluto è un atto di riconoscimento del loro essere ancora uomini.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È una grande gioia e soddisfazione.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mia moglie Chiara.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'audio libro è una frontiera molto interessante, anche se io preferisco i metodi tradizionali.
 
 
 
 
 

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