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08 Mag
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Intervista all'autore - Flavio Trevisani

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Desenzano del Garda ed ho abitato per 38 anni a Manerba del Garda, ora sono residente a Moniga del Garda, non molto distante dal primo paese.
In realtà non è stata una decisione diventare scrittore, ma bensì un’inaspettata passione nata dopo un periodo difficile nel marzo 2018, e dopo aver incontrato una persona in particolare. Io non ho un titolo di studio e né tantomeno ho mai avuto passione per la letteratura, tanto che io stesso mi definisco: un palombaro che ha raggiunto Marte...
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Il momento nasce da sé. Non è facile trovare l'ispirazione, a volte è troppa nel momento sbagliato e a volte è nulla nel momento giusto.
Normalmente scrivo di sera, a volte andando a letto mi frullano le frasi in testa, a volte non resisto, mi alzo e scrivo, altre volte prendo appunti inutilmente, perché quando l'ispirazione arriva è pura, dopo un attimo svanisce oppure è già contaminata.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Come prima dicevo, non sono una persona che ha letto molto nella vita, ancora oggi che ho sviluppato la passione per la scrittura, mi è difficile leggere. Ho letto le poesie di Catullo, che per altro mi hanno molto coinvolto e di Alda Merini.
Inoltre alcune poesie di Elio Lunghi, un poeta a cui devo molto…
 
4. Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata forse per caso, o forse perché avevo tante cose da dire, o forse perché era destino?
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La mia formazione più che letteraria è stata storico culturale, amo la storia in generale e seguo molti documentari, spesso mi sono fatto coinvolgere in questi contesti per creare i miei pensieri, le mie opere.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è sentirsi liberi e vivi. È uno dei pochi modi per esprimere liberamente un pensiero, un’idea, anche se a volte dopo, potresti essere deriso o contradetto, nel momento in cui scrivi sei veramente tu!! Sincero e puro.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Quanto di me, e quanto di voi? Quanto basta per ognuno.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Elio Lunghi, un poeta al quale devo molto.
L'ho conosciuto per caso, l'ho rivisto altre volte ma di rado.
Solo una cosa posso dire: quando lo conobbi mi disse: prendi carta, penna e scrivi.
Da quella sera non ho mai smesso...
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Naturalmente ai miei famigliari, poi ad alcuni amici, che hanno creduto in me, fin dall'inizio.
Ci tengo in questo caso a ringraziare: Marino, Antonio, Pino, Vittorina, Tatiana, e tanti altri.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Come dicevo, non sono un gran lettore, però sono più che convinto, che un libro stampato ha un valore spirituale, storico e materiale, immenso.
Anche se riposto su uno scaffale non sarà mai dimenticato né cancellato.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'audio libro è una buona cosa, per chi come me si perde tra le parole leggendo,
"e in questo credo ci sia un po’ di dislessia" udire un libro diventa molto più facile e comprensibile, inoltre generalmente la voce narrante è molto intensa e piacevole…
 

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