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BookSprint Edizioni Blog

02 Mar
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Intervista all'autore - Andrea Palazzi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Vengo da un paesino sul lago, in provincia di Roma, che si chiama Nemi. Sono un provinciale, nel senso più bello del termine, faccio parte di quel Paese che racconta Pavese, quel luogo che ci vuole sempre, "non fosse che per il gusto di andarsene via", ma anche di tornarci aggiungo io.
Non ho mai deciso di essere o diventare uno scrittore, semplicemente mi piace scrivere, raccontare le sensazioni, cercare un modo attraverso il quale raccontarle. Scrivo racconti, canzoni, storie, per spiegarmi l'andamento della vita, per capire cosa accade. Scrivo da sempre, dai tempi del campeggio da bambino d'estate, delle lettere agli amici o agli amori stagionali. La scrittura è il mio palliativo, il mondo irreale che si sostituisce alla realtà, per descriverla meglio, o per fuggirne.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Di solito mi dedico alla scrittura in un momento preciso dello stato d'animo. Quando ho un pensiero, un problema, una gioia improvvisa, una felicità persistente, una malinconia, una giornata triste. Trovo tempo, anche 3 minuti, per lasciare il tutto scritto da qualche parte. Dopo sto meglio. Se dovessi scegliere un momento della giornata però, direi durante i viaggi in treno tra casa e lavoro.
Mi piace moltissimo scrivere in treno.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Calvino, senza dubbio. Nel suo stile e nelle sue parole mi ci sono sempre ritrovato.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Perché ero triste. Così ho iniziato a scrivere tutto quello che ne era la causa, e tutto ciò che ne sarebbe stata la soluzione.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo. Paese e città. Alberi e cemento. I contesti sociali, a mio parere, sono il pane di chi scrive. Viverli è la soluzione per capirli, scriverne è trovare un posto per racchiuderli. Bisogna contestualizzare il mondo immaginario, trovare personaggi, storie, vite, bisogna viaggiare, osservare, spostarsi, creare un qualcosa che ci possa portare ovunque, restando comodamente sul divano di casa.
In tutto ciò che scrivo queste cose sono ben presenti.
La mia terra è il mio punto di partenza, di arrivo, è tutto il viaggio che si trova attraverso.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per me scrivere è la realtà. Dico sempre che il reale è ciò che non esiste. Sicuramente è anche un'evasione, un modo per riuscire a fare cose che non riusciremmo a racchiudere in una vita sola, ma anche un modo per ricordare ciò che siamo, che siamo stati, per capire ciò che vogliamo essere. Scrivere è la stessa avventura di leggere.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In ogni produzione artistica deve per forza esserci una parte vera, di vita vissuta, altrimenti lo spettatore non potrà interagire, non ci si potrà mai ritrovare.
Solo nel momento in cui lo spettatore può interagire con l'opera allora lo scopo dell'arte si compie.
L'unico modo per creare emozioni è offrire emozioni.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Me stesso, la mia vita in generale, la famiglia, gli amici, i luoghi.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Non ne sono sicuro, credo ai miei amici fraterni. Gli feci leggere "Gli inizi senza fini", che poi era la prima stesura di "Hemingway (non) aveva ragione".
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Spero di no. Il libro è un feticcio troppo importante per la cultura del mondo per poter racchiudere una biblioteca in un kindle. Del resto però anche nella musica c'è stata una rivoluzione digitale che poteva sembrare impossibile. Probabilmente anche il libro farà la fine del vinile.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ecco questo sicuramente è già un aspetto più interessante del mondo editoriale.
Del resto però sono sempre esistiti, ricordo benissimo il mangia dischi che mi raccontava le fiabe e le favole da bambino. Sicuramente è un format adatto a tutti, a tutte le età.
 
 
 

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Lunedì, 02 Marzo 2020 | di @BookSprint Edizioni

1 COMMENTO

  • Link al commento Bernardi antonietta inviato da Bernardi antonietta

    Ritengo che è uno scrittore eccellente che riesce a far vivere agli altri le sue emozioni e i suoi stato d'animo descrivendo i luoghi

    Rendendoli reali

    Martedì, 24 Marzo 2020 19:09

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