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04 Nov
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Intervista all'autore - Giuseppe Lento

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere significa lasciare traccia di emozioni che escono dalla tua galassia interiore per non perderle nella labile memoria. L’emozione può essere forte, intensa. Scrivendo alcuni passaggi tragici del mio libro, mi sono dovuto fermare perché stavo piangendo. Ero entrato nel personaggio non ero seduto davanti a un computer. Ecco cos’è per me scrivere, entrare nel libro.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Tracce di vita reale sono in questo libro ma solo spunti, vecchi ricordi o sogni. Mi spiego meglio la strada è reale ma percorrendola non sai dove ti porterà perché la dimensione è un’altra.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
L’opera ancora non è terminata, ci sono personaggi che scalpitano e vogliono raccontarsi nei prossimi volumi. Per me è stato come liberarsi di qualcosa che avevo dentro da molti anni e non avevo voglia o coraggio di lasciarla andare.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo doveva comunque riguardare il Mare visto come entità. Il primo titolo era “Mare mare” però mi ricordava la canzone. Una sera ho pensato “Amore Amare Mare” Il sottotitolo mi è venuto ricordando uno sozzone. Questa persona ogni volta che puliva la barca, buttava la spazzatura in mare e diceva, quando incontrava il mio sguardo di disgusto e disapprovazione. “Non ti preoccupare TANTO IL MARE DIGERISCE TUTTO”. Ricordo ancora il suo faccione bruciato dal sole, bavetta alla bocca e rughe del collo piene di sporcizia.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Difficile dirlo sono diversi autori e diversi generi che porterei, da Tolkien a Castaneda da Amirrezvani a Ken Follett. Ma porterei “Un fil di fumo” in memoria del maestro Camilleri recentemente scomparso. Il romanzo storico ambientato a fine Ottocento rispecchia molto il nostro tempo pieno di affaristi senza scrupoli.
 
6. Ebook o cartaceo?
Senza ombra di dubbio cartaceo. Mi viene male pensare una casa senza una libreria. Ricordate la libreria descritta da Umberto Eco nel romanzo “Il nome della rosa”? Certo mi potreste dire leggiti Asimov e troverai la biblioteca del futuro. Cartaceo cartaceo giuro.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Grossa parola. A me piace scrivere quando ne sento il bisogno e lo faccio senza impegno e senza traguardi. Il primo racconto risale a quando avevo quindici anni ma è andato perso come tanti racconti brevi.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Intanto per scrivere ho bisogno di solitudine ed essere libero da impegni. Un fine settimana senza impegni di lavoro stavo leggendo un libro, non ricordo l’autore, era noioso e si dilungava nel niente e allora mi sono detto: perché non dare sfogo alla fantasia? Ho iniziato con il nome del file “Mare mare” e in una sera ho scritto il primo capitolo. Per il secondo è stata più dura perché mi sono dovuto documentare leggendo molti articoli e interviste su eventi realmente accaduti e credetemi ho trovato tanta schifezza che mi ha disgustato. Non potevo scrivere parlando della rumenta (monnezza) e annoiare il lettore, così ho fatto come le mamme che trovano mille stratagemmi per far mangiare la verdura ai bambini. Ho inglobato il tutto in una storia d’amore semplice con risvolti a volte leggeri. Spero di esserci riuscito.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Orgoglio e timore nello stesso tempo. Timore perché potrei annoiare i miei lettori, quindi un fallimento. Ma il piacere di parlare con personaggi forse realmente vissuti e morti tragicamente è stato intenso.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mia moglie perché mi ha dato una mano alla correzione delle bozze. Io sono veloce a scrivere ma perdo molto tempo a smussare.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
In Italia ci sono circa cento diciassettemila non vedenti e tantissimi che hanno problemi agli occhi. Io sono in terapia da quindici anni per il glaucoma, patologia subdola che non dà segnali.
Lo stato dovrebbe dare incentivi per l’acquisto di audiolibri destinati ai non vedenti. Cosa importante è la voce del narratore evitare programmi di lettura.

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