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28 Ott
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Intervista all'autore - Silvio Pasquarelli

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Io sono nato a Vasto e vivo a Roccavivara. Frequento la scuola superiore nella mia città natale e mi trovo all’ultimo anno.
Per quanto riguarda la scelta di diventare scrittore, posso dire che non c’è stato nulla di premeditato. È stato tutto molto naturale: ho iniziato per un’esigenza personale quando sentivo che non ci fosse nessuno disposto ad ascoltarmi. Poi, un giorno, mi è venuta l’idea di poter pubblicare quello che scrivevo. È stata un salto nel vuoto perché mai avrei pensato che avrei pubblicato un libro, ma non voglio avere rimorsi di nessun tipo. Non voglio arrivare in un futuro pensando a cosa avrei potuto fare e, alla fine, non ho fatto.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La scrittura può occupare qualsiasi momento. Ogni volta che trovo le parole giuste cerco di segnarle così da poter costruire un componimento. A volte succede che butto giù una bozza che poi si rivela definitiva senza aggiunte o tagli vari.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Ce ne sono diversi: mi piacciono Virginia Woolf, Sylvia Plath, George Orwell. Apprezzo anche le opere teatrali di autori come Tennessee Williams.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Non è nata dal presupposto di scrivere un libro. Ho solo cercato di riportare tutto quello che sentivo. Non pensavo che prima o poi sarebbe diventato un vero e proprio libro e non avrei mai pensato di fare leggere a qualcuno ciò che ho scritto perché ho scavato davvero in profondità fino, talvolta, a farmi male. Poi questa idea si è completamente capovolta e ora mi ritrovo con un libro stampato su cui è scritto il mio nome.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ho sempre vissuto e vivo tuttora in un contesto dove si pensa alla praticità. L’arte e la cultura spesso sono viste come un universo lontanissimo, ma la realtà è che ci viviamo a contatto quotidianamente. L’arte non è solo nei musei e la cultura non è solo nei libri. Io ho voluto vedere se quel mondo così lontano era possibile avvicinarlo o era così lontano e irraggiungibile come molti credono.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Può essere entrambe. Ognuno ha il proprio punto di vista. Io ho cercato di raccontare la mia realtà in modo tale che potessi anche evaderne.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
C’è tutto me stesso. Questo è ciò che mi frenava all’inizio per quanto riguarda la pubblicazione. Il fatto di aver raccontato me ed avere la pretesa di poter raccontare anche gli altri è la cosa che mi spaventava di più.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sicuramente tutte le icone, le figure della storia e anche della letteratura con cui ho cercato di trovare un contatto o un punto in comune.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
C’è solo chi è riuscito a leggere dei frammenti mentre scrivevo.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Ho un’opinione mista riguardo agli ebook. Sicuramente è comodo avere una biblioteca digitale a portata di mano, ma l’esperienza del libro cartaceo mi sembra molto meno sterile di quella digitale.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Gli audiolibri sono interessanti e possono diventarlo molto di più quando la voce è di un professionista dello spettacolo: renderebbe la lettura una vera opera teatrale o cinematografica.
 

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Lunedì, 28 Ottobre 2019 | di @BookSprint Edizioni

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