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06 Set
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Intervista all'autore - Werther Pattuelli

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Inevitabilmente quando mi accingo a scrivere un libro vado a cercare fra i miei ricordi e cerco di mettere su carta le emozioni provate quando ho affrontato le situazioni che ho vissuto. Tante volte quelle emozioni sono filtrate dal tempo trascorso.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Tutto quello descritto in questo libro è la mia vita reale vissuta nel momento in cui ho affrontato il periodo del servizio militare obbligatorio. La descrizione dei fatti è ovviamente commentata con cinquant'anni di ritardo in quanto è da quel periodo di tempo che è passata questa esperienza.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Ho voluto scrivere questo "diario" in quanto ho riprovato quasi per caso (direi per merito di mia figlia che mi ha riportato in quei luoghi) le emozioni e gli stati d'animo che ho vissuto durante il periodo di vita militare. Il significato vuole essere quello di non disperdere un periodo di emozioni tanto particolari ed irripetibili. Vuole essere una sorta di fotografia emozionale di quei tempi, non volevo andassero dispersi quegli stati d'animo anche se elaborati da mezzo secolo di vita trascorsa.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
I titoli potevano essere tanti ma ho voluto esprimere con il titolo "La mia Vallée" e col sottotitolo "mezzo secolo d'amore" il legame che c'è fra me e la valle d'Aosta, legame che in mezzo secolo non si è mai sciolto, si era solo assopito ma una serie di avvenimenti lo ha riportato alla luce.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Troppo difficile e nello stesso tempo troppo facile. Se dovessi portate un libro solo porterei la Divina Commedia ma se potessi aggiungere altri libri porterei tutti le opere che parlano di fisica.
 
6. Ebook o cartaceo?
Cartaceo, cartaceo, sempre. Il fruscio delle pagine è una poesia. Leggete “Fahrenheit 451”.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
La mia non è una carriera di scrittore. Faccio tutt'altro mestiere. È stata solo un incidente di percorso nella mia vita. Non ho velleità di scrittore, l'ho fatto solo per piacer mio ed anche perché mi è sempre piaciuto scrivere. Comunque ho notato che è bello dopo alcuni anni andare a rileggere quello che avevo scritto.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L'idea è nata in due fasi. La prima quando inserii in Internet un messaggio col quale chiedevo se qualcuno si ricordasse di me nel periodo di leva militare. Qualcuno mi rispose e mi rispolverò i ricordi e la nostalgia tanto da intraprendere questa scrittura. La seconda fase l'ha messa in moto mia figlia quando mi invitò in Val Veny ad assistere ad un concerto rock (I Rochin'1000) nel luglio del 2017. In quell'occasione ho riesumato tutte le emozioni sepolte sotto il tempo che avevo vissuto durante il periodo di vita militare. Il gioco è stato fatto. Inoltre nell'occasione di quel concerto Rock siamo andati anche a far visita all'albergo di Cervinia (Hotel Hermitage) dove abbiamo vissuto periodi di vacanza irripetibili.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È una soddisfazione personale e per la mia famiglia che è circoscritta a pochi intimi. L'ho fatto soprattutto senza pensare ai riscontri che può avere nei confronti di altri. Non ho pensato ai consensi che potrei ricevere.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Inevitabilmente mia figlia.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È inevitabilmente la nuova frontiera del libro, ma spero, così come è stato dei "Vinili" nei confronti dei CD che ci sia una rivalsa del libro cartaceo nei confronti dell'audiolibro
 

 

 

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Venerdì, 06 Settembre 2019 | di @BookSprint Edizioni

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