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24 Lug
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Intervista all'autore - Annamaria Sperduto

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Al contrario di tante affermazioni che a questa domanda seguono, io interpreto la capacità di scrivere come un voler fissare nero su bianco, a volte metaforizzandole, delle idee e/o concetti che se lasciati alla mente o alla semplice parola, rischierebbero di andare persi tra la miriade di opinioni e pensieri che ogni giorno, purtroppo, ad oggi, ci riempiono la memoria.
Scrivere è imprimere un ricordo su foglio, voler sottolineare nel vaso del tempo qualcosa che in quel momento non vorremmo lasciasse il posto al pensiero seguente. Scrivere è quella facoltà che ci permette di salvare se volessimo in maniera perenne un nostro modo di sviluppare un dato che nello spazio tempo scelto è tanto importante da non desiderare vada con il flusso dei pensieri.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Spesso, consolandoci con noi stessi per un tempo perso o per un pensiero sfuggito, ci troviamo a fare i conti con qualcosa che non abbiamo più ma che ricordiamo con piacere o vorremmo non andasse mai dimenticato.
La mia vita reale è fatta di passato, presente e spera sempre e comunque nel futuro.
Il libro da me scritto è tutto ciò. Nulla di presente ma un bel ricordo del passato, con le sue antiche certezze, fatte di antiche idee, condite da antiche circostanze che purtroppo non esistono più ma che ricordo tuttavia e dalle quali ancora oggi provo ad attingere forza e coraggio. Scrivere è anteporre la propria nostalgia allo scorrere dei giorni quando questi ultimi sono ciò che vorremmo mentalmente modificare.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Nell'istante in cui questo libro ha iniziato ad affacciarsi nei miei pensieri con le sue prime righe, ho subito voluto e desiderato che mi facesse da traslatore verso quell'ambito mentale che con la mia sete di valori desiderava rivivere insegnamenti, riascoltare lezioni, udire il riecheggiare di una voce che gli anni non hanno ancora modificato alla percezione, per così continuare a trarre insegnamento dal primo suggeritore della mia vita. mio Padre.
Direi trattasi di lavoro testuale con contestuale suggeritore di idee ed ideale.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Direi che è stato semplice solo perché avevo già piena coscienza dell'intero documento. In "testa mia" tutto era già chiaro e stipulato. Il titolo è venuto da sé.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Sottolineando che per me il rapporto umano resta sempre da prediligere al rapporto con un unico interlocutore che sia scritto o prefissato, non posso negare la preferenza ad avere come compagnia un Autore piuttosto che un suo testo. Con un autore si può parlare di più testi senza doverne scegliere uno in particolare.
J. Grisham al momento è colui che sceglierei.
 
6. Ebook o cartaceo?
Non mi è mai dispiaciuta la sensazione che accompagna sulle dita lo scorrere delle pagine ed il loro voltare. Cartaceo sempre e per sempre.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non l’ho ancora deciso, il mio è solo un voler fissare dei pensieri prima che altri concetti possano prendere il loro posto nel tempo (anche se mai nelle idee).
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Riordinando la libreria, ho trovato delle lettere scritte da mio Padre e di getto ho deciso che tale scoperta andasse arricchita con la descrizione di ciò che in mente mia ha suscitato.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
La stessa soddisfazione che si prova quando ci piace qualcosa, con l’aggiunta che quel qualcosa lo abbiamo fatto noi.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Io, e dopo averne parlato ai miei cari, trarrò gioia ad ognuno che si leghi al gruppo del di esso lettori.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sono nazionalista, non mi interessano le frontiere posticce.
 

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