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03 Lug
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Intervista all'autore - Andrea Sciullo

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono un ragazzo normale, uno di quelli che si disincantano nella società e tentano di sfuggirle convincendosi di non avere legami con la loro provenienza. Come saprà, non si sceglie di diventare scrittori né tantomeno, se si è circoscritti all'infinito da cui traiamo nuovo vigore, ci si accorge di esserlo diventati. Io ho sempre visto il rapporto scrittura-scrittore come la correlazione dell'amore: proprio come non si ha consapevolezza di essere innamorati sinché già non lo si è, allo stesso modo non abbiamo modo di imporci la condizione di scrittori fino a che già lo scrivere non è parte di noi.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Quanto sarebbe semplice se davvero avessi facoltà di scelta!
No, mi dispiace deluderla, ma non c'è un momento di dedica o di abnegazione.
Paradossalmente non sono io il soggetto che agisce influenzando, bensì mi scopro essere la marionetta. È una sensazione che dal petto sale, mi assale e, con la stessa nostalgica malinconia di un fiore primaverile stuprato da un mattino invernale, rattristandomi mi eleva a mortale.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho nello specifico un autore preferito: oscillo fra Oscar Wilde, Hegel, D'Annunzio. La contemporaneità non è mai stata il mio forte, non condivido le idee di quella credenza per cui la semplicità o l'assenza di regole metriche ha in sé una bellezza paragonabile al verso sciolto di Leopardi o alla ottava d'oro di Ariosto.
 
4. Perché è nata la sua opera?
L'opera è nata per un malcontento. Nel mentre portavo avanti altri progetti completamente diversi, mi sono imbattuto nel desiderio di fotografare una situazione reale che mi stava capitando ed a cui ero molto legato. In sé per sé l'opera è un encomio ad una ragazza esistente.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Facendomi vivere la mia inclinazione letteraria, dovuta fin dalla nascita all'irrequieto stato d'animo, come qualcosa di poco conto, un po’ come per Eva quella mela proibita, hanno fatto sì che nel mio inconscio la vedessi ancor più mia: dotata di tutto quel succulento fascino che l'ha portata a brillare di luce propria a dispetto delle altre attività in cui ero impegnato. Dunque non è quantificabile l'influenza che il contesto ha esercitato e continua ad esercitare in me.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere può essere entrambe le cose, dipende essenzialmente dalla persona assoggettata e dai meccanismi del suo essere. Ogni scrittore è un filtro di differente calibratura: c'è chi è capace di travasare i vini sanguigni di una realtà disperata e in fiamme e chi riesce a serpeggiare e a districarsi fra gli astri scossi dell'esistenza partendo da un semplice e minuto battito di ciglia.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
È inevitabile, collegandomi alla risposta precedente ed asserendo che credo di far parte della seconda categoria poc'anzi descritta, che quel battito di ciglia debba permeare o aver permeato un minimo anche solo un momento della mia vita. Quindi è altresì inevitabile che ci sia l'intenzione di trasportare una data emozione, da me provata realmente, su quel foglio di carta. Ma la bellezza della scrittura è insita negli occhi del lettore: infatti a seconda di quale paio di iridi scorrano quelle parole, a prescindere da ciò che l'autore tentava di trasmettere, la prospettiva cambierà e, di conseguenza, cambierà l'emozione trasmessa.
La scrittura è l'unica arte in grado, nell'azione, di non avere gradazione.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Me stesso. Sa, ci si perde in quei frangenti e talvolta non si comprende nemmeno in che modo. Se non avessi avuto un protagonista capace di scindere il ruolo interpretato nella storia da quello di diretto narratore, allora credo che l'esito sarebbe stato un grido silente d'ingiustizia al vento e nulla più.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Alla ragazza reale totalmente ignara di ciò che, di lì a poco, sarebbe avvenuto. Colei da cui ogni camelia è stata desunta.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Io credo che l'uomo avrà sempre bisogno di interrogarsi e raccontarsi. Lo ha sempre fatto e sempre lo farà. Ora, è incontrovertibile che il progresso tecnologico lo aiuterà e faciliterà la continuazione di questo inespresso desio; ma, parlando chiaramente, una macchina l'affascinante caos di un disegno improvvisato sopra ad un'equazione durante l'ora di matematica non potrà mai comprenderlo fino in fondo. La stessa umanità, nel suo essere contraddittoria e terribilmente irrazionale, è la ragione imperfetta per cui la perfezione ci si addice tanto. L'ebook? Solo un modo innovativo per farla in barba alla coercizione.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Mi sono imbattuto nell'argomento solo di recente. Approvo, nel mio piccolo, questa nuova prospettiva didattica; tuttavia rimango ancorato alla beltà della fragranza eterea che propina un libro emaciato dalle troppe riletture sul comodino.

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