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16 Apr
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Intervista all'autore - Nicola Maria Cantalupo

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
In realtà la mia decisione è stata quasi del tutto repentina e improvvisa, tutto fuorché "premeditata"... avendo sempre posseduto una predisposizione per la scrittura molto accentuata, fin dall'infanzia, ho creduto che fosse finalmente giunto il momento di esternare, per così dire, tutta una serie di emozioni ed impressioni sul mondo che allora mi circondava.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Più che altro la notte, ma non seguo mai un orario fisso, bensì quasi sempre l'estro del momento.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
In realtà sono due: uno è James Joyce, di cui ho letto tutto, a parte "Finnegan's Wake", quello sinceramente l'ho trovato illeggibile, sarà che ho tentato di leggerlo in lingua originale, chissà... l'altro è senz'altro Louis Ferdinand Cèline, "il più grande scrittore del millennio" secondo Bukowski. ho letto "Morte a Credito", "Viaggio al Termine della Notte" e altri ancora. Non so cosa darei per imparare a scrivere come lui...
 
4. Perché è nata la sua opera?
Sostanzialmente perché in quel dato momento della mia vita soffrivo di un forte disagio psicologico ed esistenziale, e la scrittura mi è parsa un ottimo strumento di autoterapia.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Credo tantissimo... soprattutto quello familiare, a dir la verità. Immagino che molti, sapendo che sono nato e cresciuto a Napoli, si meraviglieranno del fatto che io non scriva in vernacolo. Beh, a me sinceramente la cosa piacerebbe moltissimo, ma il napoletano non è un semplice dialetto, ma una vera e propria lingua a sé, come il Sardo o il Ladino, e adoperarlo per scrivere a mio parere è molto ma molto più difficile di quanto sembri a primo acchito per cui...
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Detesto la letteratura cd. di "evasione" tutta, a prescindere dai generi e dalle tipologie. Punto. Scrivere, scrivere per davvero, almeno per come la vedo io, è sempre "impegno", né potrebbe essere altrimenti.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Moltissimo. Spero che il mio lettore sappia cogliere appieno tutto quanto vi è di autenticamente e genuinamente "mio" in quest'opera.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Non credo, a parte il sottoscritto. Non per una forma di narcisismo, anzi, ma perché al contrario il mio lavoro è connotato da un fortissimo carattere introspettivo.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Sinceramente, nessuno sino ad ora lo aveva letto nella sua interezza, a parte la mia psicologa. Ne sono stato per molto tempo molto geloso (forse, a ripensarci, anche troppo)....
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
No, assolutamente. Il libro resta e resterà sempre essenzialmente un supporto cartaceo, e del resto anch'io non ho mai fatto uso di ebook e affini, non per una sorta di avversione aprioristica alle nuove tecnologie che reputo molto stupida, ma perché credo che si tratti di una moda tutto sommato alla lunga passeggera.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non l'ho mai utilizzata, però debbo ammettere che, diversamente dall'e-book, questo nuovo mezzo rappresenta sicuramente una notevole risorsa ancora tutta da esplorare e sperimentare appieno. È anche un modo di rendere la letteratura facilmente fruibile da parte di chi è affetto da determinati handicap, e su questo ritengo non vi sia certo da discutere.
 
 
 
 
 

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Martedì, 16 Aprile 2019 | di @BookSprint Edizioni

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