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BookSprint Edizioni Blog

22 Mar
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Intervista all'autore - Renato De Rita

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Quando frequentavo il Liceo Scientifico "P. Paleocapa" di Rovigo ero bravo in matematica, fisica, storia e filosofia. Durante la mia vita ho svolto diverse attività sportive dalla pallacanestro, al calcio ed il tennis. Mi sono avventurato anche in un corso di pittura creando quadri che ho coraggiosamente esposto nel mio studio medico. La scrittura è nata come passione qualche anno fa quando ho iniziato a collaborare con il quotidiano La Voce di Rovigo nel quale avevo ed ho ancora uno spazio settimanale: la rubrica "Dialogo mente corpo".
Scrivere è diventato uno spazio sacro per me in cui entro in un altro me stesso. È come aprire una porta ed entrare in un territorio libero ed inesplorato dove spontaneamente in maniera fluida escono i miei pensieri e le mie emozioni. Scrivere è diventato un momento anche di rilassamento dove poter lasciare andare in modo fluido e senza nessuna resistenza le emozioni che abitano dentro di me.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Vivo e lavoro a Rovigo dove svolgo la professione di medico di medicina generale convenzionato con l'Ulss n° 5 Polesana e di psicoterapeuta specializzato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano. Nel libro "Essere eroi: come vivere felici fino a cento anni" con umiltà riporto la mia esperienza quotidiana come psicoterapeuta riportando parole, frasi "chiave" che secondo me sono significative per aprire porte nell'inconscio del paziente e come un filo di Arianna poter uscire dai disagi della vita. Da recenti sondaggi l'Italia è al 47° posto come paese felice. Ai primi posti troviamo l'Australia, la Nuova Zelanda, la Svezia, l'Olanda, ecc. Mi sono chiesto come mai siamo così indietro essendo una nazione così ricca anche di storia che di natura. In questi anni purtroppo sono cresciuti in maniera esponenziale la vendita di psicofarmaci! Abbiamo 5 milioni di depressi, 8 milioni di ansiosi, 2,5 milioni di persone che soffrono di attacchi di panico, ecc. Possiamo fare qualcosa per ritornare ad essere felici? Io credo profondamente di sì. Ho riportato in questa mia opera il viaggio di ognuno di noi come un eroe che in questo viaggio che è la vita cerca di conoscersi e di accettare tutte le parti della sua personalità anche perdonandosi più e più volte. Ognuno è unico in questo universo e la propria missione è quella di far sbocciare la propria unicità, il proprio talento. C'è un capitolo del libro dove come un ponte attingo dagli eroi mitici del passato da Achille, Ettore, Prometeo, Teseo fino all'eroe dei nostri giorni dove con coraggio si è sempre se stessi nonostante tutto. Un altro capitolo che mi è caro del libro è quello dove riporto delle favole che ho scritto quando accompagno mio figlio Lorenzo a dormire e nonostante la sua giovane età abbia una biblioteca di libri mi chiede talvolta di raccontargli una storia inventata. Io nonostante la stanchezza della sera inizio con delle storie un può strampalate sperando che il bambino si addormenti prima ma, devo essere sincero, spesso mi sono stupito di saper inventare delle storie avventurose con un senso profondo e che ho deciso di inserire in questo libro come esempio che nella vita è fondamentale ritagliare uno spazio creativo solo nostro. La copertina mi è particolarmente cara perché c'è mio figlio Lorenzo che è sdraiato sul prato a guardare con occhi sognanti il cielo e le stelle. Sul retro del libro c'è una mia immagine ritagliata da un quadro autoritratto ad olio dipinto da una mia paziente, la signora Giovanna di novant'anni!
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
"Essere eroi: come vivere felici fino a cento anni" è stato un percorso di tre anni nelle cui pagine ho riversato la mia anima, le mie emozioni. Probabilmente è il frutto anche della mia maturità. Questo è il sesto libro pubblicato: nel 2010 "Nonostante tutto... sono felice", nel 2011 "Nonostante tutto... una rosa sboccia", nel 2012 "Il codice dell'amore", nel 2014 "Il cercatore di conchiglie", nel 2016 "La valigia". Scrivere quest'opera è stata per me anche una sfida in cui ci sono stati momenti di pausa, altri momenti invece frenetici dove emergevano come magma mille idee e riflessioni ed io li lasciavo fluire.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Quando scrivo non c'è dentro di me nessun conflitto. Regna la pace e la tranquillità. Come con gli altri libri ogni titolo mi appare ed io non mi oppongo, mi viene suggerito dalla mia Anima. È come se io diventassi spettatore di me stesso e mi conosco dal di dentro spesso stupendomi.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Certamente i classici! Sul mio comodino ho l'Odissea e l'Iliade di Omero oltre i libri di Carl Gustav Jung e sono i testi che porterei con me anche su di un'isola deserta. Perché? Ogni volta che li sfoglio e li leggo rimango incantato da ogni parola, pausa perché mi suscitano dell'emozioni profonde. Sono libri senza tempo e di una saggezza infinita.
 
6. Ebook o cartaceo?
Certamente cartaceo! Non è paragonabile la sensazione quando un libro lo hai fra le tue mani dal profumo della carta al sottolineare con la matita o penna le parole e le frasi più significative che mi hanno coinvolto maggiormente. E poi la sensazione di ammirare una tua libreria oppure vedere ammassati come piramidi i libri negli angoli della tua abitazione significa che la tua esistenza è viva e vissuta. L'ebook è molto utile, innovativo, ma freddo!
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Nel 2008 sono stato due anni ed otto mesi nel carcere di Rovigo. Ma cosa avete capito? Prima che ci sia un fuggi fuggi generale vorrei tranquillizzarvi ... come medico di guardia. In quegli anni avendo nella mia stanza ritagli di tempo ho iniziato a scrivere avendo come ho detto precedentemente una rubrica settimanale su di un quotidiano della mia città. Il mio primo libro pubblicato fu la raccolta di tutti gli articoli che erano usciti sul giornale. Avendoli scritti in carcere volevo intitolare l'opera "Le mie prigioni"!
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Ho tre figli: Chiara Luna di 17 anni, Lorenzo di 6 anni e Nicole di 2 anni. Quindi avendo bambini piccoli il mio augurio ed il mio obiettivo è vivere almeno fino a cento anni! Un augurio anche per i miei pazienti come medico di medicina generale e di psicoterapeuta. La vita è un viaggio e spesso siamo distratti e non siamo presenti a noi stessi istante dopo istante. E spesso ci dimentichiamo le regole più semplici per stare bene ed essere felici. La parola peccato in antica lingua sanscrita significa "dimenticanza" e secondo me il peccato più grande è quello di dimenticarci di noi stessi. Ricomincio da me e la prospettiva vi assicuro è molto affidabile. Dentro di noi c'è una bussola che ci indica la strada.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È una esperienza bellissima ed unica! È come un fiume che nasce come rigagnolo d'acqua e scende per le valli e prende forma fino a sfociare in mare dove ti tuffi nell'immenso!
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
La prima persona che ha letto il mio libro è stata mia moglie Paola, che devo ringraziare infinitamente anche per il fatto che mi sopporta ed è una mamma stupenda ed attenta nei riguardi dei nostri due bambini Lorenzo di sei anni e Nicole di due anni.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
La vita è anche innovazione e progresso anche se personalmente sono ancorato al vecchio libro cartaceo. Però l'importante è che tutti riprendano a leggere. Ritagliare un po’ del proprio tempo e farsi rapire da un libro è magico e puoi trasformare la tua vita in magia! Provaci...
 
 
 
 
 

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Venerdì, 22 Marzo 2019 | di @BookSprint Edizioni

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