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02 Feb
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Intervista all'autore - Salvatore Di Concilio

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Salerno dove vivo da sempre con la mia famiglia rappresentata da moglie e tre figli. Mi sono laureato in biologia ma ho sempre insegnato fino al momento della pensione. Già da piccolo avevo una grande passione per la storia che successivamente ho travasato nella mia professione per rendere più emozionante lo studio delle scienze e per fare comprendere che la cultura è una sola, senza divisioni anacronistiche.
Per questo motivo ho scritto negli anni molti saggi di storia della scienza, per fissare sulla carta ciò che insegnavo ai miei alunni, pubblicandoli in riviste scolastiche e didattiche. Per un maggiore respiro della narrazione sono passato ad ampliare la loro stesura e a divulgarli solo a una platea di amici e parenti. Da poco ho deciso di tentare una pubblicazione presso le case editrici perché ritengo che oggi sia indispensabile stimolare la gente a riflettere su temi scientifici che coinvolgono la sfera intellettuale ed etica delle persone.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non sono molto abitudinario per cui non ho orari precisi, escludendo dallo scrivere solo le ore della mattina, per una innata indolenza. Spesso mi impegno subito dopo pranzo per due o tre ore, alternando scrittura e lettura, ma se non sono riuscito a completare un argomento ci ritorno sopra anche a tardissima ora.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Ce ne sono tanti di autori indimenticabili, fra tutti la mia scelta cade su Primo Levi nelle cui opere ciclicamente mi immergo per trovare risposte agli interrogativi morali che si poneva durante gli anni della prigionia e anche in seguito, quando è tornato alla vita civile. Sono nato per fortuna in un periodo di pace, ponendomi sempre la domanda su come fosse stato possibile per il mondo precipitare nell'inferno della guerra e, ancora più, nella folle insensatezza dell'olocausto. Levi, per la sua vicenda personale, ha continuato a interrogarsi sui temi etici e sui comportamenti morali, dando delle risposte che ci devono riguardare affinché non si ritorni agli incubi del passato. Purtroppo, non penso che le future generazioni saranno al riparo da questo rischio.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Al di là delle ragioni professionali che ho raccontato, la scrittura ha rappresentato per me uno sfogo e una realizzazione che non ha paragoni con altre attività. È stata il mio hobby, ha riempito le mie ore e giornate di letizia, mi ha spinto continuamente ad avere curiosità, a pormi domande e a cercare risposte, a tentare di fondere il contenuto con la forma. Quando mi sono avvicinato a raggiungere questi obiettivi prorompeva da dentro il petto una gioia assoluta, vivevo momenti di perfetta armonia, che nessuna delle contrarietà e degli affanni della vita potevano cancellare. Per questo non ho avuto a lungo nessun desiderio di rendere pubblico ciò che scrivevo, avevo già raggiunto il mio traguardo di felicità.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Sono nato subito nel dopoguerra quando l'Italia era molto diversa da oggi. Le privazioni materiali erano tante ma in tutti i giovani aleggiava un ottimismo sul futuro. Per questo ho prediletto le letture e i film che hanno raccontato quegli anni quando la speranza faceva aggio sulla ristrettezza economica, ponendomi domande che per essere soddisfatte ho cercato nella storia di tutti i tempi e di tutti i paesi. Ho compreso che per comprendere bisogna studiare, farsi una cultura, forse per questo ho passato tutta la mia vita nelle istituzioni scolastiche, dall'asilo alla fine dell'insegnamento.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per la mia formazione preferisco cercare di capire la realtà, di approfondirne i problemi, di vederne le realizzazioni, di immaginare i suoi sviluppi soprattutto nel sociale e nelle scienze della vita. Penso che siamo entrati in un'epoca che si svilupperà lontano da tutto quanto abbiamo vissuto fino ad adesso, che ci imporrà modi di pensiero e di comportamenti che nessuno avrebbe mai supposto. Della realtà con i miei saggi ho tentato di mettere in evidenza come la scienza e la società si incontrano e, talvolta, si scontrano e come stia cambiando la percezione dello sviluppo scientifico che da promessa di felicità, che era nel passato recente, stia diventando visione distopica.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
C'è la passione per il mondo scientifico e, più in particolare, per quello vivente che mi incanta con le sue meraviglie che non finiscono mai di stupirmi. C'è il mio desiderio di diventare scienziato, al quale mi sono avvicinato con i miei studi universitari, anche se la vita poi mi ha portato da un'altra parte. C'è la mia necessità di esplorare ciò che non conosco e di pormi delle domande e di cercare delle risposte, con quello spirito che Dante metteva in petto a Ulisse come figura dell'eterno umano.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sì ma non è una persona vicina a me, si tratta di un biologo e divulgatore americano, Steven J. Gould, che con le sue numerosissime opere mi ha dato una continua spinta a scrivere nel suo segno, pur nella mia minuscola capacità rispetto a quella del suo genio che mi ha fatto da guida con il segno straordinario della sua bravura, della sua cultura e della sua umanità. Purtroppo, Gould è mancato nel 2002 ma i suoi libri occupano nella mia biblioteca e nella mia testa il posto d'onore.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Per le modalità che ho spiegato del percorso seguito come autore di saggi la mia famiglia allargata è stata la prima a leggere quanto avevo appena finito di scrivere, ricevendone in cambio apprezzamento e utili consigli per spingermi sulla strada di un maggiore impegno nella divulgazione.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non credo, la carta ha un fascino che nessuna forma digitale potrà eguagliare. Le due entità cammineranno insieme perché l'una e l'altra hanno compiti, finalità, lettori diversi che potranno convivere senza problemi.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Anche questa modalità d'uso può occupare una nicchia di appassionati che servirà a espandere il pubblico dei lettori (?) che per altri motivi non poteva avvicinarsi al fruscio della carta stampata.
 

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Sabato, 02 Febbraio 2019 | di @BookSprint Edizioni

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