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BookSprint Edizioni Blog

18 Dic
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Intervista all'autore - Sara Castelli

 1. Parliamo un po’ di lei, dove è nata e cresciuta?
 La mia carta d’identità  documenta che sono  nata  a Milazzo,  una splendida cittadina  baciata dal mare, ma onestamente mi sento più “figlia” della Lupa romana.  Sono stata allevata  dalla nonna materna. Alla sua morte mi ha preso in carico  una zia, che avendo  cinque, figli ha dovuto  sfamare sei bocche compresa la mia.

 2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?  
  “Il  bambino che imparò a colorare il mondo”  di Nicholas Spark. I simboli e le metafore  tramandati dagli indiani d’ America sono   illuminanti  a sfondo psicologico,  aiutano a dare un senso alla vita,  a  superare il dolore.


  3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo, a favore dell’ebook? 
Considero il libro  un  organismo vivente, i filamenti di  cellulosa  delle sue pagine, memorizzano   l’emozione di chi  lo ha scritto e accresce sentimenti inediti in chi lo  legge. Penso comunque, alle  molte persone   che viaggiano   per lavoro o  diporto,  sapendo di poter leggere i loro libri preferiti  sullo Smart- Phone,  riescono a minimizzare il peso dei loro bagagli.  La scelta  dell’ebook è intelligente,  ma è tutt’altra cosa, pensare di  sostituire  la lettura  del cartaceo.

4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Per me è stato  frutto di varie circostanze con  un  solo filo conduttore.  Sulla spiaggia del tirreno scrivevo frasi  sui sassi, e dopo averli  lanciati  in mare fantasticavo che  il messaggio lo recuperasse un sub, ma  non uno a caso:—  un uomo con la barba bianca  che   identificavo  nell’eroe che veniva a salvarmi.  Analizzando anni dopo   quella  visione, sembra chiaro che ad istigarmi fosse l’inconscio: pretendeva che  guardassi da vicino   l’oscurità degli abissi in cui mi trovavo. Appena  sedicenne imparai a dattilografare. Spingevo i tasti neri di una bella e lucida Olivetti per scrivere  ai clienti dello studio che  erano in attesa di  avere esiti,  inerenti a questioni legali. Da  grande, approdai in   una Tv locale, dove, oltre a   prestare la voce per alcune pubblicità, “cacciavo”  ogni giorno  notizie  da mettere nel palinsesto del telegiornale.  Telefonavo in questura per avere   scoop  su  eventuali  blitz e,  rilevavo dagli ospedali  incidenti  con morti e feriti  per completare la cronaca. Durante la conversazione con l’operatore  al  centralino  annotavo  in   fretta  con la biro, dopodiché, facevo riassuntini in bella copia da sottoporre al direttore…

5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Prima che  “La zingara e la clessidra” venisse alla luce  come romanzo, ha trascorso un periodo di incubazione come  diario scompaginato.  A metà degli anni novanta altalenavo tra uno stato di bulimia e anoressia. Ero ancorata  sul filo di un affilatissimo rasoio quando mi decisi  a chiedere   aiuto allo specialista. In breve tempo, gli strati sottostanti della punta dell’iceberg, mostrarono il groviglio di  eventi traumatici. Attraverso l’analisi portai  in luce il mio  stato di  orfana  con   genitori viventi.  Il meccanismo  lesivo che mi aveva condotta   verso un  marito violento e non solo…  La necessità  di mettere distanza con i ricordi dolorosi, ha guidato il mio esilio in città  d’arte come Roma, Venezia e Siracusa, ma non sono riuscita ancora a mettere radici. Il termine zingara, me lo hanno affibbiato alcuni consanguinei, ma io vivo l’esperienza viaggiante come una meditazione dinamica, che ho chiamato “camminamento dello spirito”.

 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
In primis il messaggio è rivolto ai  genitori. Sono loro responsabili dei comportamenti di un figlio/a. Tirare calci alle porte, mancare di rispetto ai propri simili  e agli stessi genitori, non si deve  giustificare. Omettendo la gravità di tali comportamenti  si lascia  passare un messaggio sbagliato. Il rifiuto  allo  studio, gli  scatti d’ira, l’atteggiamento di prepotenza  sono  campanelli d’allarme, denotano che  risiede all’origine  un malessere da attenzionare con urgenza. Atteggiamenti  identici  sono noti  agli insegnanti fin dalla scuola primaria. Il bambino che sputa sullo zainetto del compagno, quello che si morde le mani fino a farle sanguinare, sono solo due esempi  di una  lunga lista. Qualora ci siano le condizioni, per stabilire un dialogo con la famiglia, bisogna far rete, diversamente bisognerà chiedere interventi  alle sedi di competenza. A onor del vero va precisato che alcuni interventi,  necessitano di essere  “personalizzati” con   l’obiettivo  di  condurre l’adolescente in un percorso di riabilitazione psicologica e integrata, includendo la famiglia di  appartenenza.   

7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo, o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Francamente non sono certa di averne preso coscienza… Anelare al sogno che si realizza  dev’essere bellissimo, ma in attesa di poterlo sperimentare, aspiro al desiderio di  non commettere  errori per il futuro, sto ancora dipanando  quelli del passato.   

8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Eviscerare  il dramma di una famiglia disfunzionale  non è stato facile, ma io amo “La zingara e la clessidra”  in ogni sua pagina. Mettendosi in gioco, la protagonista ha dimostrato grande coraggio.
Itinerante allo stesso modo  di  una zingara, ho affidato il percorso al mio intuito. Paesaggi e contesti  diversi, hanno fatto sì  che prendessi   appunti  in ogni dove, mai alla scrivania!  -Il  deja-vù scaturito ai piedi dello Stromboli durante l’ipnosi, l’ho scritto a bordo dell’aliscafo che mi riconduceva sulla terraferma.-  Alle sette del mattino, il colonnato del Bernini  che circonda  Piazza  San Pietro  ha  sempre una prospettiva inedita. I  piccioni  beccavano  le  briciole di un biscotto che Stefano, l’amico clochard  sbriciolava  per loro. Osservando la scena, con il pianto in gola  pensai al paradosso:— i più deboli trovano  la forza di  accudire la vita  del creato, ed io, non lo sapevo ancora fare. La sacralità di quel momento è parte  del mio percorso di trasformazione.  Imparai a   diluire rancori e umori .- Al ritorno dalla Spagna, in aereo ho trasferito su carta l’emozione provata davanti ai   mosaici di Antoni Gaudì. Quel viaggio, fatto in compagnia di mio figlio, ha segnato l’inizio di una fase nuova, ci eravamo guardati negli occhi per interrogarci, era tutto passato…? -  Ricco e  creativo il giorno trascorso nel salotto del barocco siciliano. In occasione della spettacolare infiorata di Noto, avevamo  attrezzato con Emi  la bancarella con oggetti vintage. Abbiamo venduto poco, ma io ho scritto tanto, mentre lei, ripassava i suoi  appunti per gli esami da sommelier…-   Come queste, altre pagine suscitano in me, una forte sospensione emotiva, ancora oggi.

 9.  Ha mai pensato durante la stesura del libro di non portarlo a termine?
 “La zingara e la clessidra”  è  parte di un diario  incompiuto.  Invertendo i poli della clessidra, eventi del passato ritornano e meritano di essere decodificati.  A presto la seconda stesura…    

10.  Il suo autore del passato preferito?
 La francese Anais Nin,  lo scrittore  Ernest Hemingway  e molti altri che ho citato nel libro.

11. Cosa ne pensa  della nuova frontiera rappresentata dall’audio libro?
Tutto il bene possibile.  Ho visitato l’Istituto dei ciechi a Milano, dove ho fatto un’esperienza  sensoriale bellissima.  Dalla voce della guida ipovedente, ho saputo che svolgono decine di attività, tra le quali, anche immersioni subacquee.  Avvantaggiati dalle registrazioni  audio, molti di loro fanno teatro, imparando i copioni a memoria dalla voce che legge i testi. L’audio libro, permette  di arricchire l’interesse verso la cultura personale, e non solo quella accademica.

 

 

 

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Venerdì, 24 Settembre 2021 | di @BookSprint Edizioni

2 COMMENTI

  • Link al commento Agata Bonanno inviato da Agata Bonanno

    Desidero esprimere sinceri complimenti all'Autrice Sara Castelli per la delicatezza dei temi trattati nel suo libro, arricchiti dalla bellezza dei luoghi descritti.
    Agata Bonanno

    Venerdì, 05 Aprile 2019 20:10
  • Link al commento Emanuela inviato da Emanuela

    Anche se il libro racconta di violenza e solitudine, emana un senso di libertà e fiducia.
    La zingara, protagonista del "camminamento" è un libro che mi è molto piaciuto e mi ha coinvolto portandomi tra le bellezze naturali delle isole Eolie.

    Mercoledì, 20 Febbraio 2019 16:03

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