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BookSprint Edizioni Blog

05 Dic
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Intervista all'autore - Serena Marletta

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Ho vissuto tutta la mia vita a Roma, ma viaggiavo spesso per andare in Sicilia, mia terra d'origine. La mia passione per la scrittura è nata quando ero piccola, forse avrò avuto otto o nove anni, e in quel periodo già scrivevo le mie prime storie sul computer dei miei genitori. Semplicemente scrivevo racconti inventati dal nulla e spesso li facevo leggere ai miei compagni di scuola. Erano storie poco elaborate ovviamente, ma comunque le trovavo geniali.
Pensate che la mia prima storia in assoluto parlava di un alieno che vuole conquistare il mondo, ma che si infatua di una ragazza terrestre e quindi non ha più intenzione di perseguire il suo obiettivo. Un vero e proprio Twilight ancora prima della saga di Twilight.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Sicuramente di sera tardi, quando la giornata è finita e davanti a te hai solo una tazza di latte o un caffè caldo. Sono quei momenti in cui stacchi dallo stress della giornata e ti dedichi solo a te stessa, prima di andare a dormire.
C'è chi legge la favola della buonanotte e chi, come me, non le legge ma le scrive.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Tra uno Stephen King e una Licia Troisi metterei di sicuro uno degli autori che ho amato all'infinito: Mathias Malzieu.
Il suo stile è surreale e completamente astratto, ma le sue storie toccano argomenti pesanti, cruenti ed allo stesso tempo reali con l'uso di metafore assurde e collegamenti illogici. È uno stile che ho amato solo grazie a lui e ad un suo libro in particolare: “La meccanica del cuore”.
 
4. Perché è nata la sua opera?
È nata puramente per gioco, mischiando tutti i generi che adoravo e che continuo ad amare tutt'ora, dal paranormale al gotico, dallo storico al thriller.
Ho miscelato il tutto e la mia contorta mente ha elaborato questo, un piccolo disastro di intrecci ed eventi che si evolvono in altri disastri. È un'opera che non arriverà a tutti, ma che spero arrivi ai giovani, come me alla fine, che non si sentono in grado di dire la loro e di decidere il proprio futuro, ma soprattutto a chi ha problemi con il proprio passato. I giovani come me.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Forse quasi per nulla. Semplicemente ho sempre amato leggere fin da bambina ed essendo figlia unica a casa spesso mi tenevo compagnia leggendo, così mi sono fatta una cultura su molti generi e sono arrivata ad amarli tutti, nessuno escluso. Ho sempre amato le storie di fantasmi e le storie dei Re in particolare ed ho preso questi due elementi per poi unirli insieme. È stato un gioco per me, uno svago che poi ho deciso di mettere in gioco.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è vedere la realtà dagli occhi della mente. È qualcosa che va oltre la fisicità e l'estetica, poiché tocca la vera essenza delle cose. Ogni autore è in grado di aggiungere quello che vuole in una pagina di un racconto ed è lì che sta il bello. Non si hanno più limiti logici, ma il tuo limite è la fantasia.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Di me c'è praticamente tutto, partendo dai nomi dei personaggi. La protagonista ha il mio secondo nome e molti altri hanno il nome di miei parenti o amici stretti, con caratteristiche fisiche e caratteriali analoghi.
Partendo da alcuni miei conoscenti ho costruito i personaggi dei fantasmi e dei vari nobili e cittadini, poi ho unito il tutto per far filare gli intrecci, e voilà... La mia vita è dentro il mio stesso libro. Ovvio, con meno fantasmi e nobili di mezzo ahahah.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Penso che sia uno dei tanti casi in cui posso dire che nessuno mi abbia aiutata o influenzata in alcun modo durante la stesura. Sono state tutte idee frutto della mia fervida immaginazione di una quindicenne annoiata che cerca qualcosa in più dalla realtà. Non c'è una persona a cui devo qualcosa, semplicemente lo devo a me stessa e questo è quasi sottovalutato al giorno d'oggi. Sono io, io e una storia. Scritta alle due di notte di una serie di serate di noia. E guardate dove sono ora.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Credeteci o no, nessuno ha letto il mio romanzo.
Ho deciso che lo leggeranno una volta finito e nessuno prima di ciò potrà sapere cosa contiene. Mia madre non sapeva nemmeno il titolo!
Ho voluto che questa storia sia una piacevole sorpresa, o una sorprendente delusione... Insomma, lo vedrete voi!
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Penso che sia uno degli interrogativi più deludenti che ci poniamo in questi tempi. Siamo davvero arrivati a leggere da un "coso elettronico"? E dove sta il piacere dell'orrore di un libro, della sua carta stampata e dello scorrere le dita su una copertina?! Ahimè l'ebook è diventato parte di qualcosa che andrà a crescere ed io posso solo seguire l'onda, ma è un futuro che non approvo e considero uno spreco.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non ho molto da dire sull'argomento, poiché non conosco granché a tal proposito. Posso solo dire: andate in libreria!
 

 

 

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Mercoledì, 05 Dicembre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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