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BookSprint Edizioni Blog

21 Apr
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Intervista all'autore - Alfonso Buonocore

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Premetto che faccio il cuoco di professione. Adoro la cucina, i viaggi e la natura.
Ho profonde origini campane in quanto mio padre fu il primo della famiglia a trasferirsi a Roma, dove io sono nato. Ho sempre vissuto nella stessa via (per meglio dire: non ho mai cambiato residenza) e questo mi ha portato ad un forte attaccamento alla città che mi ha cresciuto, senza mai pero scordare la provenienza del mio sangue. Ho intrapreso tanti viaggi in adolescenza, quasi tutti per svago o bisogno; all'età di 22 anni ho deciso di partire in cerca di fortuna per l'Australia, dove ho vissuto per quasi 2 anni lavorando come chef; dopo ho lavorato un periodo di 6 mesi a Singapore, e dopo ancora una breve sosta in Francia e poi Belgio.
Non mi reputo un vero e proprio scrittore, in quanto io credo che per poter essere definito tale io debba avere una solida base di studi dietro (la mia professione riguarda tutt’altro). Il mio scrivere si collega al mio unico bisogno di indagare me stesso tramite pensieri inconsci riportati su carta.
Ho iniziato a scrivere le prime poesie in terzo liceo, quando studiavamo Dante e la sua donna angelo; io avevo trovato la mia, e proprio in quel periodo ci fu in me un’esplosione spirituale che mi ha reso quello che sono: una persona molto riflessiva, sensibile e spirituale appunto.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Quasi sempre la notte. E non lo dico perché di giorno non ho tempo (anche quando non lavoro e ho tempo libero, il giorno risulta troppo caotico per concentrarsi spiritualmente). A me piace scrivere quando il mondo intorno a me dorme, quando i pensieri delle persone sono meno rumorosi e quelli miei possono meglio vagare in cerca delle parole giuste.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Di sicuro uno solo in particolare non riesco a trovarlo. Nella lettura come nella musica (il termine di paragone che reputo più appropriato) sono attratto dalle singole opere e non dagli autori. Ovvio che alcuni autori mi affascinano più di altri (per rispondere alla domanda: Philip Pulman e J. R. R. Tolkien) ma io credo di essere più legato ai singoli prodotti che all'artefice di essi, poiché sono propriamente loro a farci vibrare l'anima.
 
4. Perché è nata la sua opera?
La storia che mi ha portato a comporre il libro è curiosa e singolare.
Per molto tempo ho scritto poesie senza datarle o analizzarle e se avessi continuato così non avrei mai pubblicato il mio libro.
Un giorno (più o meno quando avevo scritto metà delle poesie che compongono il libro), ascoltando una canzone del mio cd della macchina (unico, nel senso che ho masterizzato un solo cd-mp3 in tutta la mia vita) mi resi conto che il titolo della canzone che stavo sentendo aveva un legame con la tematica che affrontavo nella poesia che proprio in quel momento stavo scrivendo, così decisi di mettere come titolo della poesia proprio quello della canzone. Nei giorni seguenti decisi di idealizzare quel mese di vita che avevo vissuto nel singolo titolo di quella canzone, e così facendo mi resi conto che ogni mese (prima o dopo quella traccia) poteva a sua volta essere idealizzato in un concetto riconducibile al titolo di una canzone del mio cd.
In quel periodo decisi allora di trovare uno schema alle mie poesie, e capii che questo schema era banalmente indivisibile da quello delle canzoni che avevano accompagnato la mia vita e che erano in quel cd a cui sono tuttora immensamente legato.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La mia formazione letteraria si ferma a quella del liceo, in quanto la vita mi ha portato a fare tutt’altro in seguito.
Avendo pubblicato un libro di poesie posso dire quello che mi ha arricchito spiritualmente e gli studi autonomi che ho intrapreso nel tempo libero su altre materie di cui tratta il mio libro.
Non voglio scendere nei dettagli, ma posso dire che ho viaggiato tanto e sono stato a contatto con diverse culture, e questo mi ha arricchito su tutti i punti di vista. Durante i miei viaggi mi sono posto domande esistenziali cercando di rispondermi autonomamente; un po’ la curiosità e un po’ la voglia di trovare teorie simili mi hanno portato a informarmi a lungo in materie di filosofia, esistenzialismo, concetti di realtà e accenni di alcune teorie di fisica quantistica, nonché varie teorie legate all'Universo.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Credo sia la domanda che mi ha messo più in difficoltà.
Nell'introduzione del libro scrivo di non voler scendere nelle indagini che dovrebbero determinare il concetto di realtà, ma in effetti non voglio farlo in prosa, perché lo faccio nelle poesie. Ho un concetto tutto mio sulla realtà, ma se per il termine relata intendiamo la realtà "da vocabolario" allora credo che il mio scrivere sia un raccontarla e non un evadere da essa.
Non sento comunque di aver risposto a pieno o per meglio dire sento di aver dato questo risposta comandato da leggi che mi hanno spinto a rispondere così.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Anche qua la risposta mi risulta complicata.
Ovviamente in ogni poesia c'è una parte di me, non sempre tutto me stesso.
Il fatto che abbia usato diversi pseudonimi per individuare diverse parti del mio essere mi porta a rispondere questo.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Io credo di no. Non mi reputo una persona egoista o egocentrica, ma non trovo effettivamente una persona senza la quale non avrei potuto comporre questo libro. Devo comunque ringraziare mia sorella e mia zia per avermi aiutato a rendere l'opera più fruibile durante il periodo delle ultime rivisitazioni.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia madre.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Io ne posseggo uno e devo dire che mi risulta utilissimo. Infatti viaggio molto e non sempre posso portarmi dietro più di un libro. La soluzione è arrivata con l'ebook.
Devo pero dire che il piacere di sfogliare le pagine non potrà mai essere sostituito, quindi, se posso, leggo un libro cartaceo perché lo preferisco.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sicuramente una grande invenzione.
 

 

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Sabato, 21 Aprile 2018 | di @BookSprint Edizioni

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