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13 Apr
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Intervista all'autore - Martina Salfi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono una ragazza alle prese con l'ultimo anno di Liceo Grafica a Pescara, vengo dall'Aquila e, purtroppo, dopo il terremoto, mi sono trasferita con la famiglia a Roseto degli Abruzzi. Ma L'Aquila è una città che mi mancherà sempre, un pezzo di cuore, una parte bellissima della mia vita.

Non ho deciso di diventare scrittrice, penso che certe cose le hai dentro, la scrittura è il mio dono, e le vicende dopo la notte del 6 Aprile, hanno tirato fuori la mia vera natura.

 

2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento, quando lo sento scrivo, può essere all'alba o la mattina o persino quando mi sveglio in piena notte senza un motivo preciso


 

3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Valentina d'Urbano, una scrittrice che ammiro moltissimo.


 

4. Perché è nata la sua opera?
È nata dopo aver toccato il fondo. Sai la frase: “Vivere per scrivere o scrivere per vivere” ? Ho preso coscienza che poteva tramutarsi in libro soltanto due anni dopo, quando già avevo scritto anche un secondo libro.


 

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo, quest'epoca mi ha segnata profondamente ma mi ha anche insegnato a sorridere nonostante tutto, nonostante noi stessi per primi. Perché indietro non si può tornare e certe cose segnano per sempre. Ma non per questo bisogna rimpiangere di non essere nati negli anni '80, '90 quando tutto era più bello, quando non c'erano telefonini e i ragazzi ti portavano rose e lettere, perché i problemi ci sono, e dietro l'angolo, quando sei tranquillo e sereno e non te lo aspetti. E la bellezza è ovunque basta solo saper coglierla.


 

6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
È un po' tutti e due. Di certo la scrittura mi ha salvato molte volte quando non c'era nessuno pronto a farlo. Scrivere è l'assenza di qualcosa, quello che ci manca, che vorremmo avere e in un modo o nell'altro non abbiamo più o non abbiamo ancora.


 

7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Ci ho messo tutta me stessa in quelle pagine, e potrà anche essere giudicato quel libro, ma in quelle pagine ci sono io, le mie lacrime, l'amore, c'è un respiro di sollievo che dura una vita. C'è una battaglia che non ho vinto ma di cui porto addosso i segni con fierezza. Perché senza quei segni non sarei io. Perché le cicatrici e le ferite servono a farci capire chi siamo.


 

8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Un ragazzo in particolare. Lo ringrazio.


 

9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia madre, a lei devo tutto.


 

10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
I libri sono belli perché puoi toccarli, puoi sentirne il profumo di antico, puoi sfogliare le pagine o aprirne una a caso, puoi portarli con te quando il telefono è scarico, puoi piangerci e ritrovare quella macchiolina di lacrime su una parola, puoi stringerli a te come un peluche. Con un libro puoi farci l'amore. L'ebook per quanto possa essere comodo, priva di tutte queste cose.


 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È un’ottima alternativa per chi vuole ascoltare, con gli occhi chiusi, durante un tragitto in tram o a casa, o anche per compagnia. Un’alternativa alla TV, alla musica e al casino che abbiamo dentro.


 

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Venerdì, 13 Aprile 2018 | di @BookSprint Edizioni

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