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BookSprint Edizioni Blog

23 Mar
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Intervista all'autore - Agostino Terranova

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere è uno degli strumenti che ho, di cui dispongo, disponiamo, per esprimerci, per portare "fuori" ciò che risiede "dentro".

Caratteristica condivisa con ogni forma d’arte: la musica, la pittura, la scultura, e via dicendo.
La parola scritta mi permette di raccontare in modo più intimo di quanto non riesca a fare con la parola orale.
Ho la sensazione, sì, forse si tratta solo di una sensazione, di raggiungere una "pulizia" di pensiero diversa, più appagante, più onesta.
Quando scrivo sono solo con me stesso, realmente.
Non c'è nessun interlocutore reale ma solo personaggi della mia fantasia con i quali dialogo schiettamente.
A volte chiedo loro cosa vogliono dire, a volte restano in silenzio come se non volessero andare da nessuna parte, come certi muli che non vogliono camminare.
Le emozioni che provo?
Tutte, indistintamente, quelle a me note, a cui so’ dare un nome e, in aggiunta, le "altre", quelle nuove che non conoscendo, non so chiamare.
Per me non ha nessuna importanza dare un nome alle emozioni, è importante darmi la possibilità di viverle e la scrittura rappresenta una di queste possibilità.

 

2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Credo che chiunque scrive qualcosa, scrive di sé. Ciò che varia, semmai, è quanto di sé.

Qualche volta in modo riconoscibile, qualche volta meno.
Nella scrittura le mie vite, quella reale e quella non reale, si fondono creando una nuova dimensione, una nuova realtà.
A volte, mi capita di vivere quella strana sensazione che si vive al risveglio da certi sogni particolarmente realistici, in cui abbiamo bisogno di qualche minuto, in alcuni casi addirittura di compiere un’azione, per capire che siamo usciti dal mondo onirico e siamo rientrati in quello reale.
Il fondersi delle due realtà è uno dei motivi per cui scrivo.

 

3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
I limiti.

Esistono non possiamo nascondere questa evidenza.
Il punto è: come li concepiamo.
Alcuni sono fatti per contenere, è ovvio.
I più sono fatti per essere superati e per farlo è fondamentale credere in sé stessi, ascoltarsi.
Ascoltare, una caratteristica che deve essere costantemente allenata altrimenti si finisce per darla per scontata e non lo è affatto.
Questo ha significato scrivere questo racconto per me.
Il mio modo di esercitare l'ascolto.
Verso me stesso, in primis, per dare voce ai personaggi.
Verso l'esterno, per dare voce a me stesso.

 

4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Combattuta?

No.
In realtà non ci ho mai pensato per tutto il tempo in cui l'ho scritto.
Quando ho scritto la frase, ho capito, sentito, che quello sarebbe stato il titolo del libro.

 

5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Impossibile rispondere, onestamente.

Ma visto che la domanda è fatta, cercherò di rispondere sapendo già che mi scontenterò subito dopo la pubblicazione dell'intervista.
Vorrei uno, tra i tanti, dei libri che non ho letto e nessuno di quelli letti.
Il motivo?
Perché tra qualcosa che conosco e qualcosa che non conosco, la mia curiosità mi porta a scegliere sempre ciò che non conosco.
Qualcosa che ho letto, se mi ha colpito, probabilmente sarò in grado di ricordarlo.
Non posso ricordare ciò che non so.
Per gli scrittori ci vorrebbe un bell'isolotto ma se si trattasse di un lembo di terra per soli due esseri umani, direi Aldous Huxley.

 

6. Ebook o cartaceo?
Lo ammetto.

Non ho guardato di buon occhio gli ebook per molto tempo.
Ma sono le circostanze che ci fanno capire o apprezzare un oggetto spesso sino ad allora non considerato.
Così, sono sempre stato un fan della carta, delle pagine che si sfogliano e fanno rumore.
Poi ho cominciato a viaggiare, a trascorrere molto tempo sui mezzi pubblici e ecco la scoperta.
La comodità è fuori discussione.
Provate a leggere un libro come L'Idiota di Fëdor Dostoevskij in metropolitana a Roma alle otto del mattino.
Sfido chiunque a non cambiare idea.
A casa non c'è partita.
La carta vince.

 

7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Credo di aver iniziato un "viaggio", da tempo, verso una destinazione ignota.

Se poi questo viaggio diventerà una carriera non sono certo io a poterlo dire ma saranno gli eventi che seguiranno il viaggio.
Ho scelto di scrivere non pensando ad una possibile carriera, ad un possibile “lavoro” quindi mi sento di poter dire che, in realtà, non ho affatto deciso in tal senso.
Insomma, parlerei di qualcosa più vicino all’esigenza che non alla scelta.
Se c’è un’esigenza, la scelta diventa quasi obbligata.

 

8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Dalla volontà, in qualche modo, di fissare eventi, emozioni per tornare alla prima domanda.

E un po' quello che accade quando si scatta una fotografia.
Vogliamo trattenere un’emozione, cercare di intrappolarla lì dentro con la speranza che si ripresenti ogni volta che guardiamo la foto.

 

9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È un misto di sensazioni.

La soddisfazione viaggia con la gratitudine.
Il senso di aver compiuto qualcosa, di averla creata dal nulla.
La realizzazione sostituisce l'abito della speranza.
Il sottile piacere che c'è nel sapersi apprezzati, nel sapere che altri hanno trovato interesse per "qualcosa" di tuo anche se, in fin dei conti, si scrive sempre prima per sé stessi.
Almeno per me è così.

 

10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
La mia compagna, Marzia , che ancora una volta ringrazio per il suo contributo.


 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Si tratta di una frontiera importante, porta con sé molto più di quanto non riusciamo a percepire.

Penso al radiodramma, per esempio, che ha più di cento anni di vita.
Ha fatto sognare milioni di persone che non avevano la possibilità di leggere un libro per analfabetismo o per povertà.
Ha dato accesso alle informazioni, alle notizie a chi sembrava non potesse averne rendendo partecipi gli uomini di eventi che altrimenti non avrebbero conosciuto.
Ha contribuito alla diffusione della storia, degli eventi del ventesimo secolo.
Il secolo che ha vissuto la più grande trasformazione sociale mai avvenuta nell'arco di soli cento anni.
Un secolo in cui si è passati dai viaggi in cavallo a quelli in aereo.
Penso ai non vedenti e ciò che ha significato per loro. Un po’ come il colore per la televisione.
Ma più che a una frontiera, che demarca un confine, mi piace pensarlo come il sentiero tra le montagne che quel confine attraversa, supera, per portarti "altrove".

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Venerdì, 23 Marzo 2018 | di @BookSprint Edizioni

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