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BookSprint Edizioni Blog

29 Dic
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Intervista all'autore - Laura Gigante

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nata a Napoli, nel quartiere "bene" di Posillipo, da mamma nobile e papà contadino. Mio padre in realtà, laureato in fisica, possedeva un'intelligenza emotiva, per cui adorava la musica: ha imparato da solo a suonare la chitarra ed il violino, da solo ha imparato anche a praticare molti sport. Erano una coppia molto unita e felice. Nonostante la serenità della famiglia, io ero incline alla solitudine, all'introspezione, ed ero molto curiosa, in generale. A soli sette anni, mentre i miei coetanei giocavano a palla e nascondino, io stavo a casa e scrivevo. Scrivevo di principesse, cavalieri, castelli incantati, streghe cattivissime, incantesimi, avventure di eroi ed eroine straordinarie. Mia nonna con la quale trascorrevo molto tempo libero esordiva col suo accento marchigiano" Nun ce è posso crede che l'hai scritte te!" e correva a prepararmi pan, olio e pomodoro una delizia naturale che purtroppo i bambini di oggi non conoscono, preferendo schifezze industriali dal sapore nauseante.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Direi che, come avviene con la lettura, non esiste un momento preciso . Al principio mi avvicino sospettosa alla tastiera, dopo, quando i personaggi prendono forma, cominciano ad agire, le loro gioie i loro dolori mi coinvolgono completamente. Divento loro prigioniera, e l'immersione è quasi totale. Ho lavorato anche a teatro dove invece avviene il contrario, perché , in qualche modo, sei passiva, uno strumento che dà corpo e voce ad un personaggio, ma l'adesione è ugualmente totale... Ti accade poi di rifiutare di vedere porcherie in tv, di frequentare solo gente dell'ambiente, e soprattutto repelli la banalità. Scrivendo sei solo, ma sei il creatore della realtà che ti circonda… E' comunque un'esperienza straordinaria!




3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Mamma mia, che domandona!!!! Ci sono tanti bravi scrittori contemporanei, per molto tempo ho preferito leggere i romanzi di Milan Kundera, ma confesso che il mio scrittore preferito è ed è stato Andrea De Carlo. E' un acutissimo osservatore della natura umana, e quale viaggio è più straordinario se non quello dentro sé stessi! Ai suoi detrattori che gli hanno rimproverato spesso l'esilità della trama e un certo snobismo, dico che l'azione non è necessaria, se uno scrittore scrive come lui e se ha espresso con decisione le sue idee riguardo i "bauscia" milanesi aveva le migliori ragioni per farlo, basta leggere "Due di due". Ultimamente mi piace molto Margaret Mazzantini, ed i film che fa suo marito, il bravo Sergio Castellitto, tratti dai suoi romanzi.



4. Perché è nata la sua opera?

Ho denunciato un'azione di mobbing, perpetrata a danno di un'ottima insegnante. E con la fantasia e la creatività ho dato una bella lezione ad un essere diabolico, travestita da signora perbene. Un essere inutile e malvagio, una "parvenue". Tanti soldi e niente anima, ignara o consapevole di aver distrutto la vita di una persona che non lo meritava.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Sicuramente ho vissuto in una casa dove circolava cultura, buon senso, partecipazione politica, gli amici dei miei erano persone molto piacevoli: colte e raffinate, magari squattrinate.... Il liceo non mi ha dato nulla, ma gli anni all'università, l'Istituto Universitario Orientale, sono stati anni di apertura alla cultura quella più moderna, all'avanguardia, non ho studiato solo lingue, ma pure storia del cinema con V. Caprara, storia dell'arte, e gli amici... erano quelli che avevo sempre cercato, il brutto anatroccolo si è trasformato in cigno!



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Credo che sfuggire la realtà sia un'operazione pericolosa: Lewis Carrol ha scritto "Alice in Wonderland" ed è un capolavoro per grandi e piccini, pochi riescono a fare cose del genere, né amo la fantascienza, o altre balle del genere... Credo anche nel dovere morale di esprimere un giudizio sulla realtà, soprattutto quella contemporanea, che è così complicata, del resto, poi, i personaggi li devi collocare da qualche parte e allora è sempre meglio sentirsi un soggetto moralmente responsabile di ciò che sta facendo, naturalmente divertendosi e sentendosi libero da ogni vincolo...



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Nulla. Se non il profondo disgusto per una classe di neo-borghesi che con agilità e furbizia hanno raso al suolo la vera cultura, impoverendoci, e costringendo ad amare il dio danaro. Vivendo a Napoli mi imbatto quotidianamente con atteggiamenti camorristici, sa quante volte ho chiesto a polizia, carabinieri, perché in via Orazio si ha il privilegio di sostare in doppia fila, o addirittura lungo tutta la strada dove ci sono divieti di fermata? Chi abiterà a via Orazio? Oppure chi paga per avere questo privilegio perché ha un'attività redditizia? A Napoli ti arrabbi sempre, e allora ho trovato una "giustiziera" che naturalmente non si preoccupa dei problemi del traffico, ma di molto peggio... a modo suo!



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Si, un amico psichiatra capostruttura dell’Asl, che si occupa di psicopatologie del lavoro e prevenzione mobbing. Una persona straordinaria, ma che non ha apprezzato l'anima nera della mia "mad girl"



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ad un uomo che ho amato molto. Ora non c'è più nella mia vita... per fortuna.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?

La prossima domanda? Scherzo, così rispondeva sempre mia cugina quando le cose andavano storte. Sono sincera, se esistesse un profumo che evoca quello della carta stampata sarebbe il mio, adoro le librerie, soprattutto quelle piccine, dove trovi inediti, puoi bere una tazza di tè...Sebbene credo che il presente sia l'ebook, credo che torneremo alla carta stampata. Corsi e ricorsi storici, ma la mia è un'ipotesi campata in aria, una speranza?



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Se un audiolibro è destinato a persone con handicap, ben vengano, ma sono stata un'insegnante e in perfetto accordo con i colleghi consideravamo l'uso smodato di questa nuova tecnologia una iattura: i ragazzi sono diventati molto più presuntuosi, perché inconsapevoli delle loro reali capacità, l'audiolibro in questo caso non aiuta, sono passivi e non maturano, perché non si sforzano, diciamolo, non tutta la tecnologia è buona!



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