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BookSprint Edizioni Blog

05 Ott
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Intervista all'autore - Raffaele Scala

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato e cresciuto a Castellammare di Stabia, terzo di otto figli, da padre operaio e madre casalinga. Poi con il matrimonio sono andato ad abitare a Santa Maria la Carità, un'ex frazione di Gragnano, diventato comune autonomo nel 1978. Ancora oggi, ormai da oltre trent'anni, abito in questo piccolo paese, adagiato nella Valle del Sarno. Nella mia vita ho fatto molti lavori, il commesso in un negozio di calzature, il ragazzo del bar, il garagista, il venditore porta a porta, l'operaio, l'impiegato, il dirigente sindacale nel settore dell'edilizia. Quest'ultimo lavoro l'ho fatto per quasi venti anni, dopo un'esperienza lavorativa in una fabbrica del legno, dove fui tra i fondatori del sindacato ed eletto nel Consiglio di fabbrica. Attualmente lavoro in un Ente privato a rilevanza pubblica nel capoluogo campano.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Gli stessi che ho letto io a quel tempo: i libri avventurosi di Emilio Salgari. Storie di pirati e di corsari, che aprono la mente verso nuovi mondi. Come quelli di Giulio Verne. Ma l'elenco potrebbe farsi infinito e quindi mi fermo qui.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

La carta ha un fascino che l'e-book non potrà mai avere, ma i tempi cambiano e il progresso vuole le sue vittime. Lo trovo comunque uno strumento di lettura comodo e interessante, in particolare per chi viaggia spesso, per lavoro o per studio, in treno o pullman. Affascinante è anche l'idea di poter viaggiare con una piccola biblioteca tutta racchiusa in una scatola tecnologica di 200 grammi, da portare in borsa o zainetto. Ma a casa preferisco il buon vecchio libro cartaceo.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

La scrittura è un amore ponderato che nasce lentamente e si appropria di noi fino a diventare un colpo di fulmine, quando l'idea si trasforma per la prima volta in una pagina scritta che prende forma e corpo. Quando poi questa pagina diventa un articolo, un racconto, un saggio pubblicato allora diventa l'amore diventa Passione.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Questa è la mia settima pubblicazione, ma la passione rimane la stessa di quando ho pubblicato la mia prima ricerca su un personaggio del movimento operaio di Castellammare di Stabia, la cui vita si fondeva con l'origine della storia socialista e sindacale della mia città. Questa ricerca in particolare nasce per caso, mentre cercavo notizie per un'altra indagine storica su alcuni eventi relativi allo stesso periodo, ma riguardanti un'altra città. E' stato un fulmine a ciel sereno scoprire che anche nel tranquillo, sonnacchioso paesino nel quale abitavo, ed abito, da una vita, aveva conosciuto una pagina di sangue e di terrore nazista. E poi lentamente scoperchiare una infinità di storie, di fatti e misfatti che portano Santa Maria la Carità dentro la Storia d'Italia, con ci suoi piccoli eroi, le sue viltà, con la piccola, grande umanità della sua laboriosa gente.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Stiamo attraversando un periodo particolare, per certe fasi drammatico. In particolare le nuove generazioni non sanno, non hanno conosciuto, fortunatamente, il dramma vissuto dal nostro Paese: il fascismo, la guerra, la fame, le crudeltà del regime, gli orrori del nazismo. I giovani tendono a sottovalutare, e questo sta portando ad un ritorno di certe idee, ad enfatizzare certi personaggi ignorando gli orrori di cui sono portatori. Conoscere il recente passato può aiutare a capire, a conoscere, a sapere che cosa è accaduto ai propri nonni. Capire e conoscere può aiutarli a non sbagliare, a non ripetere gli errori del passato e se possibile combatterli. Abbiamo tutti un gran bisogno di un mondo migliore.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Ne ho preso coscienza lentamente, seppure fin dalla prima adolescenza, già accanito lettore di libri per ragazzi, sognavo un giorno di scrivere, di diventare uno scrittore. Come tanti, come tutti, ho provato a scrivere piccoli racconti, storie, poesie, poi rimaste nel cassetto. Ma mai avrei pensato di scrivere e pubblicare saggi di storia.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Sì, la prima intervista fatta ad una anziana, la signora Anna, per raccogliere fatti e ricordi di quel settembre 1943. Mi ha colpito il modo in cui rievocava l'episodio del fratello Pasquale, un ragazzo di appena 18 anni, ucciso dai tedeschi. L'amore della sua ragazza, la sua voglia di vivere. Mi ha colpito il modo in cui l'intera famiglia della signora Anna, figli, nipoti, nuore e generi, ascoltavano, a loro volta affascinati da quella storie, da quei racconti di violenza fascista e partecipavano alla discussione, coinvolti dall'atmosfera che si era creato. Incredibile e bellissimo.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No, mai. Nonostante non siano mancati tentativi di censura, di ridimensionare i fatti, di lasciare quel passato dov'era, nel dimenticatoio generale, nella rimozione voluta e perpetrata da una intera classe dirigente che ha governato e dominato questa terra negli ultimi 75 anni. Mi auguro che quando, e se, questo libro finirà nelle mani di chi amministra questa cittadina, ne sappia fare buon uso.



10. Il suo autore del passato preferito?

Avido lettore di saggi storici, in particolare di autori che hanno saputo ricostruire fatti e vicende della storia moderna del nostro Paese, in particolare quella legata alla ricostruzione del Movimento Operaio, sono in debito con molti di loro. Preferisco non citare nessuno per non dimenticarne qualcuno. Tra gli scrittori moderni, attualmente seguo con piacere Camilleri e De Giovanni. Tra quelli del passato sono cresciuto con Pasolini, Vasco Pratolini, Cesare Pavese ed altri. Anche qui l'elenco sarebbe troppo lungo



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Personalmente non ne ho mai ascoltato nessuno, i libri preferisco leggerli, ma non disconosco la sua importanza e utilità. Penso, per esempio, a quanti non hanno mai avuto, oppure hanno perso, l'uso della vista. Ai bambini che non sanno ancora leggere e amano ascoltare storie e favole. E, perché no, all'ascolto collettivo in famiglia, nel salotto di casa. Un modo diverso di trascorrere un pomeriggio o una serata in casa.

 

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