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12 Lug
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Intervista all'autore - Cesare Marchetti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Io sono un Ingegnere Chimico. Ho esercitato la mia professione per 40 anni lavorando in molte società d'ingegneria, ma fin dalla giovinezza ho sempre avuto la passione per la letteratura e la musica. Quando sono andato in pensione 15 anni fa, ho cominciato a scrivere, perché sentivo che avevo qualcosa da dire e forse da dare. Ho iniziato con un romanzo storico, che descrive il mondo del lavoro nelle cave di marmo nell'Ottocento, cosa che è potuto fare essendo nato a Carrara, città del marmo. Poi ho continuato con due raccolte di novelle e un romanzo autobiografico, che descrive il lavoro nelle industrie chimiche in Italia e all'estero. Ho ottenuto dei premi letterari e molte segnalazioni di merito nei concorsi.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Prevalentemente la mattina.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Eugenio Montale e Vito Mancuso.



4. Perché è nata la sua opera?

L'ispirazione per scrivere la mia opera è nata da una vicenda realmente avvenuta nella mia città, ma la motivazione di fondo è descrivere un uomo ambizioso e arrivista, un uomo che non sa apprezzare le perone che lo amano, che non sa mantenere la sua vocazione e la fede, incostante nei sentimenti, attratto dal potere e dal sesso. Solo un evento drammatico in famiglia, la malattia della sua bambina, lo porta a invocare il perdono di Dio e a tornare contrito in seno alla famiglia, ma nessuno può giurare su una sua stabilità duratura. È un racconto pessimista, perché, come avviene spesso oggi, è difficile trovare un uomo fermo nei suoi principi, derivanti da una fede o da un'etica rigorosa.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Moltissimo. Io ho vissuto in molti contesti sociali: la scuola, l'industria, il lavoro all'estero e in Italia, mi piacciono il teatro, il cinema e i concerti.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

No, io lo concepisco come un modo per raccontare la realtà.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Non c'è tutto ma molto: io mi accuso spesso di non essere costante e sono anche un po' debole. Ma se dovessi cadere, troverei la forza di risalire.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno; è un'esclusiva opera della mia fantasia, che parte però da un fatto realmente accaduto, come sopra ho già detto.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Non l'ho fatto leggere a nessuno.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

No, a me piace toccare e vedere il libro.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non saprei, non lo conosco.


 

 

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Mercoledì, 12 Luglio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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