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BookSprint Edizioni Blog

29 Giu
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Intervista all'autore - Luigi Panceri

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere per me significa liberare sensazioni, pensieri, dar corpo al desiderio di essere me stesso attraverso la parola scritta e soprattutto comunicare tutto questo ad altri utilizzando uno strumento che ne consenta il suo permanere nel tempo. Quando finalmente un'idea prende forma e si concretizza in uno scritto provo non solo soddisfazione ma anche un senso di liberazione a cui segue un profondo appagamento: è la sensazione di aver compito il proprio dovere, cioè trasmettere ad altri il messaggio che in quel momento desidero comunicare. Scrivere non è quindi solo un piacere ma anche un dovere nei confronti di chi è disposto ad ascoltare.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Molto poco, direi quasi nulla. Questo mio nuovo lavoro è un romanzo storico e i fatti narrati sono stati in parte da me vissuti, anche se in modo marginale, solo in parte e nelle sue fasi terminali. Infatti la vicenda parte alla fine della guerra e solo quando la narrazione tocca la contestazione giovanile posso dire di aver messo qualcosa di riconducibile alla mia esperienza personale, anche se in misura modesta. Gli anni di piombo hanno toccato la mia vita allo stesso modo di tanta altra gente ma la narrazione che ho svolto li analizza dal di dentro e questo mi ha visto, al contrario, molto lontano. La parte finale, vale a dire le vicende di "mani pulite" rispecchia una parte della storia recente e anche in questo caso ne sono stato solo spettatore. Per quanto riguarda i viaggi dei protagonisti dell'opera e i luoghi lontani dalla mia realtà quotidiana che ho descritto, sono in parte frutto di racconti di amici e conoscenti, letture e ricerche e solo in parte di esperienze personali.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Finalmente, dopo molti anni di attività come autore, ho realizzato un'opera che, nella sua complessità e vastità, mi ha permesso di esprimere non solo idee ma fornire ipotesi interpretative sui fatti e analizzare il modo di essere della società in continuo mutamento, attraverso personaggi molto diversi fra loro, il loro modo di pensare e di interpretare il proprio tempo. Credo quindi di aver fornito qualche chiave di lettura non solo di un recente passato ma attraverso al sua comprensione anche la possibilità di vedere sotto una diversa prospettiva anche il presente. Capire da dove veniamo ci aiuta a comprendere chi siamo.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

In effetti qualche dubbio mi ha tormentato. "L'osteria degli uccelli morti" può evocare un thriller ma di fatto la mia opera non lo è e questo ha generato in me più di una titubanza. Come già specificato si tratta di un romanzo storico, ma ciò che questo titolo rappresenta è particolarmente indicativo di uno dei punti di riferimento dell'opera, di uno dei più importanti fili conduttori. Ma poi questo suo essere "intrigante" ha avuto il sopravvento.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Non ho un libro o un autore preferito in quanto cerco di trovare il meglio in tutto ciò con cui vengo a contatto. Se potessi porterei con me un'intera biblioteca! Ma se proprio devo fare un nome, direi Kafka. Perché? Non saprei, è un fatto istintivo



6. Ebook o cartaceo?

Sostituire la sensazione sensoriale, tattile, dell'oggetto "libro", il suo profumo, credo che non sarà possibile. Ma e-book significa praticità, immediatezza, possibilità di avere tantissimo in poco spazio e un sacco di altre cose. Il futuro è suo.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Ho pubblicato il mio primo romanzo a 20 anni e ho vinto un importante concorso letterario. Perché? È qualcosa che uno ha dentro, che sente di dover fare. Nel mio caso non è stata una scelta ma una necessità.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

All'inizio è stato solo il desiderio di provare ad interpretare un importante periodo storico attraverso le esperienze di personaggi anche molto diversi fra loro ma riconducibili alla realtà di tutti i giorni, riconoscibili per la strada, con cui magari si è venuti a contatto. Gente con cui si è vissuto gomito a gomito. Storie di gente comune per cercare di capire anche noi stessi oggi. Poi il racconto mi ha preso la mano, è andato avanti quasi da solo, come se io fossi solo il braccio di una storia che voleva raccontarsi. Un aneddoto? Molto semplice: mia moglie un giorno, mentre stavo scrivendo mi chiese se avevo intenzione di presentare la mia opera a qualche concorso, visto che in quel periodo aveva avuto notizie in merito, ma io, per farlo, avrei dovuto chiudere il romanzo e cosi feci. Ma nel frattempo le scadenze per partecipare ai concorsi erano passate. Per fortuna! Altrimenti forse starei ancora scrivendo!



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

È una sensazione che fortunatamente ho già provato molte volte. Certo ogni volta è un'emozione fortissima. Ogni volta mi ripeto: "ci sono riuscito". E mi sento bene.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Non saprei. Non ho l'abitudine di sottoporre i miei scritti a persone che non siano qualificate professionalmente, quindi quando penso che l'opera sia pronta la sottopongo subito agli editori.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Credo sia una nuova opportunità per far entrare in contatto con il mondo della letteratura una nuova categoria di possibili fruitori. Nessuna competizione con il libro tradizionale o e-book. Probabilmente, essendo ancora all'inizio, le potenzialità e i possibili sviluppi non mi sono ancora del tutto chiari. Ma ad ogni modo ben vengo qualsiasi iniziativa o nuova modalità che possa agevolare e amplificare la fruibilità del prodotto letterario.  
 

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Giovedì, 29 Giugno 2017 | di @BookSprint Edizioni

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