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BookSprint Edizioni Blog

13 Mag
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Intervista all'autore - Cristina Acquaviva

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nata a Catania ma vivo da sempre a Caltagirone, un piccolo paesino siciliano di cui descrivo piccole parti o alcune sue tradizioni nel corso del mio libro.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Sogno di molti adolescenti è scappare di casa o viaggiare, esplorare nuovi luoghi, cosa quasi impossibile. Ma in realtà tutto è possibile, per questo non consiglio un libro ma qualsiasi libro, una via qualsiasi per iniziare a frequentare abitualmente posti irraggiungibili, lontani al mondo.




3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Nulla potrà mai sostituire la superficie ruvida della carta, il leggero rumore delle pagine mentre le si sfoglia, il sottile odore di carta misto ad inchiostro e il piacere concreto di aver in mano un libro cartaceo da leggere. Ma ciò non esclude le comodità che gli e-book ci possono fornire, abbiamo la possibilità di avere con noi migliaia di libri e decidere di leggerne uno diverso in ogni momento a seconda del proprio umore o dell'ambiente in cui ci troviamo. Penso che entrambi siano indispensabili e debbano essere usati secondo le proprie esigenze.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Dall'inizio della mia adolescenza ho sempre sentito il bisogno di scrivere le mie emozioni o in generale tutto ciò che mi passava per la mente; se mentre camminavo, per strada vedevo due anziani passeggiare mani nella mano, una coppia di amici litigare, dei bambini che giocano per strada, un gruppo di amici che ride e scherza o qualsiasi altra cosa, io sentivo il bisogno di immaginare qualcosa che completasse quel "quadro", aggiungere una mia cornice o dei dettagli. Con la paura di poter dimenticare le parole che avevo in testa, nasce il bisogno di scrivere: prendere appunti sul momento e quando rimanevo finalmente sola, con il foglio bianco davanti a me, potevo scrivere e continuare a immaginare.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Questo libro nasce da un semplice incubo fatto in una notte d’estate. Avevo passato la sera con i miei amici e la notte sognai di non poter più stare con loro, che ormai erano a un passo dall'essere la mia seconda famiglia. All'inizio pensai di trascrivere quell'incubo, per rileggerlo ogni tanto e ricordarmi di vivere appieno ogni momento. Ma se da un semplice episodio si può giungere a raccontare una vita intera?



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Di non dare per scontato le persone che ogni giorno ci stanno accanto e di vivere ogni momento come se non esistesse un domani. In fondo credo che ognuno deduca da ogni libro un messaggio differente a seconda del proprio vissuto e da quale episodio del libro gli sia rimasto più impresso. Spero che chiunque legga tenga per se un insegnamento abbastanza importante.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Non credo che esista un momento in cui ho iniziato preciso in cui ho iniziato a scrivere, è stata una cosa graduale. Amo il rumore della penna sulla carta ma non sapendo cosa scrivere ho iniziato con piccoli dialoghi per finire a scrivere un intera storia. Ma credo che la scrittura, o più semplicemente l'immaginazione utile per scrivere è intrinseca a tutti, bisogna solo prenderne coscienza e coltivarla per dar vita a qualcosa da far leggere a qualcun altro.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Ogni singola pagina di questo libro è un momento importante perché dietro ogni episodio del libro vi è un piccolo riferimento ad emozioni realmente vissute. In particolare, amo ricordare tre particolari momenti della stesura del libro. Quando per la prima volta ho fatto leggere questa storia a qualcuno vi erano solo sei capitoli, molto brevi; la mia amica leggendoli mi disse semplicemente "e poi?", da quelle parole ho deciso che era il caso di continuare, ne vale la pena: io volevo scrivere e lei voleva leggere, perfetto. Quando ho compiuto diciotto anni, solo due terzi del libro erano completi e avevo deciso di accantonare il tutto. Ma tra i regali del mio compleanno c'era un piccolo pacchetto rettangolare, pensavo che finalmente qualcuno mi aveva regalato quel romanzo che non vedevo l'ora di leggere ma non avrei mai potuto pensare che invece era in mio piccolo romanzo. Dalle lacrime di commozione per quel regalo è ricominciata la voglia di continuare, vale la pena scrivere un degno finale a quella storia. Infine quando ho messo la parola fine al capitolo conclusivo e ho deciso di far leggerlo a de mie amiche che avevano letto pagina dopo pagina, ho capito che finalmente avevo fatto qualcosa di buono, ero fiera di aver portato a termine il mio più grande progetto. Loro piangevano leggendolo e io guardando loro, era la consapevolezza di essere arrivati davvero alla fine. Non immaginavo minimamente che era un giorno qualcuno oltre a noi avrebbe letto quelle pagine.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Ci sono stati molti momenti in cui ho posato la penna e accantonato il progetto di terminare la storia, anche perché non ho mai pensato che potesse diventare un libro reale. In particolare a metà libro ho interrotto la mia scrittura e pensavo non l'avrei mai ripresa perché ormai vivevo una vita relativa, ero così immersa nel libro da non considerare il mondo esterno ma per fortuna c'è stato qualcuno che riusciva ad essere un "contrappeso", un collegamento con la realtà anche quando ero immersa nella scrittura.



10. Il suo autore del passato preferito?

La scuola è uno dei luoghi in cui si viene maggiormente a contatto con i grandi Autori, è stato proprio lì che mi sono appassionata a William Shakespeare. E' un autore che attraverso delle semplici parole riesce a descrivere a pieno tutta la drammaticità di una situazione, riesce a trascinarti all'interno della situazione e diventi parte della storia, sei un personaggio attivo che percorre gli stessi passi dei personaggi.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro rappresenta una frontiera molto importante, diventerebbe un ostacolo superato per chi ha degli handicap visivi. Potrebbe diventare anche un nuovo modo di vivere il libro, si andrebbe oltre il semplice leggere, sarebbe un ulteriore modo di immergersi nel racconto; secondo me è molto simile al cinema 3D.

 


 

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Sabato, 13 Maggio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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