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12 Mag
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Intervista all'autore - Vincenzo Clauser

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere rappresenta per me il modo per mantenere in vita le mie riflessioni, il mio modo di pensare, il mio modo di raccontare la realtà che mi circonda, addirittura la maniera per dare spazio alla mia fantasia (reputo molto importante il poter fantasticare qualche volta, mi fa sentire meno banale, più geniale). Scrivere lo reputo l'unica maniera che ho per poter esprimere le mie sensazioni senza condizionamento alcuno. Quando scrivo, insomma, "butto" dentro tutto me stesso, mi sento "gasato" perché so che attraverso la penna posso dare tutto quello che ho, esprimere tutto quello che sento dentro. Mi sento veramente appagato quando attraverso la scrittura riesco ad esprimere in maniera chiara quello che veramente voglio fare intendere. Scrivere mi dà una sensazione di pace, di tranquillità, di serenità. Chissà perché, ma mi fa sentire importante anche se non mi è ben chiaro "importante di che cosa". Sembra strano ma è proprio questa la sensazione principale che provo quando scrivo.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Diciamo che in questo libro ho cercato di esprimere tutti i convincimenti personali maturati durante il corso della mia vita. Sono Cattolico e ho cercato di dimostrare con questo romanzo quanto siano estremamente importanti i principi di tale religione ma soprattutto quanto siano validi per un quieto vivere. Reputo l'Amore il principio fondamentale sul quale è basata tutta la realtà umana, il baluardo contro qualunque sciagura o disgrazia, la sola forza capace di abbattere ogni barriera.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Innanzitutto una "faticaccia" perché non è stato per nulla semplice, per il sottoscritto, esprimere in maniera chiara ciò che volevo far intendere. Alquanto soddisfatto perché ho trovato il coraggio di far partecipi altri a ciò che inizialmente avevo scritto solamente per pura soddisfazione personale.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Per la verità ero partito con un altro titolo ma poi, in corso d'opera, mi è sembrato più consono il titolo attuale e mi è venuto del tutto naturale il modificarlo. No, nessun rimpianto per il cambiamento anche perché il nome Dio mi ha sempre affascinato, mi sembra che porti dentro di sé un qualcosa di misterioso, di intrigante. Lo ritengo, questo nome, una più che probabile "attrattiva" per gli amanti della lettura.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Esclusivamente il Vangelo e nient'altro. Perché trovo che in esso sia contenuto tutto ciò che serve per vivere serenamente.



6. E-book o cartaceo?

Sicuramente cartaceo. È tutta un'altra cosa avere tra le mani un qualcosa di palpabile, di "sostanzioso".



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non ho proprio nessunissima idea di intraprendere la carriera di scrittore. Quello che ho messo assieme in questo testo "basta e avanza"!



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Sarebbe troppo lungo spiegarlo, avrei bisogno di scrivere un altro libro. Posso solo dire che, dopo avere riportato "nero su bianco" una lunga serie di meditazioni più o meno lunghe e interessanti, tutto all'improvviso mi si è parato davanti questo "coso". Proprio così: L'ho visto in un colpo solo anche se poi, il riportarlo su carta, non è stato assolutamente per nulla facile.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Al momento solo ansia perché, nonostante la convinzione personale che senza dubbio a "qualcuno" questo racconto potrà senz'altro piacere, i timori di essermi sbagliato non mi fanno dormire sonni tranquilli... Comunque sono abbastanza sereno e preparato a qualunque evenienza.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Il primo tentativo l'ho fatto con il mio Parroco perché, essendo il testo "altamente" religioso, nessuno meglio di lui avrebbe potuto esprimere un parere con cognizione di causa ma il primo tentativo non ha trovato nessun riscontro (credo a causa dei troppi impegni dai quali è gravato) perciò ho "ripiegato" su altri ottenendo pareri a volte lusinghieri, a volte entusiasti, altre volte qualcuno ha espresso qualche titubanza verso alcuni argomenti trattati però mai nessuno mi ha consigliato di lasciar perdere ed è così che allora ho deciso, "spudoratamente" di "buttarmi!



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non mi piace anche perché durante lo scorrere della lettura se ad un certo momento la testa fugge altrove l'audio libro continua "imperterrito" ad andare avanti e molte volte, quando torni nuovamente "terra terra" sei costretto a, per così dire, "riavvolgere il nastro" fino al punto dove ti eri perso.

 


 

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