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06 Mag
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Intervista all'autore - Gennaro Favia

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è una emozione continua. È il modo di sentirsi liberi di interpretare la realtà secondo i propri desideri e quasi di creare una realtà virtuale del tutto personale per potersi astrarre completamente da quella... reale. L'appagamento che determina il poter scrivere è immenso. Io scrivo per me stesso e non m'importa se c'è qualcuno interessato a leggermi. Quando scrivo qualcosa penso sempre alla dedica dei "Promessi Sposi" da parte del Manzoni: "a quella poca decina di lettori che avranno il coraggio di leggere questo romanzo". Creare un personaggio è un'emozione incredibile; infondergli connotazioni personali è uno sforzo che viene ripagato dalla gioia di vederlo vivere e muoversi tra le pagine del libro. Scrivere mi riempie di gioia!



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

È impossibile scrivere senza metterci del proprio nei personaggi, nelle vicende, nelle gioie e nei dolori di attori e comprimari. Tuttavia questo libro non è affatto autobiografico. Diciamo che molti sentimenti, alcune esperienze, determinati modi di fare, del tutto personali, vengono attribuiti ai vari personaggi, senza essere perfettamente narrazione della mia vita.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Questo libro è nato in un momento particolare della mia vita, nel corso di un difficile momento che ha interessato un mio familiare. Ho concepito questo scritto, forse per estraniarmi inconsciamente dalle dolorose vicissitudini di quei momenti. È nato così un qualcosa che mai mi sarei sognato di scrivere, poiché questo non è affatto né il mio genere di lettura né il mio modo di scrivere. Amo molto di più scrivere sul sociale e l'avere inventato un romanzo del genere mi ha enormemente sorpreso. Non avrei mai pensato di essere capace di scrivere in questo modo su una vicenda così lontana dalle mie idee, pur abbastanza liberali.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Dopo aver scritto la prima pagina avevo già in mente il titolo. Mi sono subito accorto, però, dell'esistenza di altre pubblicazioni con quel titolo. Ho dovuto quindi rivolgermi ad un altro titolo e quello che poi ho dato al mio libro è stato facilmente dettato dalle vicende che vi sono narrate.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Non amo molto la narrativa moderna. Le mie letture abituali sono quasi sempre indirizzate al classico nelle sue molteplici manifestazioni dei vari Paesi, con una particolare predilezione per la letteratura greco-romana. Comunque, alla domanda postami risponderei con due titoli degli autori che amo di più. Seneca: lettere a Lucilio e Shakespeare: Giulio Cesare. Questi due straordinari Autori sono stati guida e sprone e grande fonte di verità.



6. E-book o cartaceo?

L'e-book rappresenta una incredibile rivoluzione nel mondo di oggi. Non si può negarne la facilità di utilizzo (a letto, in viaggio, ecc.), la indubbia utilità. Esso è ormai diventato quasi indispensabile. Il libro cartaceo, però, non morirà mai, non può e non deve morire, perché esso trasmette sensazioni che nessuna elettronica saprà mai dare. Il contatto col cartaceo è una sensazione impagabile, soprattutto per uno come me che ha collezioni di libri antichi.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non ho mai pensato di diventare uno scrittore! Scrivere, soprattutto nella professione che ho esercitato per moltissimi anni, per me era quasi un'abitudine, anche se solo in termini scientifici. Dopo aver lasciato il lavoro, ho rivolto i miei interessi verso altri lidi ed ho cominciato a scrivere soprattutto, almeno all'inizio, per riempire il mio tempo. Solo a distanza di tempo mi sono accorto che non potevo più fare a meno di mettere sulla carta (o sul PC) tutto quello che mi veniva in mente, perché questo mi dava una sensazione liberatoria che altrimenti non avrei saputo cercare in altri modi.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Non saprei proprio dire come è nata l'idea di scrivere un libro centrandolo su una storia d'amore. Forse è stato il caso o forse sono stato attratto da qualche episodio vissuto da qualcuno che ho conosciuto. Posso solo dire che quando mi sono messo a scrivere non avevo in mente la trama del libro, ma che questa è scaturita quasi sequenzialmente man mano che scrivevo. Se torno indietro, mi stupisco di aver potuto inventare una storia così strutturata e forse abbastanza realisticamente veritiera.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Una gioia immensa. È una creatura, bella o brutta che sia, che ti avvince ed alla quale senti di dover prestare tutte le tue cure, tutte le tue attenzioni, come la mamma al suo pargoletto. Dopo averlo scritto, credo di averlo rivisto, corretto, implementato, ridotto, riletto, riscritto almeno trenta volte. E sono certo che se lo avessi ancora esso sarebbe oggetto di ulteriori ricerche ed aggiustamenti da parte mia.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Ho inviato la prima bozza, assolutamente incompleta, a due signore, mie care amiche, solo per avere da loro un giudizio da donne sulla vicenda che raccontavo. Ammetto che questo mi è stato di grande aiuto, perché mi ha permesso di conoscere meglio ed addirittura di scoprire molti anfratti dell'animo femminile, le loro virtù ed i loro disagi.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Penso che questa sia un'altra conquista della nostra civiltà. Speriamo, però, che il suo uso non faccia disimparare a leggere, così come l'impiego del PC sta creando difficoltà nello scrivere a molte persone, specie se anziane.

 


 

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