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24 Mar
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Intervista all'autore - Erika Orrù

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nata a Cagliari e vivo attualmente a Quartu Sant'Elena.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

In realtà, essendo anche io un adolescente, il libro che più mi ha appassionata nell'ultimo periodo, è sicuramente “La ragazza del treno”, scritto da Paula Hawkins. È un libro che ti permette di riflettere, dandoti anche tante lezioni sulla vita. Ti fa immergere completamente nella lettura e non vorresti staccare nemmeno un minuto gli occhi dalle pagine. È come se tu fossi dentro il racconto.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Io penso che mai niente e nessuno potrà sostituire un libro cartaceo. Certo, l'e-book è sicuramente qualcosa di innovativo ed unico, ma non può regalarti l'emozione di sfogliare le pagine o sentire l'odore della carta. Non sono contro l'e-book, perché io stessa ne faccio uso, però i libri cartacei sono tutt'altra cosa. Hanno qualcosa di magico, di unico.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Per me, la scrittura, è stato un vero e proprio colpo di fulmine, che man mano si è rivelato un amore verso le parole.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Ciò che mi ha spinta a scrivere questo libro è stata la voglia di mettermi in gioco e il bisogno di poter dare vita ai miei personaggi, di non farli brancolare nel buio, ma anche il bisogno di sfogarmi. E vissero tutti dannatamente infelici è stato come una porta che si apre per donarmi qualcosa di speciale, che mi permette di sognare e di essere me stessa.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Cari lettori miei, durante la stesura del mio libro, l'unico obbiettivo che mi sono posta è stato quello di andare avanti per la mia strada e a testa alta. Qualunque cosa voi vogliate fare, fatela. Non pensate a nient'altro, ma solo ai vostri sogni, a ciò che vi fa stare bene. Non arrendetevi, nemmeno se il cammino si fa difficile. Nemmeno se le persone vi giudicano, perché non c'è proprio niente di sbagliato nel voler inseguire i nostri sogni.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Ammetto che scrivere mi è sempre piaciuto, ma non ho mai preso la scrittura come una vera e propria passione, fino ad oggi. Quindi sì, ho preso piena coscienza di questa mia grande passione man mano che scrivevo e davo vita a tutti i miei personaggi.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

L'episodio che ricordo con immenso piacere, è sicuramente quando decisi di voler scrivere “E vissero tutti dannatamente infelici” Avevo delle idee da tempo, ma il tutto venne fuori una notte come tutte, mentre lavavo i piatti. Quello stesso giorno avevo letto un libro che mi era piaciuto davvero tanto e così pensai alla vita di uno scrittore, a come dev'essere bello poter creare qualcosa con le proprie mani o potersi sfogare attraverso le parole e poter dare l'opportunità alle persone di leggerti attraverso il tuo scritto. Così nacque “E vissero tutti dannatamente infelici”, il mio primo libro. Sarà strano e magari lo è per davvero, ma quella notte avevo già in testa la trama, i nomi dei personaggi e come si sarebbe svolta la vicenda dei protagonisti. Sapevo, in qualche ora, esattamente come far iniziare il mio libro, come proseguirlo e finirlo.È stato un colpo di fulmine, senza ombra di dubbio.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Tante volta mi è capitato, durante la stesura del libro, di pensare di non portarlo a termine. A volte succedeva perché ero troppo insicura oppure per qualche motivo che mi portava ad essere di cattivo umore o senza ispirazione. Vedete, uno scrittore ha sempre i suoi momenti no, dove pensa: "No, basta, non riuscirò mai a dare un finale alla mia storia" poi, però, ci riprendiamo e siamo più forti che mai. Il segreto è solo quello di non arrendersi e non scoraggiarsi.



10. Il suo autore del passato preferito?

Il mio autore preferito è, senza ombra di dubbio, Charles Bukowski. Schietto, veritiero e profondo, riesce a farti entrare dentro l'anima e il cuore le sue parole, i suoi pensieri. Ho sempre stimato Bukowski e per me è la mia fonte d'ispirazione.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Su l'audiolibro non sono molto d'accordo, ma comunque non penso che non dovrebbe esserci, perché potrebbe anche essere utile per determinate persone o situazioni. Leggere per sé è tutt'altra cosa. Ti crei un tuo mondo, dove poi è difficile volerne uscire. Si crea un'atmosfera di pace e tranquillità, che ti fa stare bene. Insomma, preferisco molto di più leggere un libro per conto mio, anziché l'audiolibro.

 

 

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