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08 Mar
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Intervista all'autore - Youssef El Hirnou

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Mi chiamo Youssef e sono nato a Khouribga, una piccola città del Marocco; quando avevo tre mesi i miei portarono i miei fratelli e me qui in Italia. Sono un operaio metalmeccanico e l'idea del libro nasce dal contrasto che mi trovavo a vivere principalmente a casa mia per poi sfociare in tutti i luoghi o ambiti di una vita normale. La frustrazione mi ha spinto a scrivere a me stesso, nessuno mi ha dato la possibilità di raccontare chi sono o forse chi siamo, dunque ho preso la decisione di scrivere per lasciare traccia di ciò che è successo, per prendere una rivincita contro chi non si è mai degnato di chiedermi chi sono.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Dopo una giornata lavorativa in fabbrica trovo ancora la volontà di fare esercizio fisico. Dedico la mia solitudine notturna alla scrittura. È un rapporto intimo, con lei sono me stesso, sono sincero. Solo con lei.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non sono un grande lettore, sarei falso se dicessi ora di avere un autore contemporaneo preferito. A scuola amavo ascoltare le opere di Omero e Dante, il mio rapporto con i libri si interruppe bruscamente quando il lavoro mise a tacere la mia anima.



4. Perché è nata la sua opera?

Dalla frustrazione di non essere ascoltato. I miei genitori sono protagonisti di ipocrisie che hanno sempre scatenato in me odio, parlare con loro come con un collega o un compagno di classe non mi dava alcuna soddisfazione a livello di libertà. Decisi di iniziare a scrivere un diario dove essere davvero me stesso, un posto dove dire la verità non mi avrebbe creato problemi. Poco dopo con l'aiuto di una maestra ligure, Cristina Moreno, decisi di scrivere un libro autobiografico che però riprendesse non solo la mia vita, ma quella di tutti i miei simili, quelli con una vita da operaio predestinato.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Tutto. Sono fatto di ciò che ho visto, penso in base a quello che ho vissuto dunque ringrazio Dio.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Mi viene difficile poter pensare di scrivere qualcosa di fantasioso. Non voglio evadere da ciò che vivo, voglio denunciare l'ipocrisia e il male della mediocrità che viviamo. I sistemi che ci imprigionano possono essere aggirati solo con la consapevolezza. Racconto la mia verità sperando di far sentire il prossimo meno solo di quanto non si sentisse prima della lettura.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Il mio libro sono io. Penso che chi ha frequentato me una vita intera, leggendo il libro si renderà conto di non conoscermi per niente. Sono stato zitto per troppo tempo, la paura di essere una pecora nera, di non essere abbastanza uomo da meritare il rispetto di mamma e papà, mi hanno sempre limitato. Nel libro esplodo in mille segreti, non ho paura di ferire nessuno, alla fine ho detto solo la verità.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Se una persona deve essere ringraziata per l'esistenza di questo libro quella non sono io, ma Cristina Moreno. Tutte le sere mi esortava a scrivere e alla scadenza delle date prefissate per la consegna dei capitoli cercavo di essere sempre puntuale, altrimenti chi la sentiva! Il libro esiste grazie a chi ho incontrato fino ad oggi, nel bene e nel male.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Come ho detto precedentemente la prima a leggere il romanzo, capitolo per capitolo, è stata Cristina Moreno; ho deciso di non far leggere più niente a nessuno prima dell'uscita del libro per evitare di essere influenzato dai pareri altrui. Soprattutto quelli familiari.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Ne sono convinto.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non sostituirà mai il piacere di leggere.

 


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