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BookSprint Edizioni Blog

20 Gen
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Intervista all'autore - Giovanna Vitaliti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nata a Catania e sono figlia di una pediatra di libera scelta, Giuseppina Spataro, mia madre, a cui ho dedicato il libro e tutti i miei successi professionali, e di un impiegato di banca, mio padre, ma di lui preferisco non proferire parola. Sin da bambina ho nutrito una grande passione per la lettura e la letteratura. La mia preparazione la devo soprattutto al mio professore di italiano delle scuole medie, Angelo Emanuele Intorre, che mi ha impartito un'ottima preparazione linguistica e trasmesso profondi contenuti etici e morali. A sedici anni leggevo Dostoevskij e frequentando il liceo linguistico, l'istituto Sant'Orsola di Catania, ho maturato una visione della letteratura più ampia, confrontando gli stili letterari europei. Ad oggi scrivo principalmente articoli di carattere medico scientifico, su siti di divulgazione medica mondiale, quali PubMed. Tuttavia necessitavo di divagare dal matematico mondo della scienza e per tale motivo, nel tempo libero, mi sono dilettata, e tutt'ora lo faccio, a scrivere romanzi.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Conduco una vita colma di impegni lavorativi e spesso sto fuori casa durante l'intera giornata. Tuttavia, la sera, prima di andare a dormire, dedico sempre almeno due ore alla stesura di documenti scientifici o alla scrittura.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Decisamente Paulo Coehlo.



4. Perché è nata la sua opera?

L'ho iniziata all'età di 24 anni, quando, in un pomeriggio di Luglio, stavo guardando diversi siti di viaggio per scegliere qualche meta turistica, quando, leggendo la storia dei castelli della Loira, mi sono imbattuta casualmente su quella del castello di Amboise e di Carlo VIII che morì sbattendo la testa su un architrave. Dissi tra me: "Che strana vicenda. Come può un sovrano della fama di Carlo VIII, conquistatore di gran parte dell'Italia del tardo 1400, morire in modo talmente imprevedibile e ingenuo?". Così iniziai a fantasticare sulla sua vita, costruendo la sua personalità, molto contrastante e complessa, dalle molteplici sfaccettature. I personaggi del mio romanzo tendono ad evolvere, presentando personalità flessibili e mutevoli, proprio come nella realtà, in cui le nostre emozioni cambiano in accordo alle circostanze. Si tratta di un susseguirsi di reazioni a catena o come mi piace denominarle: "connessioni", che spiegano il legame oltre il tempo delle vite dei singoli protagonisti.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

La letteratura è stata sempre una costante nella mia vita, sia durante le scuole medie che nella mia formazione liceale. In atto ne sono un po’ distante per via dei miei impegni di lavoro e le scadenze a cui devo sottostare nel divulgare i trattati di ricerca scientifica, ma amo leggere e scrivere e le basi ricevute durante la mia formazione scolastica sono profondamente radicate nella mia cultura.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Fino adesso è stata un'evasione dalla realtà. Ho cominciato questo romanzo all'età di ventiquattro anni. Il romanzo ha una struttura molto evanescente ed è stato per me divertente elaborarlo, anche a dieci anni di distanza. Il pensiero evolutivo dell'opera consiste nella sua stesura in due fasi distinte della mia vita: l'adolescente che frequentava l'università, con tanti sogni nel cassetto e la donna che quei sogni li ha riposti dentro il cassetto, per aprirlo di tanto in tanto e ricordarsene per non spegnere quell'entusiasmo che mi contraddistingue. In atto, tuttavia, sto cambiando il mio stile letterario, per indagare l'emotività nella psicologia, trattando argomenti più affini alla neurologia, sebbene sempre romanzati. Questo è un anticipo su ciò di cui tratterà la mia prossima opera.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Il libro è una ricerca costante della verità ed è ciò che più rappresenta la filosofia della mia vita. La curiosità spinta quasi all'estremo, l'incessante ricerca delle nozioni e delle connessioni del mondo rappresentano i cardini della mia esistenza. Anche la mia linea di ricerca scientifica si basa sulle connessioni non evidenti. Diciamo che il tema del "network" è un mio contraddistinguo.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Mia madre è la persona che, nella sua semplicità, è stata sempre la mia musa ispiratrice. La sua dolcezza ed i valori morali che mi ha trasmesso nella vita sono fonte di guida nella mia professione e nella stesura delle mie opere.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Alla mia migliore amica, Marina Puglisi, attrice di professione e a cui ho dedicato uno dei personaggi più vicini alla protagonista, che porta proprio il suo nome. Marina rappresenta per me l'esempio dell'amicizia più profonda, quell'amicizia che non necessita di una costante vicinanza quotidiana, che perdura nonostante la lontananza del tram tram giornaliero, quell'amicizia per la quale, anche se passano anni o mesi di silenzio, quando ci si risente è sempre una festa. La seconda a leggere la prima parte è stata la mia cara amica Cristina Amato, autrice di: "Ogni tanto mi tolgo gli occhiali" e "Fogli sparsi", la quale, avendo una maggiore esperienza in campo letterario, mi ha guidata con pazienza, dandomi preziosi consigli.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Penso che sia un ottimo metodo di comunicazione per garantire la distribuzione di un libro a livello mondiale, sempre che questo venga tradotto in inglese. Se utilizzato in maniera adeguata, in lingua universalmente riconosciuta, è un ottimo metodo per creare "connessioni".



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ne ho poca esperienza in merito e mi riservo pertanto di non rispondere. Quando ero bambina ascoltavo le favole con l'audiolibro: Cenerentola, Barbablu... ma adesso credo che la visibilità cinematografica ne superi abbondantemente la prestazione. Mi piacerebbe vedere una trasposizione cinematografica di Barbablu.

 

 

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Venerdì, 20 Gennaio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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