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03 Ott
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Intervista all'autore - Matteo Ciervo

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato e vivo in un piccolo paese del lodigiano. Posso dire che la decisione di diventare scrittore è arrivata all'improvviso, anche se credo che sotto sotto sia sempre stata lì. Sono cresciuto in una casa piena di libri, quindi li ho sempre visti come parte fondamentale della mia vita. Durante un viaggio particolarmente significativo è scattata la molla giusta, quella che mi ha permesso di iniziare il mio lavoro.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Cerco di ritagliare almeno un'ora al giorno alla scrittura. Ovviamente dipende dagli impegni di lavoro, ma spesso l'ispirazione arriva tardi, verso mezzanotte, specialmente durante l'inverno. Credo che la giusta atmosfera sia un punto chiave per la scrittura di un libro.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non ho uno scrittore preferito. Personalmente li ritengo tutti dello stesso livello. Nella mia biblioteca ci sono libri di Stephen King, Wilbur Smith, Irvine Welsh e Michael Crichton, solo per citarne alcuni. Adoro anche gli autori del passato, come Poe, Lovecraft, Joyce e Tolstoj.



4. Perché è nata la sua opera?

Dopo aver letto moltissimi libri, ho deciso di provare a scriverne uno tutto mio, più che altro per soddisfazione personale. Ho fatto vari tentativi, ma mi rendevo conto che mancava sempre qualcosa. Improvvisamente è arrivata l'idea, grazie ad un insieme di fattori, così ho deciso di mettermi alla prova seriamente.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Molto. Vivendo e lavorando a contatto con molte persone, ho potuto attingere da loro, dalle loro storie e dalle loro esperienze molte ispirazioni ed idee per completare alcune parti del mio libro.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Tutte e due. Credo che l'ideale sia riuscire a trovare una via di mezzo tra le due cose.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Inizialmente credevo che non ci fosse molto. Quando ho riletto il libro per la prima volta dopo averlo completato, mi sono riconosciuto nei modi di fare e in certi aspetti del carattere di alcuni dei miei personaggi.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Sì. Molte persone hanno ricoperto un ruolo importante, sia positivo che negativo. Come per me stesso, quando ho riletto il mio lavoro, ho riconosciuto le caratteristiche delle persone con le quali passo la maggior parte del mio tempo.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Alla mia compagna. Il suo giudizio è stato fondamentale per me, così come le sue critiche e i suggerimenti. Inoltre è stata lei a proporre il viaggio nei luoghi descritti nel mio libro.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Sì. Lo dico da amante dei libri cartacei, ma credo che nei prossimi anni l' e-book rimpiazzerà la carte in maniera definitiva.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Apprezzo moltissimo gli audiolibri. Personalmente credo che sia un modo per far avvicinare alla letteratura anche quelle persone che, per mancanza di tempo o di voglia, rinunciano al piacere della lettura. Penso ad un lungo viaggio in treno o in aereo con un audiolibro. L'opportunità di conoscere ed imparare storie nuove stando comodamente seduti ad ascoltare è un'occasione che non andrebbe sprecata.

 

 

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Martedì, 04 Ottobre 2016 | di @BookSprint Edizioni

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