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11 Giu
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Intervista all'autore - Carlo De Angelis

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere mi accompagna gradualmente all'interno della mia fantasia, fino ad immedesimarmi nel corso degli eventi che mi trattengono estraniandomi dalla realtà. L'emozione più avvolgente l'ho provata nel sentire la voce e le parole dei personaggi che si sono presentati chi in punta di piedi, chi entrando in scena come se fossero già dietro le quinte. Lo stupore che mi ha colpito e sorpreso è scaturito dalla considerazione che “Il Cervo Rosso” è il primo romanzo che ho scritto, ma si è svelato con scioltezza come se fosse in incubazione.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Sicuramente l'atteggiamento comportamentale di buona parte dei personaggi, affidando loro il mio pensiero sulla famiglia, rispetto al concetto di collettività, delle relazioni sociali e sul metodo di praticare la politica.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Inizialmente mettermi alla prova se, in base alla mia istruzione, alla nutrita esperienza di estensore di documentazioni, relazioni e mozioni, etc, sviluppate durante i miei incarichi associativi, fossi in grado di scrivere correttamente una storia. Man mano ho sciolto gli accadimenti con impostazione letterale non retorica, persuadendomi quindi che la prova stava riuscendo e il resto ha dato vita al romanzo, e rileggendolo rileggendo per effettuare le eventuali correzioni, mi sono chiesto da dove veniva il contenuto di quelle pagine.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

"Il Cervo Rosso" sono state le prime parole che mi hanno dato lo spunto per scrivere una storia e mi hanno presentato alla mente la traccia del romanzo che ho scritto.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Porterei i romanzi di Gianrico Carofiglio e di Ken Follett perché li trovo autori coinvolgenti. Non dimenticherei fogli bianchi su cui riversare il frutto della mia fantasia .



6. E-book o cartaceo?

Io preferisco il cartaceo, sebbene riconosco la praticità dell'e-book, forse la preferenza deriva dall'essermi istruito ed acculturato grazie ai libri.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Quando ho avuto tempo recuperato dalla dismissione del lavoro, degli incarichi ed incombenze associative, ovvero quando ho messo i remi in barca, collocandomi realmente a riposo. Il sentiero della scrittura l'ho imboccato per caso, per una prova, la risposta del pubblico stabilirà se questo sentiero si trasformerà in carriera.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

No un aneddoto, ma l'intenzione vera e seria di fondare con amici, una scuola musicale, progetto non concretato per varie ragioni, mi ha ispirato a riversare nel romanzo, come filo conduttore della storia, la fondazione di una scuola musicale. È infatti intorno a questa aspirazione che si articolano gli eventi amorosi, sociali e politici della comunità, protagonista della mia opera narrativa.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Una emozionante soddisfazione. Se non fossi io testimone digitale di quanto ho scritto e come ho scritto, potrei essere incredulo. Lo voglio confessare quando ho scritto la parola fine mi è spuntata qualche lacrima associata al fremito strozzato di un singhiozzo.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Un'amica da tempo che mi ragguagliava di tanto in tanto durante la lettura, manifestando interesse e nel contempo rassicurandomi che non si trattava di piaggeria, poiché quando una storia non riesce a seguirla con agilità interrompe la lettura e non cerca di resistere per arrivare in fondo. Ho sottoposto il romanzo al giudizio di qualche altra amica, mi hanno tutte esortato a pubblicarlo. Ora mi convincerò se avevano ragione o meno.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro per me, non vedente, rappresenta la pratica possibilità di fruire in autonomia della lettura. Ormai, comunque il piacere dell'audio lo condivo con la mia signora durante gli spostamenti e viaggi in automobile. I lettori sono per lo più bravi, rendendo molto piacevole l'ascolto.

 


 

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Giovedì, 16 Giugno 2016 | di @BookSprint Edizioni

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