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01 Giu
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Intervista all'autore - Carmela Monopoli

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è dare una forma a quello che si ha dentro; è voler condividere con gli altri una ricchezza che si possiede; è comunicare una pienezza di vita.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Molto. Molto di esperienza vissuta e da vivere ancora, di voglia di approfondire e di conoscere sempre più.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

L’Eucaristia è il bene più prezioso che la Chiesa possiede, è il bene più prezioso che ciascuno può possedere. Scrivere ha significato poter offrire a tutti la possibilità di possederlo. E a chi ne ignora l'esistenza, far scattare la voglia di conoscerlo.




4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

È stato il titolo che ha dato corpo al libro e non viceversa; è stato all’origine di tutto. Ovviamente, il titolo rappresenta il contenuto.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

La Bibbia. Perché è l’unico libro che consente di conoscere qual è il modello dell’uomo riuscito; che consente di cogliere i valori per i quali vale la pena vivere e morire; che aiuta a seguire l’unico Uomo, Gesù, che è la via da seguire se ci si vuole realizzare, la verità che abbatte le tante menzogne da cui siamo circondati, la vita che non conosce tramonto.



6. E-book o cartaceo?

Ambedue. Possono coesistere finché ci sarà tolleranza e accoglienza delle diversità, finché consentiremo a ciascuno di esprimersi secondo le proprie capacità, secondo la propria inclinazione, secondo tante altre cose. Forse finché l’innovazione tecnologica soppianterà la carta e il cartaceo diventerà un reperto archeologico. Avverrà o non avverrà? Chi lo sa? Quando? Chi lo sa? Del resto, non scriviamo più sulla pietra e neppure su papiro da molto tempo e forse un giorno sarà superato anche l’uso della carta. Per ora teniamoci il nostro caro libro di carta e lasciamo ai nativi digitali, e, perché no, anche ai non nativi, di usare anche l’e-book.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non sono una scrittrice. Mi sento spinta a scrivere quando voglio comunicare qualcosa di essenziale e quando ne ho l’ispirazione.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

A dire il vero è stato pensato e dapprima realizzato come sussidio audiovisivo, poi è diventato un libro per l’ingente mole di testo che mano a mano si andava accumulando.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

È una sensazione molto bella, è come se nascesse un figlio: lo hai concepito, lo hai fatto crescere, lo hai generato e infine lo metti al mondo e tutti possono considerarlo un amico da amare oppure da tenere a distanza.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Più che far leggere il testo già completato, inizialmente ho condiviso l’idea e i primi passi con un mio amico sacerdote, il quale mi ha anche suggerito di impreziosire il libro con delle schede operative per un approccio interattivo, allo scopo di porgere i contenuti del libro in maniera più coinvolgente e fruttuosa. E così ho avuto la preziosa collaborazione di Rosangela Silletti che con competenza ed entusiasmo ha accettato di collaborare in questo senso nella stesura del libro.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L’audiolibro è una bellissima e utile invenzione per i non vedenti e ipovedenti e per tutti coloro che per qualsiasi motivo sono impossibilitati a leggere. Ma guai se dovesse soppiantare la lettura, qualsiasi tipo di lettura, in coloro che possono farlo e non lo fanno per pigrizia.

 





 

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