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30 Mag
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Intervista all'autore - Bruno Brughera

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato e cresciuto a Lugano, in Svizzera. Fin da piccolo ho potuto vivere a sprazzi anche la vita di paese in montagna, a contatto con la realtà rurale, con una forte spinta verso la terra, gli animali, la natura in genere. Dopo l'adolescenza , nei primi anni da ventenne, ho iniziato ad avere problemi agli occhi. Nel corso degli anni malgrado questi problemi, ho avuto modo di fare diverse esperienze come terzo mondista in sud e centro America per conto proprio e lavorando soprattutto nel sociale a casa mia. Malgrado la disgrazia di vivere con dolori quotidiani agli occhi, questi, mi hanno sempre dato l'opportunità di cambiare e intraprendere nuove strade ed è proprio con l'ultimo stop che mi sono reinventato un nuovo percorso professionale creando con tre amici un’associazione per offrire opportunità a livello sociale con i cavalli a chi ne facesse richiesta, da bambini, adolescenti persone con handicap ecc.




2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Dipende dalla maturità del ragazzo, dalla sua capacità di mettersi in gioco. Non credo di essere in grado di dare consigli, i temi che mi interessano sono diversi, dai diritti civili alla decresciuta felice... ora come ora mi sento di consigliare un libro che cito nella mia opera, di Marc Bekoff "La vita emozionale degli animali", forse non così avvincente in alcune parti ma con un messaggio molto profondo che mi piacerebbe che i giovani potessero recepire perché il cambiamento lo possono fare soprattutto loro.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Non è un tema che posso disquisire in quanto non sono un buon lettore. A me piace il cartaceo e soprattutto i libri fatti con carta ruvida e spessa, adoro la manualità e le cose artigianali, purtroppo costano e quindi per chi legge molto come mia moglie e mio figlio, vedo che loro spaziano dall'uno all'altro supporto, credo che preferiscano l'e-book per comodità di raggruppare molti libri in poco spazio e peso.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Non mi ritengo uno scrittore, non ho questa presunzione. Devo dire che man mano il libro ha preso forma, un certo gusto e piacere l'ho provato e addirittura è sorta in me la voglia di proseguire, di completare e di raccontare maggiormente la mia realtà.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

È stata una necessità, il poter fermare alcuni concetti e mettere nero su bianco alcune nozioni e valori che desideravo divulgare. Aspetti della realtà in cui opero, esperienze che andavano divulgate e un messaggio da offrire.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Innanzitutto, vivendo in una società sempre più centrata su se stessa e volta a prevaricare sull'altro, sugli altri, sui diversi che siano migranti, profughi o semplicemente persone di ceti inferiori eccetera, vorrei dire di scendere dal piedistallo antropocentrico e aprirsi maggiormente alle diversità che siano umani o animali. Più rispetto verso l'altro, verso ciò che ci circonda, verso l'ambiente per accettare e convivere con le biodiversità. In secondo luogo mi preme dire di recuperare sì la storia e le tradizioni, ma di sapersi soffermare recepire nuovi messaggi, per poter evolvere, di non aver paura del cambiamento.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Direi che è stata la mia condizione di invalido che mi ha permesso di avere tempo, di riflettere e di operare in tutta autonomia. No purtroppo, non è stato un sogno perché ho imparato troppo tardi il valore della lettura. È stata una presa di coscienza maturata nel corso di esperienze di vita.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Stavo studiando un testo fondamentale per il tema trattato e sebbene lo si può vedere come un accezione negativa in quanto l'autore che seguivo anche sui social network, ha cominciato a debordare, ad essere troppo pieno di sé, ho compreso che dovevo prendermi per mano, non avere più quella posizione di sudditanza (il personaggio in questione è veramente colto e molto dotto) e iniziare a scrivere veramente partendo da me, dalle mie esperienze. È forse in quel frangente che nasce veramente "Incontrare il diverso".



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Si, più volte, anche perché il libro nasce come strumento tecnico per supportare l'area formativa dell'associazione e per rispondere alle molte sollecitazioni di persone che volevano lavorare in campo sociale con il cavallo. È quando mi sono reso conto che non avevo sufficienti competenze per insegnare e strutturare un percorso che sono andato in crisi, ma poi con i consigli e il supporto di un amico, ho cominciato a provare un certo piacere a raccontare e di divagare dall'idea di prontuario.



10. Il suo autore del passato preferito?

Direi non tanto del passato perché è più che attuale, mi piace molto Erri De Luca.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Come ipovedente, passo molte ore senza la lente sclerale che mi affatica parecchio e l'audiolibro è qualcosa di veramente utile. Se poi, letto magistralmente come recentemente ho potuto ascoltare Valentina Carnelutti con "L'isola sotto il mare", beh è come vedere un film tanto può essere avvolgente e ricco.

 


 

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