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BookSprint Edizioni Blog

27 Gen
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Intervista all'autore - Giancarlo Pizzuto

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere per me è una passione nata all'improvviso. Dopo il trauma del licenziamento, ad un'età che non mi ha permesso più di rientrare nel mondo del lavoro, dopo ventotto anni ininterrotti, la rabbia e la delusione mi hanno fatto rifugiare nello scrivere il mio primo libro, la mia autobiografia. Il monitor e la tastiera, da quel momento, sono diventati degli amici a cui raccontare le mie emozioni Da allora, lo scrivere mi dà come un senso di libertà difficile da spiegare, paragonabile a quello che può provare un uccello che si libra in volo, un'emozione unica e impareggiabile d'infinito spazio dove potermi muovere con la mia fantasia.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Credo che in uno scritto ci sia sempre la realtà che in quel momento sta vivendo lo scrittore, se non come vita vissuta direttamente, quantomeno filtrata dal suo essere, dal suo intimo più profondo. In questo libro, che è una raccolta di racconti, della mia vita reale c'è il mio modo di viverla e subirla, con lo sbigottimento che mi dà il mondo reale, sempre più conformato a seguire la legge della giungla, dove il più forte sbrana il più debole.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

È stato uno sfogo, un urlo di rabbia impotente di fronte all'umana indifferenza, che fa voltare gli occhi da un'altra parte, quasi con fastidio, di fronte alla visione di cadaveri galleggianti sul mare o davanti ai visi di bambini che soffrono.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il titolo "Di terra, cielo e mare, di uomini e donne" è nato spontaneamente, già mentre andavo scrivendo i racconti che lo compongono mi parve giusto questo titolo, in quanto in esso c'è racchiuso tutto quel che vuole essere il significato del libro.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Sono tanti gli scrittori che ammiro, ma lo scrittore che vorrei con me, quello che ammiro di più, per la sua poliedricità e facilità nella scrittura è Isaac Asimov, grande scrittore di fantascienza ma anche eccelso divulgatore. Di conseguenza, non porterei nessun libro con me, ma aspetterei di leggere quello che scriverebbe mentre siamo lì, perché tutti gli altri suoi libri li ho già letti e su quelli mi piacerebbe dialogare con lui.



6. E-book o cartaceo?

Se l'e-book può veicolare più persone verso la lettura, ben venga, ma io amo vedere la mia libreria piena di libri, amo poterli toccare e nell'aprirli, avere la consapevolezza di tenere in mano quelli che credo siano dei piccoli tesori d'ingegno.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non mi considero un vero e proprio scrittore, ancora mi sento più che altro un moderno cantastorie, un menestrello che va narrando quel che accade intorno e dentro di sé. Però mi piace pensare che quel che scrivo, magari in futuro, potrà farmi annoverare tra gli scrittori con una carriera alle spalle. Per adesso credo di essere ancora nella fase della gavetta.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

I primi racconti di questa raccolta, "Sole di coda" e "Verso il blu", li scrissi sulla scorta di eventi infausti come l'anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e il naufragio del barcone che fece annegare più di trecento migranti nel mediterraneo. La vista di quelle immagini di devastazione nucleare ma, ancor di più, la vista di quei cadaveri galleggianti, mi provocò un moto di rabbia e di pena infinita, accentuata ancor di più nel veder sbarcare dei fagottini, segno che tra quelle lenzuola c'erano i corpi di alcuni bambini e di uno di questi bimbi ho voluto immaginare la vita e raccontarla, anche per far sì che queste morti non vengano dimenticate. Questi due racconti hanno tracciato la linea che avrei seguito e i racconti che avrei scritto.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Sebbene a volte io cerchi d'impostare una linea guida inerente alla stesura del libro, sono uno che scrive d'impeto, quindi non mi soffermo molto su come stia procedendo il lavoro e se segue fedelmente la linea tracciata in precedenza. In genere guardo alla fine quel che è diventato tutto il mio scrivere e, solo da quel momento, comincio a considerarlo un libro e ad amarlo come un figlio, che sia esso pubblicato o no.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Sin dall'inizio, la prima che legge quel che scrivo e mi aiuta a dipanare qualche mio pensiero espresso in maniera un po' troppo ermetica, è mia moglie Angela. Dal suo giudizio e dal suo gradimento capisco se quel che ho scritto possa essere degno di condivisioni con altri in forma di libro. Lei è la mia prima fan, ma anche la mia coscienza critica.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Penso sia un buon metodo per far sì che anche i bimbi piccoli possano essere portati, nel loro futuro prossimo, ad avvicinarsi ai libri anche come lettori, e non soltanto come uditori. Io sono un lettore incallito, uno di quei lettori che ama leggere girando le pagine di un libro, ma se un audiolibro riesce a far compagnia e, se riesce a far sì che la lettura diventi ancor più diffusa nel mondo, allora ben venga l'audiolibro.



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