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14 Dic
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Intervista all'autore - Antonio Martucci

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è trasformare in un linguaggio scritto le idee, la fantasia, le emozioni, l'esperienza con la volontà di trasmetterle al lettore e di suscitarne l'interesse ad ogni pagina.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Come si sa il libro è stato registrato su nastro dall'Autore e trasformato in versione cartacea da noi figli. In questo libro c'è il ricordo di tantissime occasioni in cui nostro padre ci raccontava episodi legati alla sua partenza per la guerra, alle sue nuove amicizie, al viaggio verso il fronte, alla prigionia nei campi di concentramento, al rientro in patria. Molte volte eravamo noi figli a chiedergli di raccontarci uno dei tanti episodi che, anche se già noti, ci piaceva riascoltare per l'emozione che ci suscitavano le sue parole, sempre più ricche di particolari.




3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Innanzitutto è un omaggio alla memoria di nostro padre e per noi la soddisfazione di aver realizzato un libro che speriamo che possa interessare ed emozionare il lettore così come è capitato a noi e a molti altri che hanno letto l'opera in forma grezza dattiloscritta.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il titolo è sempre stato "Cavalli otto, uomini quaranta", però ci siamo accorti che esiste un'altra opera con lo stesso titolo pubblicata circa 15 anni fa. Dopo aver martellato la fantasia a lungo, rileggendo per l'ennesima volta il testo, è venuto fuori all'improvviso il titolo: "E tu perché' sei tornato?", la domanda rivolta a mio padre da una delle tante madri disperate, che alla stazione di Trento erano in attesa dei treni che riportavano i reduci dalla Russia in Italia, e che mostravano la foto dei loro figli o mariti dei quali non avevano più avuto notizie.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Vorrei portare molti libri, ma se dovessi proprio portarne uno solo, sceglierei la “Divina Commedia” perché, oltre alla bellezza intrinseca dell'opera, è una vetrina delle passioni umane e uno stimolo alle riflessioni.



6. E-book o cartaceo?

I tempi cambiano e così cambiano anche i modi di lettura. Penso che sia giusto poter scegliere fra un'ampia gamma di libri stando comodi a casa propria e di poterne intraprendere la lettura nell'arco di pochi minuti. È una maniera per invogliare più persone alla lettura.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

In realtà non si è intrapresa alcuna carriera di scrittore, siamo stati solo i curatori di un testo dettato su nastro dall'Autore.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Dopo qualche anno dalla morte dell'Autore, anche se in ritardo, ha cominciato a maturare in noi figli l'idea di trasformare in un libro ciò che fino a qualche settimana fa era solo un dattiloscritto, con la certezza che il suo contenuto potesse suscitare nei lettori emozioni analoghe alle nostre.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

È sicuramente una grande soddisfazione!



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Il primo libro è stato consegnato a nostra madre, 90 anni ma solo all'anagrafe.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

La tecnologia offre anche questa possibilità, sicuramente apprezzata in alcuni tipi di handicap e dai pigri. Non va dimenticato che la lettura visiva stimola le funzioni cerebrali in maniera molto più ampia rispetto al semplice ascolto, in quanto influenza l'efficienza di uno dei più evoluti canali umani di comunicazione: la parola.



 

 

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Lunedì, 14 Dicembre 2015 | di @BookSprint Edizioni

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