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06 Nov
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Intervista all'autore - Grazia Mazzeo

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Imperativo categorico? Ma sì, diciamo pure che scrivere per me è una sorta di esigenza primaria, che purtroppo, devo relegare ai rimasugli di tempo che le mie giornate lasciano a me solamente. Momenti miei che però, spesso rischiano di invadere e fagocitare l'intera giornata se non imponessi categoricamente dei netti confini. La scrittura è per me una sorta di vaccino contro ogni forma di melanconia, di rabbia, disillusione; è una manciata di pensieri da seminare in un spoglio campo semantico perché possano sbocciare speranze ed inondare di colori il grigiore . Ed io adoro il cromatismo delle idee.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Ogni analogia con personaggi e situazioni….etc. etc. Ecco, esattamente pura fantasia i miei personaggi, le situazioni e devo dire che in questo romanzo la fantasia è andata davvero a briglie sciolte, anche perché riportare il mio vissuto nell'epoca in cui si dipanano le vicende, sarebbe stato davvero difficile. Eppure, nonostante tutte le premesse, c’è sempre qualcosa dell’autore in ogni personaggio, in ogni situazione . “L’autore nel suo libro deve essere come un dio nel suo universo, dovunque presente e in nessun luogo visibile” e non è un caso che l’abbia detto il grande Flaubert.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Scrivere questo romanzo è stato per me una sorta di sfida, un continuo misurare me stessa, i miei limiti, le mie capacità mnemoniche e soprattutto un ricercare forme di linguaggio e tematiche che non stridessero con l’epoca in questione. Ed è proprio l’epoca in questione la mia sfida più grande, insomma, potrebbe sembrare un controsenso ambientare un romanzo nel pre- risorgimento Italiano, quando ancora si era alla ricerca di una identità nazionale, ed aspettarsi un consenso in un’epoca come la nostra iper- tecnologica e globalizzata. Ma questo è un discorso troppo lungo che forse è meglio sintetizzare con questa frase: il mio romanzo è un romanzo che avrei voluto leggere oggi in un epoca in cui tutto è veloce, sintetico, persino i sentimenti.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il titolo lo ha scelto il romanzo già dalle prime righe, quando ancora non sapeva di divenire romanzo. “Come una tempesta”, è venuto automaticamente, come a presagire l’indirizzo e tutto l’impianto narrativo che si sarebbe dipanato da quella che era ancora una informe matassa… Il sottotitolo “All’incrocio dei venti “ e un’ulteriore conferma di quanti e quali venti sarebbero spirati su ogni pagina.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Allora vediamo: “Il pendolo di Focaut” di Eco, ma solo perché è grande, ma perché non “L’ombra del vento” di Zafon, oppure , "La cattederale del mare" di Falcones, o “Oceano mare” di Baricco o meglio “ Passaggio in ombra” di M. Teresa di Lascia... Insomma no, a questa domanda non posso rispondere con un solo libro solo. E poi il resto del tempo che faccio? Ma se proprio devo portarmi uno scrittore, credo che con la Allende potrei convivere per molto tempo e non ci si annoierebbe di sicuro. Se proprio vogliamo strafare perché non Baricco oppure Carofiglio.



6. E-book o cartaceo?

Adoro la carta, adoro avere libri per casa posati ovunque. D'altra parte, però i tempi esigono anche immediatezza e probabilmente anche spazio. Mi sono attrezzata anche per l’e-book e penso sia un’ottima opportunità che potrà avvicinare anche i giovani intolleranti alla carta alla lettura. Ma una bella libreria, vuoi mettere?



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

La mia carriera è quella di mamma a tempo pieno, sono madre di quattro figli, tre dei quali ancora in famiglia e quindi, quest’altra carriera di scrittrice, credo sia uscita prepotente dai cassetti dei miei sogni che evidentemente non avevo chiuso a chiave. Di divenire scrittrice, l’ho sognato sin da piccola e il giorno che lo scrissi in un tema in terza elementare, suscitai l’ilarità di tutta la classe, maestro compreso. Se avessi risposto ballerina o attrice, sarebbe stato normale, ma questo lo avrei capito col tempo.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

In origine questo romanzo era un semplice racconto che nel suo evolversi aveva connotati molto diversi. Diciamo che i protagonisti principali erano gli stessi, ma le vicende si chiudevano drammaticamente. Lo avevo lasciato lì a decantare in cartaceo addirittura e in un certo senso, presa com’ero dalla poesia, (perché questa è un’altra mia fissa), l’avevo quasi scordato. Ad un certo punto, però, (volere del caso?) è saltato fuori e mi ha catturato sino a divenire la mia tela di penelope. Tessevo e disfacevo in un ciclico paradigma infinito, quasi temessi, come una madre di lasciare i miei personaggi liberi di andare. E poi… È storia recente.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Attesa, revisioni, altra attesa (benedetta tu e la tua pazienza Gerarda!) e… Non credo ci siano parole, anche se mi dicevo che sarebbe stata una cosa normale, fisiologica quasi. Se mi è concessa l’analogia, a me che sono stata più volte mamma, è sembrato quasi vedere la propria creatura, dopo anni d’attesa e timori, nascere finalmente. Erano il parto della mia mente quelle pagine, finalmente in un libro. Elettrizzante? Sì, decisamente!



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

L’amicizia è una di quelle cose che per restare tale ha bisogno di radici forti e terreno solido su cui basarsi, e la mia amica di sempre Rosetta Circiello, lo ha dimostrato con la pazienza e la costanza nel leggere pezzo per pezzo, capitolo dopo capitolo, il primo abbozzo di questo romanzo. E non solo, ha fatto da sprone nei miei momenti di stasi perché non perdessi mai fiducia in me stessa. Naturalmente quello che ritroverà nel romanzo definitivo sarà alquanto differente dalla prima stesura, ma mettiamola pure così, le parole sono cosa viva, se le lasci un po' da sole, non si sa mai in che situazioni si andranno a cacciare!



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Credo sia una buona opportunità, non tanto per i libri che i loro estimatori li troveranno sempre, quanto per i pigri, i non lettori e i frettolosi che avrebbero modo di espandere e allargare i loro orizzonti. Ogni riferimento a persone è da ritenersi puramente casuale!

 





 

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