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15 Set
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Intervista all'autore - Salvatore Aniello Gallo

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Beh, scrivere per me è l'equivalente del tifoso di andare a vedere la propria squadra del cuore. Quando scrivo riesco a dire, e a far finta di omettere in modo intrinseco tutte le emozioni che di norma una persona non troppo espansiva come me, non riesce a dire e o a fare. Diventa un mondo a se stante, con l'emozione di poter sfogare rabbia, amore e passioni; ovviamente poi c'è da dire che una volta creati i contesti in un certo senso, i personaggi vivono di vita propria. Se dovessi incamerare tutte le emozioni in un unica parola, probabilmente sarei ovvio e risponderei amore. Ma in un certo senso, è un po' più complesso.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Ovviamente ci sono tanti di quegli eventi personali che la scrittura ti permette di camuffare, molti dei quali sono fonti di ispirazione e perché no, anche motivi di poter avere rivincite nel libro. Quante volte ci capita di essere in fila in un posto, ed avere a che fare con il furbo o la furba della situazione che vuole saltare la fila appunto. Per non parlare di posti in cui addirittura gli operatori con i quali dovresti avere a che fare, sono i primi citati furbi che per ovvie ragioni non puoi mandare a farsi benedire. Diciamo che nell'arco degli anni durante i quali ho scritto, molti eventi personali sono diventati motivo di sfogo nella stesura della storia.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Quest'opera è stata per me un evasione dalla vita quotidiana. Per non perderci troppo nella filosofia, la passione per il fantasy è sempre stato insita in me; per chi se la ricorda già da “Fantaghirò”. L'evasione poi è stata alimentata dalla voglia di poter dare il mio contributo ad un argomentazione tanto vasta come quella dei vampiri, ma i miei lettori sanno che non si parla solo di loro. C'è una miscela di idee e leggende per le quali io in prima persona mi ci sono perso e ad un certo livello di ricerche sono riuscito a estrapolare uno start. In breve posso dire che la passione non ha significato, e poterla inseguire ahimè solo nel tempo libero, è già una grande soddisfazione.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Onestamente, il titolo iniziale è diventato il titolo del capitolo finale. Questo perché nel momento in cui la storia iniziava a prendere forma nella mia testa mi si delineava quello che poi sono diventati i fattori componenti la storia. Inizialmente avevo deciso per una trilogia vista la vastità degli incatenamenti che, come dico spesso, hanno preso forma da soli. Appunto perciò ho dovuto decidere di dividerlo ancora con un quarto libro, per far sì che poi tutti i tasselli possano essere chiari per i lettori, in effetti c'era un solo titolo che a differenza di questo che poi ho scelto mi allettava, ed era Aivaduqi per chi è scaltro di anagrammi appunto Via da qui; ma poi non mi ha convinto e ho deciso di optare per Alla Conquista del mio Essere. ma il titolo Aivaduqi lo riserverò per un postumo romanzo!



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Vorrei senza dubbio il libro dell'autrice J.K. Rowling “The Cuckoo’s Calling” (“Il richiamo del cuculo”) che ha scritto sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith; l'autrice che cito per me è un esempio di professionalità e dedizione alla materia, in un epoca dove la lettura si è purtroppo "banalizzata "(non nel senso discriminatorio attenzione, ci tengo a precisare) ai fumetti dei quali anche sono fan in prima persona. La Rowling è riuscita ad accattivarsi il popolo dei giovani e non solo. In un futuro ipotetico, poteri commuovermi a “C'è Posta per te” se mi facessero conoscere Mrs Rowling, ovviamente per me sarebbe un onore, e lo è già solo per il fatto che grazie anche a BookSprint Edizioni posso dire di essere un suo collega.



6. E-book o cartaceo?

Cartaceo forever. L'E-book è fantastico, ed è anche molto meno dispendioso per lo spazio, su questo non c'è dubbio. Ma vogliamo mettere la soddisfazione di riaprire un libro vecchio cinquant'anni con le pagine ingiallite e quell'odore di polvere? Poi storicamente in un futuro ipotetico, i computer potranno essere sostituiti da altre tecnologie, ma i libri rimarranno sempre i libri. Già la soddisfazione di possedere per dire un numero di dieci libri e tenerli esposti su uno scaffale a prendere la prima citata polvere, credo sia pane per la vista. Come si dice, anche l'occhio vuole la sua parte!



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Beh, il quando è veramente nascosto nel passato. Da ragazzino, avevo circa otto anni, fecero molto scalpore i libri come "Piccoli Brividi" e altri della linea "Battello a Vapore"; ovviamente erano libri che mi prestavano e divoravo in un giorno o due al massimo, ma mi lasciavano sempre con un che di irrisolto, come se la storia sarebbe potuta continuare. Decisi così per divertimento di scrivere alcuni racconti, che conservo ancora gelosamente, ispirandomi al “Battello a Vapore” appunto, e per non violare il loro copyright chiamai la linea di racconti(circa cinque) "I racconti della Locomotiva a Carbone". Come si può immaginare non ho quasi mai studiato per i compiti in classe d'italiano!



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

L'idea nacque dopo l'ennesima delusione d'amore, sommata effettivamente ad un'altra delusione per quanto riguarda la sfera dell'amicizia. In un momento di rabbia immaginai come sarebbe stato se io fossi stato Blade il diurno, e loro dei vampiri o quanto di simili. La mente spaziava tra le ispirazioni con altri avvenimenti, a partire dal lavoro con i così detti clienti rompiscatole, appunto fino ad andare a parare al criminale o ai terroristi. Come poter dire, quando si gioca a morra cinese e si chiede la rivincita, idem. Il libro sarebbe stato la rivincita dei buoni, e per dare un anticipazione, il terzo libro sarà dedicato al buono per eccellenza; ciò che poi avvenne una sera durante l'orario lavorativo fu proprio il calcio d'inizio. Come dire, quell'avvenimento che mi illuminò. Lavoravo in un bar nel centro scommesse di un amico, e proprio un cliente che stava prendendo un caffè, come si suol dire scambiò due chiacchere con me. Morale della favola, aveva con se un cane lupo, ed il nome del signore era proprio quello che avrà un personaggio molto importante nella storia. Quello fu il mio momento, e decisi di incominciare, finendolo poi giusto qualche anno più tardi!



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

La soddisfazione è immane, e al sol pensiero di vedere la saga completa, mi fa emozionare in modo indicibile. Purtroppo il tempo è tiranno, se potessi dedicarmici con tutto me stesso, sarei ancora più soddisfatto, ma ahimè non si può avere tutto dalla vita, e siccome mi piace tantissimo rifarmi ai proverbi dico che si contenta gode!



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Tecnicamente la persona che per primo ha iniziato a leggere del mio libro è un vecchio amico che ahimè è andato via, non credo che dove si trova possa leggerlo ma in effetti è un mistero. La prima persona che ha letto il mio libro completo è mia sorella Valentina. Anche se, non è proprio il suo genere, mi ha fatto comprendere che è abbastanza accattivante anche per una persona che non ha passione per il genere, il che suppongo sia un grande complimento.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Gli audio libri sono una grande invenzione, ricordo che da bambino avevo circa sei anni, ascoltavo su cassetta i racconti di mamma Oca, una raccolta di fiabe e favole appunto incise su cassetta. Penso che sia una bella trovata, anche per i più pigri ma ribadisco che la lettura è sempre la buona e vecchia lettura. Grazie del tempo che mi hai concesso e colgo l'occasione per salutare tutto lo staff della BookSprint, un abbraccio.



 

 

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