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05 Ago
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Intervista all'autore - Danilo Fia

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato ad Arco (TN), il 22 giugno 1963, nel territorio meglio noto come Alto Garda Trentino, ho sempre vissuto in questa zona, bellissima e vocata al turismo, dove svolgo la professione di avvocato titolare di uno studio legale ad Arco di Trento. Tra le tante passioni ne ho due in particolare, che mi hanno sempre accompagnato: la bicicletta e la moto. Considerato il lavoro che faccio, durante l'arco della giornata scrivo un fiume di parole ma che, ovviamente, non lasciano traccia nella memoria collettiva, se non negli addetti ai lavori. Proprio per questo ho deciso di cimentarmi nello scrivere dei racconti che possano rimanere nel tempo ed essere letti da un numero imprecisato di persone. Mi piace molto la forma del racconto perché, a mio parere, riesce a dare al lettore una fotografia immediata e chiara di quanto viene scritto ed è una forma più vicina al contenuto delle storie che, di solito, vengono raccontate oralmente.





2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Di solito le ore serali, dalle ore 22 alle 24.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Leggo di tutto e non ho un autore preferito in assoluto. In passato ho divorato i racconti ed i romanzi di John Steinbeck. Mi è piaciuto tantissimo "Seta" di Barrico. Di recente ho scoperto un'autrice americana, Ben Pastor, che trovo bravissima nell'opera "La venere di Salò". Mi diverte e intriga molto lo stile di Andrea Vitali nei suoi racconti di paese.



4. Perché è nata la sua opera?

Per il bisogno di lasciare una piccola fotografia scritta dell'adolescenza vissuta dai miei coetanei, nati nei primi anni ’60, che fanno parte di una generazione poco rumorosa e conosciuta rispetto alla generazione precedente connotata dall'agire politico del ’68 e la generazione che è venuta dopo la mia, comunque famosa, dei c.d."paninari" caratterizzata da principi marcatamente consumistici.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Ho una zia maestra, sorella di mia madre, che sin da piccolo mi ha instillato la passione della lettura, mettendomi a disposizione libri e fumetti. Penso che aver iniziato a leggere per diletto sin dagli anni dell'infanzia abbia contribuito enormemente alla mia formazione non solo letteraria ma anche personale. Leggere la trovo una cosa naturale e necessaria e mi ha facilitato nel mio percorso di formazione di carattere umanistico e nelle scelte degli studi professionali che poi ho fatto in seguito.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per me scrivere è un modo di raccontare la realtà. È riuscire a fare una fotografia di un'epoca, di un evento, di una sensazione che poi rimangono imprigionati nelle lettere scritte e stampate sulla carta.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Quello che scrivo prende spunto da esperienze personali e dal contatto con le persone che incontro quotidianamente.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Penso i miei figli. Perché in fondo ho voluto descrivere loro com'è stata parte della mia adolescenza, sicuramente diversa da quella che stanno affrontando. I miti, gli oggetti di culto sono cambiati; noi avevamo la motocicletta per muoverci, per conoscere, per farci conoscere e farci accettare nelle grandi compagnie. Il movimento fisico era fondamentale in tutte le sue declinazioni. I ragazzi di oggi hanno il tablet, lo smartphone ed usano i social per dialogare, per fare amicizia e per conoscere in tempi rapidissimi tutto quello che a loro interessa. Non so dire quale sia l'epoca migliore, sicuramente noi non potevamo bluffare visto che il rapporto con gli altri era di carattere fisico, personale, diretto e quindi non ti potevi certo nascondere dietro ad un'immagine creata ad arte o a quello che ora puoi semplicemente scrivere di te senza farti vedere standotene comodamente seduto sul divano di casa.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mia moglie naturalmente, lettrice accanita e critica implacabile, pragmatica e preparata.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Personalmente preferisco il libro di carta stampata.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Idem come sopra.



 

 

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