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16 Lug
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Intervista all'autore - Ombretta Costanzo

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Per me scrivere è un viaggio in una dimensione altra, si accende una telecamera che punta l'obiettivo dentro di me e non fuori. A volte per me scrivere è come "sangue dal naso" , mi riferisco ad altri temi trattati in altre opere che forse in futuro pubblicherò, e che mi portano davvero via. Quando scrivo sento tutto come fosse reale, amo i miei personaggi, con loro passo molto tempo, anche perché sono lenta, modifico in continuazione ciò che ho scritto, per finire questo romanzo ci sono voluti 12 anni! Quando l’ ho iniziato ero in Sardegna, era il 2002. Mi manca il tempo, infatti lavoro come insegnante di Italiano e Storia; una volta alla settimana tengo un corso di Yoga, studio sempre...ed ho naturalmente una vita privata con un compagno e con tre ragazzi che vivono con me.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Tanto. L'amore per la Sardegna è nato quando avevo una ventina d'anni, eravamo con la compagnia di teatro nella quale recitavo alle Cinque terre per il festival, lì una compagnia di giovani portava un testo "Suconnottu " (tornare al conosciuto credo sia la traduzione dal sardo all'italiano . Mi hanno parlato della Sardegna e per me è stato l'amore! Studiavo Antropologia culturale, così ho deciso di scegliere il canto funebre rituale sardo come argomento della mia tesi. Erano i primi anni del ’70 , mio padre non voleva partissi per la Sardegna, aveva paura, nessuno poteva accompagnarmi, da tre anni avevo finito gli esami e mi mancava la tesi, ma la mia prof. voleva una tesi di ricerca sul campo...dovevo per forza partire. Così da sola, con pochi soldi guadagnati vendendo le borse di pelle che facevo, contro il volere di mio padre, sono partita. Non sapevo neppure dove avrei dormito ma la Sardegna e la sua gente sono stati magici e accoglienti. Questa cosa mi è accaduta in tutti i miei tantissimi viaggi... Tutti con il loro fascino, in India o in Francia, in Turchia o nel magico Sud italiano , da Siracusa, mia terra paterna, a Milano, mia terra materna, in Inghilterra o in Egitto, in Nepal o in Srilanka o in Spagna, Scozia, Grecia , Croazia, ma mai tutto è stato coinvolgente e magico come in Sardegna.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

È stato come fare un regalo alla gente che mi ama, che mi ha accompagnato nel mio viaggio, sia in quello fisico che in quello psicologico. I personaggi, calati in una storia inventata, sono il mio compagno, i ragazzi che vivono con me, le persone che ho conosciuto a tutti ho passato "il male di Sardegna " per anni siamo andati in vacanza nei posti meno turistici e più ammalianti di questa regione. Questo libro è una dichiarazione d'amore per una terra che ha conservato la sua magia, la sua natura forte, i suoi colori, i suoi profumi , il suo fascino , la sua cultura, mi racconta la storia dell’uomo.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Ho fatto un po' fatica, ma poi il titolo è venuto da solo: “Su Mannau”,il nome delle grotte indimenticabili che si aprono nel ventre azzurro di Aragonite della Terra, scenari che ti fanno pensare di essere in un palazzo dalle pareti preziose di gemme e di sassi.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Elsa Morante, "La Storia" perché è sublime; Andrea Camilleri, perché è geniale.



6. E-book o cartaceo?

Per i ragazzi è meglio l'e-book perché la tecnologia avanza. Quando ero bambina i miei genitori consideravano i fumetti "sottocultura" e non meli lasciavano leggere, oggi io li consiglio ai miei studenti! Penso che per noi della mia generazione l'e-book sia scomodo, ma per i ragazzi abituati al monitor va bene. La vita, la cultura, la tecnologia viaggiano.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Da quando ci sono ho sempre raccontato delle storie, una era quella che chiamavamo infinita, una sorta di telenovela a puntate, soprattutto d'inverno io, la sera, raccontavo ai miei fratellini (eravamo otto) la storia di una famiglia. Mi piace scrivere, lo faccio da sempre, e raccontare, lo faccio da prima di avere imparato a scrivere, ma prima scrivevo a mano, ed era una "sbatta". Poi ho realizzato un sogno, con i primi soldi guadagnati ho comperato la mia prima machina da scrivere, ma la mia natura creativa e pasticciona ha realizzato un romanzo intero, solo quando, utilizzando il computer, ha potuto modificare le storie, senza dover riscrivere tutto. In India, in uno dei miei tanti viaggi, ho incontrato uno studioso della lettura della mano, un "palmistry" sembrava molto serio, (io non credo nel destino) lui mi ha detto che avrei scritto dei libri, io pensavo dei saggi sullo Yoga, visto che ero in India per diventare istruttrice di Yoga, ma lui mi ha detto: "No, scriverai dei romanzi." Ho cominciato a scrivere pensando di pubblicare, ma ci volevano dei soldi per realizzare quel sogno e farsi conoscere .



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Ero in Sardegna, scendevo al mare attraverso la valle delle miniere, da sola, con i miei due cani, sotto il sole a 40 gradi. Dopo sette chilometri arrivava Giuseppe con la macchina, facevamo l'ultimo pezzo a piedi...io volevo camminare per godere di quel paesaggio misterioso, volevo camminare per dimagrire, e per vedere i cervi! Così ho scritto la storia delle mele cotte, che racconto nel mio romanzo, immaginando un incontro ravvicinato del terzo tipo con i cervi! E così ho iniziato il romanzo dalla sua fine. Nel frattempo, ogni anno, accadeva qualcosa, la prima bambina e poi gli altri due e con loro e con Giuseppe le vacanze in Sardegna. In una delle nostre bellissime visite a Su Mannau Mirko, che aveva quattro anni, ha sentito da qualcuno dire che i pipistrelli erano animali notturni, e volendo saperne di più sui cervi, ha chiesto se erano notturni o giornalisti.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Mi sono innamorata del mio romanzo, quando ho capito che "prendeva corpo" e poi mi è successo di pubblicare . L'emozione è stata forte anche quando Vito Pacelli mi ha inviato il romanzo come regalo per presentare il lavoro della sua casa editrice.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Giuseppe, il compagno di tutte le mie avventure, è stato il testimone che ha seguito tutti i miei romanzi e li ha visti crescere.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Sempre in Sardegna, tanti anni fa, io e Giuseppe rimanevamo fino a tardi in spiaggia, spesso mangiavamo solo pesche (per dimagrire) e siccome non c'era né televisione né cinema, ma solo un'incredibile spazio aperto davanti a noi, io che allora non portavo gli occhiali, gli leggevo un romanzo e lui ascoltava, riposando gli occhi. Quel primo, incredibile libro era "Il maestro e Margherita" di Bulgakof. L'audiolibro è un'idea fantastica, una compagnia forte e buona per chi ha problemi, ma anche per chi, invece di leggere, vuole chiudere gli occhi e immaginare.


 

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Giovedì, 16 Luglio 2015 | di @BookSprint Edizioni

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