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20 Nov
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La lunghezza del narrare

La lunghezza del narrare © shandrus

Che sia per qualche ora di treno o per settimane e settimane, ogni libro che leggiamo permea lo spazio della nostra interiorità. Tra la pagina uno e la parola fine accade qualcosa di mistico. Gli eventi d’inchiostro sconfinano nella quotidianità; per un giorno possiamo attraversare le piazze di Mosca spazzate dal vento, perderci nell’Africa dei Grandi Laghi, respirare la notte nei sobborghi di Tokyo.
L’ultima pagina e il buio spegne le parole. A spallate il libro trova posto nello scaffale, l’odore di nuovo svanisce, le pagine ingialliscono in silenzio. Saranno forse passati anni quando qualcun altro lo riaprirà – e sarà sempre qualcun altro, perché anch’io sarò un altro me stesso. Come due mani invecchiate le pagine si schiuderanno, rivelando il sogno azzurro che hanno custodito. Da quella lontananza noi stessi ritorneremo in vita nelle rughe di carta, rivivendo il tempo che un giorno fu nostro.


In quella terra dei sogni e delle possibilità che chiamano Libro, tutto questo accade, e molto di più. Ma ci sono volumi che richiedono un tempo ulteriore. Per la loro mole si impongono sugli scaffali e spaventano i lettori meno coraggiosi. Il loro dorso possente lancia occhiate di sfida.
Certo, tutti sanno della Recherche di Proust, e più di qualcuno ha sentito parlare dell’Horcynus Orca di D’Arrigo, ma praticamente nessuno conosce Oga Magoga, stupendo romanzo di Occhiato. Sono esempi di testi lunghissimi, che richiedono un editore temerario e un lettore che abbia voglia di andare oltre certe convenzioni.
La grande maggioranza dei volumi in commercio, anche tra gli ultimi libri usciti, non supera le trecento pagine, e solo pochi autori affermati possono permettersi di varcare pagina trecentocinquanta. Perché non c’è domanda, perché non è quello che i lettori vogliono, perché non conviene.
Ma il panorama editoriale si muove, le case editrici non stanno a guardare le cose che cambiano e che sono in continua evoluzione. Sul mercato, ad esempio, si inseguono eBook reader a prezzi sempre più accessibili: garantiscono una lettura confortevole, prevedono la possibilità di ridimensionare il carattere a nostro piacimento, permettono di sottolineare al tocco di un dito. Sugli eBook l’Iva  è ancora al 21%, ma presto o tardi carta e bit saranno equiparati in quanto prodotti culturali, e questa tassa sarà finalmente adeguata al 4%.
Non è così facile capire cosa accadrà a quel punto. Senza lasciarsi andare a critiche da amanuense e men che meno al furore pirico, possiamo limitarci a dire che si apriranno nuovi spazi per il lungo narrare. D’improvviso cadranno le barriere costituite dai costi delle materie prime, e qualche editore potrebbe cedere alla tentazione della lunghezza. Lettori permettendo.

 

 

Martedì, 20 Novembre 2012 | di @Carmine Morriello