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16 Set
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Intervista all'autore - Enzo Fernicola -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Prima di questa prova avevo scritto, per puro piacere personale, qualche racconto che è rimasto nel cassetto.
Credo che a volte scrivere sia un'esigenza, Provi qualcosa che nemmeno sai cosa sia e che ti spinge a farlo. Se hai la costanza di vincere la pigrizia e di metterti qualche ora al giorno a lavorare seduto alla tua scrivania allora alla fine proverai una grande soddisfazione. Scrivere è anche duro lavoro: a volte servono delle ricerche, dei riscontri, serve sensibilità per trovare la parola giusta da usare.
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Penso che in questo scritto sia presente molto della mia vita dal punto di vista generazionale. I racconti iniziano dal '68/'69 e vanno fino alla fine del secolo.
In esso c'è il percorso della mia formazione sociale, politica e umana.
È rappresentata l'Italia di quegli anni, le aspirazioni e i sogni di chi si impegnò per una società più giusta e più libera. C'è la cappa delle stragi fasciste e del terrorismo rosso che aleggia sulla società per piegare quel sogno, spazzare via quelle aspirazioni.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Ho scoperto il piacere di scrivere e di raccontare episodi e storie che altrimenti sarebbero andate disperse. La memoria è importante e va preservata. Sono le piccole storie che contribuiscono a fare la grande storia.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con sé stesso per deciderlo tra varie alternative?
Scegliere il titolo è stato abbastanza semplice. Il primo che mi era venuto in mente era stato "Come un romanzo" ma mi accorsi subito che era il titolo di un bellissimo libro di Daniel Pennac.
Il titolo scelto ha a che fare con i miei studi di fisica e l'ho spiegato nel primo racconto del libro.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Porterei senza ombra di dubbio "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Márquez.
Si tratta di uno scrittore vero che sa raccontare e fa sognare. Ricordo che Cent'anni di solitudine lo lessi tutto d'un fiato, ero studente, un pomeriggio seduto su una poltrona. Quando chiusi il libro era fatto buio.
 
Ebook o cartaceo?
Ho un'età in cui le abitudini contano. Sono abituato al cartaceo, mi piace sentire sotto le dita il rumore che fa la carta quando sfogli un libro, l'odore che senti quando entri in una libreria.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non mi ritengo uno scrittore, la parola è troppo impegnativa. Ho solo avuto il desiderio di conservare la memoria di certi avvenimenti.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Avevo queste storie che mi ronzavano nella testa e ad un certo punto sono sprizzate fuori come quando apri una bottiglia di spumante.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Ti rendi conto che quello che era solo un'idea man mano diventa realtà e vedere i vari passaggi che portano al prodotto finito dà una bella sensazione.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
La prima persona a leggerlo è stata Maria Rosaria Bortolone che ha scritto la postfazione. La seconda Nicola Basile autore della prefazione.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non so esprimere un giudizio, non ho avuto esperienze in tal senso.

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