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BookSprint Edizioni Blog

10 Ago
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Intervista all'autore - Marcello Tabarrini -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere aiuta a far emergere le parti più profonde di noi stessi.
È un vero e proprio metodo terapeutico, attraverso di esso è possibile dare voce, tramite una vera e propria scenografia immaginaria, a tutto quello che in un dato momento della nostra vita ci accade... Tradurre dunque qualcosa di intraducibile - che avviene dentro di noi, nel nostro inconscio - in qualcosa di traducibile, che possiamo osservare e valutare, sul quale proiettare emozioni, stati d'animo ed esperienze vissute
dando libero sfogo alla nostra creatività, abbiamo modo di collegarci - proprio come un ponte che collega due lembi di terra di un crepaccio - alla nostra dimensione interiore per liberarla.. A volte ciò che emerge sono i nostri problemi, altre volte è tutta la buona medicina contenuta nel nostro animo, che si rivela unica nel suo genere e permette ad altri di vedere un mondo nuovo, che si nasconde sotto la superficie
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Questo libro nasce spontaneamente, non è stato per nulla cercato né voluto consapevolmente... È stato scritto in un momento di passaggio, per me piuttosto impegnativo, e mi ha aiutato a traghettare la fase con una certa disinvoltura. mi ha incoraggiato ad affrontare quello che poi sarebbe successo con una dose di preparazione. Dunque non è il riflesso della mia vita reale, lo ritengo piuttosto un balsamo lenitivo. questo vuole essere il suo scopo, chi lo legge deve uscirne sollevato, rincuorato, quasi entusiasta, come se finalmente tutto quadrasse, come se finalmente quello che ci accade nella vita avesse un senso, all’interno della dinamica di un'unica successione di lezioni di scoperta interiore
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Il libro mi ha donato tantissima leggerezza e gioia mentre lo scrivevo, mi sembrava di volare, tante volte mi sono ritrovato a dirmi, durante la stesura : "se anche dovessi morire ora, sarei totalmente soddisfatto, totalmente appagato"
mi sembrava di essere oggetto di una sorta di sortilegio, di quelli che qualche fortunato qua e là nel globo prova quando si trova all'interno di una capanna sudatoria indiana in compagnia di uno sciamano, che gli fa sperimentare nuove comprensioni, nuove libertà attraverso le guarigioni delle quali sono testimoni
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con sé stesso per deciderlo tra varie alternative?
La scelta del titolo è stata immediata, il protagonista nel suo ambiente elettivo, le montagne del Tibet, dalle quali narrava i suoi racconti, le sue storie, da cui il titolo:"Zhenya - storie di montagna"
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
In passato, lontano passato, leggevo i libri di Leonardo Sciascia, "Il giorno della civetta", "A ciascuno il suo", ecc.
mi piaceva anche Garcia Marquez, "Cent'anni di solitudine", "Cronaca di una morte annunciata" ecc.
adesso mi piacciono molto le storie/racconti/fiabe degli indiani d’America, sono ricche di saggezza e offrono tanti spunti di riflessione
 
Ebook o cartaceo?
Il libro cartaceo tradizionale ha il pregio del contatto con la carta, dunque il suo odore in primis, il suo peso, le dimensioni... Non richiede alcuna conoscenza tecnologica particolare - a parte saper leggere, permette simbolicamente sottolineature, fare le linguette segnalibro, una velocità di scorrimento testo da un paragrafo all'altro senza rivali, la portabilità ovunque, la facilità di prestito a terzi, la possibilità di essere oggetto di regalo con tanto di confezione regalo, ecc.
L'ebook è proprio per gli amanti della tecnologia, è dunque un mezzo di lettura più impersonale, più "freddo" ma è perfetto per chi ama portarsi dietro tutto ciò che possiede, gelosamente custodito nel proprio pc o iPad o cellulare.
Personalmente, preferisco il cartaceo ma credo dipenda molto da come siamo stati abituati, l'ebook sarà senz'altro il futuro
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non mi ritengo uno scrittore anche se a pensarci bene, in tanti, colleghi di lavoro compresi, quando leggevano le email che scrivevo - per lavoro - a terze persone, mi dicevano sempre quanto scrivessi bene e che avevo la vena dello scrittore.
Ovviamente non sapevo nemmeno di cosa stessero parlando ma evidentemente avevano ragione loro
ancora adesso, non riesco a definirmi uno "scrittore" anche se mi è sempre piaciuto scrivere, mi è sempre piaciuto buttare giù su carta quello che provavo e pensavo.
Un bravo scrittore è colui che riesce a trasmettere i propri pensieri e stati d'animo nella più bella ed inconsueta scenografia possibile
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Una mattina, ero nel bel mezzo della pandemia da covid di Marzo-Aprile 2020 a Bergamo, ero seduto in salotto ed ho chiuso gli occhi... così, senza voler niente in particolare, come ho fatto tante volte in analoghe situazioni, per rilassarmi.
Poco dopo, nella mia mente, ho visto le montagne del Tibet, assolate, ad altissima quota, il panorama dove si sarebbe svolto l'intero libro.
Il libro infatti comincia proprio così : seguendo quelle immagini e quegli incontri che, nei giorni e mesi successivi, si sarebbero concretizzate nella mia mente, dando vita a quei dialoghi così fantasiosi
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
La sensazione è di leggerezza, come se ci si rendesse conto che una parte di sé sia finalmente fiorita. non dico tutto ma una parte sì, come se il seme fosse germinato ed avesse dato vita ad un germoglio
certo, la strada per diventare un albero colmo di rami, foglie e frutti è ancora lunga ma un primo passo importante verso la consapevolezza è stato fatto.
La pubblicazione credo marchi proprio questo: il fatto che l'editore che lo ha letto ed apprezzato, abbia colto questo aspetto e, in una certa misura, premiato
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Una mia collega di banca che lavora in un'altra filiale. non mi ha lasciato in risposta alcun commento a questo libro, forse è stato un po’ destabilizzante per lei, non so che effetto possa fare, non siamo tutti uguali.
Comunque la lettura non credo possa danneggiare in senso stretto: è un po’ come prendere una medicina, non tutti reagiscono allo stesso modo. Mi rendo conto che una cosa che va per qualcuno, non va bene per qualcun altro, dunque è sempre bene sincerarsi che chi legge sia almeno vicino alla lunghezza d'onda con la quale viaggia chi lo scrive
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non l'ho mai sperimentato ma credo sia fantastico... da piccolo, mia madre mi aveva comprato il disco di cenerentola, la famosissima fiaba, l'intero racconto scorreva sul giradischi a 45 giri e veniva raccontata la storia, udibile tramite le casse in legno, con diversi speakers che impersonavano i vari personaggi della fiaba.
Credo sia bellissimo ascoltare ad occhi chiusi qualcosa, una storia, una narrazione, una favola, ecc. lasciando che le emozioni e le sensazioni possano emergere e godendosi il magico mondo nel quale si viene catapultati

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