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02 Mag
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Intervista all'autore - Antonio Ciafrè -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato nell'agosto del 1943 in un paesino di provincia a confine tra Abruzzo e Marche a 7 km dal mare in una ridente valle con tanti altri paesini attorno.
Non ho mai deciso di divenire scrittore ma mi sono accorto, man mano che gli anni si sommavano ad anni, che qualcosa andava scritto, nei momenti che tale desiderio veniva percepito, nel tentativo che qualcosa magari potesse restare nel tempo, in favore ed oltre sia di chi ricordava che degli stessi accadimenti narrati.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è mai un momento specifico, che è quello che corrisponde all'esigenza di sentire di dover oggettivizzare qualcosa, di trasformare sensazioni in parole magari, in diverse occasioni, anche fermandosi in viaggio in macchina, a raccogliere appunti e sensazioni resi in parole, propri del momento o legate al particolare momento.
Di solito sono momenti in cui pare possibile trovare un margine di riflessione.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Devo dire che dopo tantissime letture giovanili, oggi non leggo quasi più niente.
Ascolto con piacere Carofiglio.
 
Perché è nata la sua opera?
È nata perché ho pensato di mettere insieme la maggior parte, o una selezione di tutto quello che nel tempo e negli ultimi anni avevo avuto modo di scrivere, per farne quasi un compendio riassuntivo.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale ha influito nel raffronto che è dato cogliere tra la vita di allora in un paesino dell'immediato dopo guerra e la vita di oggi di ben altra fattezza, nel contesto di studi classici che di certo ne hanno favorito elaborazioni e successiva comprensione.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Non si può distinguere: entrambi gli aspetti sono messi insieme come binari che scorrono paralleli o di specchi che rivelano più facce di una medesima realtà.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Direi molto, come sempre e per tutti, sia che si celebri o idealizzi un proprio contesto o che lo si ripudi, come a volte può accadere.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
No e si: si sono rivelati fondamentali tutti gli accadimenti vissuti, nessuno escluso, e soprattutto, attualizzata nel momento storico vissuto, la realtà che rimane e di cui poter ancora disporre.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Anche qui a nessuno in particolare: magari pezzi o stralci ad amici, con discordanti pareri.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Ne sono poco convinto, a causa del valore che attribuisco al libro che parla e resta in quanto - cosa - munita di corpo.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso valga come primo approccio ad incuriosire.
Ma non dimentichiamo che io appartengo a una altra generazione.

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