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21 Feb
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Intervista all'autore - Costantino Meucci -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Parliamo delle emozioni che mi suscita lo stare seduto sotto un albero a pensare, guardare il mondo attorno e buttare giù le impressioni che tutto questo suscita su un taccuino: mi sento libero, padrone di me stesso e sereno.
Scrivere un racconto o un romanzo, o anche una semplice riflessione, è come enucleare una parte di me e renderla visibile, concreta; da un punto di vista pittorico, la scrittura è l'equivalente di un quadro, un'opera in cui parole e frasi sono colori e tratto, l'idea è l'immagine che il pittore ha nella sua mente, l'opera finale ne è la rappresentazione concreta.
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In tutti i miei scritti c'è qualcosa di me. In questo, in particolare, ci sono i ricordi delle mie ricerche di archeologia subacquea ad Haiti, le riflessioni fatte sulla natura dei relitti che di volta in volta scoprivo e studiavo nelle lunghe immersioni sul reef della costa meridionale dell'isola.
I luoghi sono reali, e le loro descrizioni sono la rilettura delle immagini che la mia retina ha visto e registrato. La stessa storia è, forse, il risultato delle diverse ipotesi fatte per spiegare il perché di quei naufragi e cosa poteva ruotare attorno a quelle navi quando solcavano quelle acque.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Rivivere emozioni e sensazioni provate in uno dei momenti belli della mia vita; inoltre, dare vita a personaggi e storie che si concatenassero coerentemente in un racconto fluido è stato come costruire un edificio dalle fondamenta al tetto.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo è venuto spontaneo e immediato: volevo che il romanzo fosse un percorso di crescita e che il titolo lo facesse intendere da subito.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Porterei con me Isole nella corrente, o forse Il vecchio e il mare; sono indeciso perché ambedue i libri rappresentano un mondo a me affine, un mondo che sento e che vivo per buon a parte dell'anno.
La prosa di Hemingway, poi, ha una fluidità che mi affascina perché mi porta nel suo mondo mostrandolo nei suoi particolari più nascosti, senza reticenze ma anzi con la pazienza del pittore ritrattista.
 
Ebook o cartaceo?
Personalmente preferisco il formato cartaceo; ma forse è una conseguenza delle tante ore trascorse davanti allo schermo di un computer a farmi rinunciare alla lettura di un Ebook.
Ne apprezzo l'utilità, invece, quando sono all'estero e non ho la possibilità di portare con me un libro stampato.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Come ho detto più volte, la scrittura è sempre stata una parte integrante della mia vita. Dapprima ero quasi obbligato a scrivere per ragioni professionali relazioni tecniche e articoli scientifici, poi sono passato alla stesura di manuali tecnici, infine mi sono stancato della scrittura tecnica e ho iniziato a dedicare più tempo a quella che mi divertiva maggiormente, la scrittura ricreativa.
Non so se la mia sia stata una scelta per intraprendere una "carriera", di sicuro so che scrivere mi diverte e mi fa sentire libero.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Come ho già accennato, questo romanzo affonda le sue radici in un'esperienza reale quando con la mia équipe svolgevo ricerche di archeologia subacquee lungo il reef dell'Ile-à-Vache nel sud di Haiti. Fu un periodo bello che mi mise in contatto con persone semplici, vere, innamorate del loro paese e realmente desiderose di conoscerne la storia. L'idea su cui si basa il romanzo nacque durante un'intervista per una emittente della Martinica: il giornalista mi chiese che origine avessero i relitti che avevamo scoperto e io risposi che forse si era trattato di uno scontro navale tra un vascello pirata e una nave di linea inglese. Questa idea mi si fissò nella mente e da questa sono partito per la stesura di questo romanzo.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Personalmente mi sento svuotato, come se aver scritto la parola fine ponesse termine a un'avventura. Al contrario, mentre scrivo, mi sembra di essere parte della storia, di vivere la vita dei suoi personaggi, di condividerne gioie e dolori.
Alla fine, dopo avere fatto la trascrizione e la prima lettura della storia, e avere apportato le modifiche e le correzioni che ritengo necessarie, do un giudizio all'opera. Se è positivo (e non sempre lo è) mi ritengo soddisfatto, ma metto il tutto a riposare per due o tre mesi per poi riprenderne la lettura critica e decidere cosa farne.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
C'è una vecchia consuetudine condivisa con carissimi amici ambedue scrittori, ed è quella di inviarci i manoscritti per averne una valutazione critica scevra da ogni forma di compiacimento. Il giudizio che hanno dato ai miei scritti è sempre stato obiettivo e critico, prodigo di consigli migliorativi o di bocciatura irreversibile. L'onestà intellettuale di questi amici mi ha sempre spronato a cercare di migliorarmi e se a volte ci sono riuscito devo essere grato a loro.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ne so poco e non frequento questo mondo, ma mi ricorda di quando ero un bambino curioso e ascoltavo alla radio i romanzi letti a più voci.
Alcuni amici con gravi problemi di vista ne fanno grande uso e ne sono contenti, ma vedo che anche altre persone normo-vedenti si sono affacciati per curiosità a questo mondo e ne sono rimasti attratti.
Chissà, prima o poi proverò anch'io ad ascoltare un audiolibro.

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