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20 Gen
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Intervista all'autore - Francesca Sanguedolce -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Salve
Mi chiamo Francesca, ho 35 anni e provengo da un 'isola che porta il nome di Pantelleria. Non ho proprio deciso o pensato di diventare una scrittrice. Ho incominciato 3 anni fa a scrivere il saggio, poi l’ho lasciato in sospeso e, poi scritto circa e, finito di scrivere 1 anno fa. Dopo la vostra proposta sono rimasta contentissima, e dopo questo duro lavoro, posso dire che essere diventata una scrittrice era il mio sogno più importante e nascosto.

 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Allora.... Posso dire che quando ho l 'ispirazione scrivo, ma scrivo anche perché per me è una valvola di sfogo, quindi quasi sempre. Scrivo anche canzoni, ma quelli non sono oggetto di interesse. Scrivo.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Il mio autore contemporaneo preferito è Hermann Hesse, ed il suo racconto mio preferito è il lupo della steppa. A me piace perché, oltre perché Hermann sia uno scrittore enigmatico o ermetico, e noi sappiamo che gli autori ermetici sono quelli che, secondo me, attirano di più a l 'attenzione perché a volte tristi, intelligenti ma e a volte anche malinconici..., proprio come mi vedo io. Ed il racconto lo trovo interessante e a me attira perché le storie difficile sono di interesse non solo mie ma per la maggior parte delle persone.
 
Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata nel momento in cui mi sono trovata in una fase della mia vita un po’ complicata. È nata perché amo i film di Walt e della Walt Disney, e li amo anche perché hanno segnato la mia infanzia, e l ho riportato come saggio perché, secondo me, Walt è non solo un regista di cartoni animati, ma è, anche un educatore. Volevo dimostrare a tanti lettori adulti, che, i suoi film, sono consigliabili perché educativi e hanno salvato la mia infanzia. Voglio dire che io, orfana di padre, ho preso Walt proprio come ancora di salvezza perché avevo da piccola, una madre intenta al suo lavoro e una nonna sognatrice che, mi ha lasciato fare, ora mia nonna non c’è più ed è proprio a lei che ho dedicato il mio libro.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Non tanto, ma mi è servito per conoscere, per quel poco che la società offre, le persone ed il mondo. Ognuno vede il mondo a modo suo, però non è proprio il contesto sociale che ha influito sulla mia formazione letteraria, ma proprio il mondo, non l’ho girato ma, attraverso i libri e la società in cui mi trovavo, ho potuto capire qualcosa di me e dell’essere umano.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Secondo me scrivere e tutte e due le cose, solo che non è proprio quello che fa di te uno scrittore ma quello che scrivi.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Ah! tanto. Ma in particolar modo ho voluto prendere come interesse dal lettore non me ma il bambino.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Si, come dicevo prima, mia nonna è stata importante per me, mi ha cresciuta, con i suoi silenzi e con i suoi sogni di bambina, e la guerra diceva lei, è stato il momento che le ha segnato la vita particolarmente, perché è dovuta crescere in fretta, non come tante generazioni, o la mia che, si può ritenere fortunata.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia mamma e a tanti miei amici.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non so.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Quella ancora non la conosco, però avrò tempo di vedere. Grazie. 

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