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30 Nov
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Intervista all'autore - Valentina Braun -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Dopo la scuola mi ritrovai a fare il commercialista; domande, esposti, ricorsi, relazioni, perizie. Questo scrivevo. Mi dava da vivere e intanto mi facevo una casa, mi godevo una giovane moglie e, insieme a lei, crescevo i figli. Solo dopo avere realizzato i miei obiettivi di ragazzo-uomo mi preoccupai d'altro. Volevo fare qualcosa di utile in un mondo di pazzi, dove vedevo tante cose sbagliate. Così cominciai a scrivere. Iniziai con l'inviare testi attinenti a materie di natura professionale a giornali e riviste e, dovendo esporre critiche anche cattive verso governanti e politici in genere, cominciai ad usare lo pseudonimo Valentina Braun per protezione alla mia attività che altrimenti ne sarebbe stata compromessa.

 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Più che dedicare io il momento lo devo strappare. È dalla prima elementare che scrivo sognando di potermi dedicare ad altro e continuo ad invidiare chi fa il cavatore o il muratore. Per i romanzi strappavo tempo al sonno; scrivevo al mattino prima di entrare al lavoro. Lo scrivere non è una passione, è semplicemente l'unico modo che ho per esprimere una critica costruttiva in un mondo che sembra avere smarrito il senso della giustizia e della vita. Un dovere per me che non amo discutere coi tanti maestri che parlano e che tanto non vogliono ascoltare. Ritengo che, anche attraverso romanzi e poesie, la penna sia l'unica arma per intelligenti onesti.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Se ci fosse magari non mi sarei messo a scrivere.
 
Perché è nata la sua opera?
La nostra Costituzione mette il “lavoro” al n.1 e per “lavoro” intende “un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4). Del resto “lavorare nella vigna” è anche uno dei primi doveri di cristiano. E io, come pecora in rispetto della legge e della Parola, metto nello scrivere il mio impegno. Questa mia ultima opera “I giorni di Valentina” è nata dal desiderio di concludere in modo esplosivo un lavoro iniziato anni fa e passato attraverso varie pubblicazioni per contribuire al progresso. Spero sia l'ultima e di raggiungere con questa l'obiettivo. L'intento è quello di conquistare Roma e liberarla dai ladri del lavoro e della fede.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Direi che è stato determinante. Noi occidentali abbiamo vissuto in un generale benessere ma anche in modo confuso, tutt'altro che ragionevole e sensato. Questo mi ha spinto nello studio e nella ricerca di alternative logiche. Grande influenza sulle mie opere e su questa ultima in particolare hanno avuto la rivelazione del 3° segreto di Fatima e la sua logica corrispondenza al messaggio delle apparizioni di Ghiaie. Un messaggio chiaro di cui non riesco a comprendere la ostilità che tanti, anche la Chiesa, hanno continuato ad avere verso la veggente e verso queste apparizioni anche dopo che, sia dal 3° segreto, sia dalle testimonianze e dalle ricerche di storici stimati, se ne è avuta chiara conferma di veridicità e genuinità.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
È per me soprattutto un modo di combattere per la verità.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In genere poco c'è di me nelle mie opere, ma ci sono sempre io dietro. Costituiscono in pratica un romanzo di vita vissuta. Di me e dei miei scritti sono gli altri che vorrei parlassero, magari anche per contestare in un conflitto di fuoco quello che sono, quello che dico e che scrivo. Anche in questa mia rivoluzione di pecora, sono riportati fatti che parlano di me, primo fra tutti la rivelazione delle “ragioni del nome” scelto come pseudonimo.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Ne potrei citare a migliaia, dal Papa ai Presidenti della Repubblica ai sindaci di Roma, ma sono milioni, dai politici fino a quelle masse ignoranti che vanno a protestare e ad urlare nelle piazze. Fondamentale per la stesura della mia opera il desiderio di farne strage.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Di romanzi ne ho scritti 3. Non sono io che li ho scritti quello che deve farli leggere. I primi due, premiati e pubblicati da case editrici qualificate qualcuno li ha letti. Il secondo ebbe un ottimo risultato di vendite nell'Italia centrale fino a che al mio editore non venne tolta la distribuzione. Tra quei pochi che li hanno letti c'è a chi ho dato scandalo e mi ha dato del matto, ma anche chi mi ha voluto conoscere di persona e chi mi ha gratificato con articoli e recensioni di grande favore. Hanno continuato a seguirmi con grande considerazione. Ho un bel gruppetto di ammiratori da tutta Italia e c'è chi ha persino scritto un libro su di me e sulle vicende di Valentina Braun. Titolo: “Dalla partita doppia a una vita doppia”
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Come dalla penna siamo passati alla tastiera così è naturale che si diffonda anche l'ebook. Non credo però che la carta possa essere soppiantata. Personalmente non riesco ad abbandonare la penna né le pubblicazioni su carta, spesso devo stampare i testi per potere apprezzarne meglio il contenuto.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso che a tanti possa risultare utile, magari è un modo per rimediare alla scarsa voglia di leggere che oggi dobbiamo constatare.

 

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