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06 Ago
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Intervista all'autore - Massimo Bianchini

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
La mia vita non è un granché. Genitori di ceto medio che lavoravano duramente per vivere una vita dignitosa. Negli anni '70 emigrati in Germania, ritornati in Italia per un breve periodo e lasciati alle cure dei parenti in Italia. Un’infanzia buona direi, ma con una nonna dedita alla disciplina, affettuosa ma rigida. Il tempo trascorre velocemente e le frequentazioni sono maggioritarie alla mia età. Militare nei paracadutisti, amori persi e tradimenti. Leva militare, un tentato suicidio per sentimenti di abbandono, (situazioni amorose). Un ritorno nella società, amici di un tempo persi in situazioni di fumo e droghe. La mia conoscenza a riguardo si potrebbe eguagliare ad uno che non è mai uscito di casa.
Scoperta di sostanze vendibili per lucro, curiosità, assaggi e sperimentazioni delle droghe, senso di liberazione da una vita triste. Guadagni facili…tristezze di vecchi ricordi, voglia di fuggire, risultato…. tossicodipendenza. Carcere, tanto tanto carcere, scoperta di una comunità di recupero, ottimale e lontana.
Fu lì che inizia a scrivere, mescolavo fantasia e realtà, tristezze e desideri. Da lì nacquero diversi racconti.
Il boia Metropolitano, clinica psichiatrica ancora inedito e mai presentato, racconti su amori ritrovati, o strane guerre che al termine ci fanno comprendere che spesso ci sentiamo soli perché non sappiamo osservare la vita.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non sempre il mio lavoro primario mi consente di scrivere, ma la notte silenziosa molto spesso mi concede suggerimenti.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
A me piace molto Wilbur Smith, i suoi racconti ti trasportano in paesaggi africani spettacolari. Patricia Cornwell, con la sua spettacolare Dottoressa Kay Scarpetta. Ti fa entrare nei suoi racconti, con dettagli e spiegazioni che ti trasporta all'interno della storia. Alessandro Baricco, con Castelli di rabbia, Oceano mare e Seta. Tanta ispirazione alla scrittura possiamo dire che l'ho assimilata da alcune delle loro opere.
 
4. Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata mentre mi ritrovavo in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Mi piace leggere di tutto e come un fare un salto su dimensioni parallele. Un giorno osservavo un bellissimo panorama Lucchese, un flusso di ricordi, tristezze, una grande ispirazione a scrivere, a miscelare realtà e desideri.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ho vissuto un periodo scuro nella mia vita, un periodo lungo quasi 20 anni. Niente era importante se non lasciarmi scivolare in esperienze del tutto negative, droghe, alcol, vita sregolata. Una grande ricerca di allontanare la tristezza di un passato.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
È un mixer di cose. Scrivo per distaccarmi dalla realtà, dallo stress, dalla monotonia che spesso la vita ci offre.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Il forte senso di abbandono che mi sono vissuto da piccolo. I miei genitori erano emigrati in Germania per lavorare. Come molti altri Italiani, ma non potendomi portare con loro, io vivevo dalla nonna e mia sorella dalla zia. Ovviamente era soltanto un sentimento irreale che io vivevo in quel periodo della mia infanzia.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Il mio Grande AMICO Mario Serra.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Al noto scrittore di noir Leonardo Gori.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Purtroppo non sono così esperto da dare una risposta a questa domanda.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Potrebbe essere interessante per entrare nella storia, potersi così immaginare molti particolari e far sì di sentirsi all'interno della storia.
 
 
 
 
 

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