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06 Ago
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Intervista all'autore - Emmore Zumpano

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono una persona legata alla sua terra, nella fattispecie la Calabria, alle trazioni - usi e costumi che la contraddistinguono.
Da qui a definirmi "scrittore" intravedo un abisso insormontabile.
Oserei invece definirmi un conservatore, a tratti nostalgico, ed è con questo spirito che da qualche tempo ho maturato l'idea di raccogliere in un'opera leggera e spiritosa, ciò che ho cercato e custodito con amore e passione.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento specifico per la scrittura, almeno per quello che mi riguarda. Ho scritto a qualsiasi ora, nell'ora che sentivo il bisogno di farlo.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Luciano De Crescenzo che nei suoi disincantati e surreali capovolgimenti di vista, aveva già detto tutto!
 
4. Perché è nata la sua opera?
L'opera nasce con l'intento di dare il mio misero ed umile contributo all’ attività di conservazione custodia e promulgazione di una piccola parte del patrimonio culturale della mia Terra, la "Calabria".
I proverbi espressi in lingua dialettale, quali perle di saggezza da custodire e da far conoscere alle generazioni attuali nonché a quelle che verranno, affinché siano consapevoli delle proprie origini, del passato che è appartenuto ai loro avi, per farne lume di saggezza nella vita di tutti i giorni.
Non a caso diceva il grande Nelson Mandela: “Parlare a qualcuno in una lingua che comprende, consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre, significa raggiungere il suo cuore”.

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Credo che il contesto sociale, specie nell'opera in questione, sia il punto cardine dal quale nasce questo progetto, ed è palese una forte influenza nella mia formazione letteraria.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere in senso lato può rappresentare ambedue le cose, evadere e/o raccontare la realtà, ma scrivere la mia raccolta è significato raccontare la realtà specifica di un territorio e dei suoi usi e costumi.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Credo che fra quelle righe ci sia molto di me, delle mie origini, del mio stile di vita, delle mie tradizioni e comunque di tutto ciò che mi appartiene.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sì e a tal proposito voglio dare Onore e Merito alla persona ch' è stata da stimolo e da traino nella stesura del testo: "mia Madre".
Un'ultra novantenne, un pozzo carico di saggezza dal quale ho preso spunto,
al fine di non disperdere nulla nel nulla e nel dimenticatoio.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Beh, non a caso a mia Madre!
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Per quello che mi riguarda il cartaceo ed il suo profumo non tramontano Mai.
Rispetto comunque il progresso ed il futuro, al quale rivolgo una strizzatina d'occhio.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Uno strumento utile da tenere in considerazione, specie per chi è costretto a farne uso.
 
 
 
 
 

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