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18 Giu
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Intervista all'autore - Annamaria Albani

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Non ricordo l'inizio datato, ma scrivo il diario da sempre. Vergo pagine sui miei stati d'animo anche per colmare i vuoti della scarsa comunicabilità.
Nella casa paterna dove crebbi c'erano libri di letteratura russa di cui mio padre era appassionato, ma non mi era consentito accedervi perché ritenuti troppo "pesanti" impegnativi per la mia giovane età.
Ricordo che leggevo di nascosto.
Vita col padre di Alexandra Tolstaja accalorandomi alle vicende di Vanecka, un bambino di otto anni, tanti quanti ne avevo io in quel periodo.
In ogni cosa bella scorgo qualcosa di poetico e mi piace fissarlo traducendo in parole scritte le sensazioni provate. Scrivere, in genere, mi procurava soddisfazione morale e coltivavo quest'attività in ogni tempo possibile.
Durante il mio percorso esistenziale mi sono accorta di rimanere sempre legata ad un determinato periodo quello stesso che dava di me un'immagine orribile distorta in cui non mi riconoscevo e che quasi m'imponeva l'esigenza di spiegare qualcosa. Cosi motivata nacque "Ninalba" un libro le cui pagine sto ancora ultimando

2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Le ore notturne sono sicuramente di maggior raccoglimento e quindi privilegiate per la scrittura.
Solo da poco ho intrapreso l'abitudine al riposino pomeridiano che spesso si risolve in una sola mezz'ora.
Ritengo sprecato il tempo speso per dormire.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Nel passato c'è davvero la difficoltà della scelta, per quanto concerne la contemporaneità anche qui il campo è vasto ma ho molto amato cesare marchi infallibile correttore e pacificatore di ogni mia perplessità linguistica. A seguire c'è la mia amatissima Maraini. Quest'ultima incarna, secondo me, il prototipo della scrittrice. A prescindere dalle sue opere molto accattivanti e moderne, vedo proprio la sua persona come la scrittrice per eccellenza, schiva, semplice, educatissima, socievole e soprattutto non incline a quell'atteggiamento superbo che molti scrittori del suo alto livello adottano.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per pura esigenza di riscatto.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo. Ho vissuto l'infanzia in un periodo post bellico con tutto il disagio che i conflitti arrecano all'economia e alla società di un paese. In quel preciso momento in cui non si badava ad altro che a cercare la maniera di sopravvivere malgrado gli stenti e un analfabetismo regnassero senza nessuna possibilità di uscita dall'impasse. Avevo quattro fratelli, tutti più grandi e tutti e cinque rigorosamente a studiare. Nei preconsci della mia infanzia, affiorano, a volte, la figura del mio papà (che persi prestissimo) al centro e tutti noi in circolo intorno a lui a prendere lezioni grammaticali dialettiche e di senso civico. All'ombra di questa cultura mi sono formata cercando di trasmettere, a mia volta, ai miei figli, tutta l'importanza che lo studio e l'apprendimento delle buone maniere possono conferire all'uomo la giusta dignità racchiusa nella parola "uomo".
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Credo si verifichino entrambe le condizioni. Soventemente è un'esigenza spirituale scrivere per evadere dalla realtà quando questa è scomoda ed è altrettanto possibile scrivere per raccontare la realtà per attenuarne le tinte quando sono troppo forti per reggere alla nostra possibilità di sguardo.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Un autore è sempre nelle righe vergate, evidente o celato non può prescindere dal suo sentire e quindi dall'essere l'esegeta di se stesso.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mio padre, anche se l'ho vissuto e capito troppo poco in tempo utile.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Scrivo da sempre, a partire dai miei diari. Poi conservo racconti brevi, qualche favola e da anni attendo al completamento della stesura di un libro molto personale. Ai tempi della scuola qualche poesia, se cosi la si può definire, è stata letta dalle compagne di classe perché finita sul giornalino interno. Null'altro.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sicuramente in tempi moderni ben vale l'asservimento dei mezzi tecnologici all'espansione della cultura nel più breve tempo possibile.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Appunto l'audiolibro uno di quegli ausili validissimi per estendere importanti contenuti e conoscenze anche laddove non c'è possibilità visiva sia per ragioni accidentali, 0 di menomazioni e sia per mancanza di mezzi che ne consentano la visibilità.
 
 
 
 
 

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