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13 Gen
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Intervista all'autore - Vincenzo D’Ilario

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Tagliacozzo, comune pedemontano della Marsica, là dove con la ricostruzione post-bellica si è avuto un benessere per pochi attivisti politici. Ho studiato con sacrifici e sono arrivato, lavorando, a laurearmi in Storia e Filosofia nel tempo stesso che ho studiato organo e mi sono poi dedicato anche all'attività artistica come organista titolare della Cattedrale di San Giustino Chieti. Ho svolto con passione l’attività artistica e docente con l’ideale di contribuire a rinsaldare e rinvigorire quei principi basilari di civiltà della nostra regione comunicandoli alle giovani generazioni nel tempo stesso che diffondevo il bello della musica sacra organistica. Solo ora ho deciso di riordinare gli appunti di una vita.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento particolare per scrivere ma la volontà di impiegare tutto il tempo libero a disposizione da quando è stato imposto e scattato il lockdown, durante il quale era necessario non lasciar atrofizzare il cervello e morire di noia o di qualche altra cosa. Questo tempo lo ho considerato il tempo ideale per portare a termine i progetti di una vita: progetti musicologici e di storici. Mi è stato di conforto e guida il ricordo del lontano 1300 quando il grande Boccaccio scisse il suo capolavoro, il " Decamerone " proprio ritirandosi in solitaria casa di campagna insieme alla sua allegra compagnia durante il periodo della peste che invase la Toscana e l’Italia.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Non parlerei di autore preferito ma del campo in cui essi hanno lavorato e dei temi trattati. Cosi citerò Pasternak, Pirandello, Primo Levi, Ignazio Silone e Sciascia.
 
4. Perché è nata la sua opera?
La mia opera è un saggio storiografico e biografico di un grandissimo maestro che nei testi di Storia della Musica, Enciclopedie specializzate e riviste musicologiche è presentato come un fantasma, parte di quella folla anonima di imitatori di Arcangelo Corelli, basando il tutto su supposizioni mai comprovate da alcuna documentazione, supposizioni che alimentano ancor oggi questa falsa cultura storiografica e musicologica. In questo campo cosi oscuro e minato ho seguito il metodo dell'esploratore e dell’archeologo messi insieme e con il fare il passo del gambero ricostruire il suo vissuto, mostrando come egli fosse il nuovo, il genio della scuola barocca, l'aquila che vola in alto e lontano.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale in cui sono vissuto è stato molto variegato perché sono passato dal primo periodo pos-bellico, al successivo boom economico non omogeneo e non per tutti, dai movimenti sessantottini e delle BR con la speranza di miglior vita sociale con la primavera della nascita della nuova Europa sino al suo fallimento. Ho vissuto tutto questo periodo nelle sue alterne fasi sempre vigile lottando contro gli eccessi e ne sono uscito indenne perché non ho mandato il mio cervello al macero e all' ammasso del pensiero unico dominante nelle varie fasi (adeguarsi) tenendo ben saldi i principi etici e morali in cui sono cresciuto, illuminati da una sana filosofia della vita.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Lo scrivere non è evasione dalla realtà ma, come nel campo storiografico, ma illuminare a realtà che si narra come anche il tessuto sociale in cui il personaggio è vissuto. In questo campo è fondamentale la ricerca archivistica e le testimonianze storiche per apportare un contributo chiarificatore come fa l'archeologo quando negli scavi trovato l'oggetto lo libera da terriccio che lo ricopre, lo pulisce, lo rende ben visibile e poi lo descrive e classifica innescando così una proficua discussione e interlocuzione tra gli studiosi.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Di me c'è il vissuto di un uomo che ha sempre lottato contro le ostilità ambientali e professionali dove ha svolto le sue attività.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
No, nessuno ma solo un desiderio di verità storica.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Non lo ha letto nessuno ma ne era a conoscenza un mio carissimo amico che nella sua abitazione ha un bellissimo organo barocco due tastiere,12 registri e pedaliera e li fare musica organistica e gli ho fatto sentire tutte le trascrizioni per organo della sua musica che ha molto apprezzato e mi ha incoraggiato.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non saprei ma l'ebook ha un futuro come il cartaceo dello scrittore. Non conosco le nuove tecniche ma, in una epoca di trasformazione tecnologica penso sia giusto che abbia un futuro. L' importante è che non si soppianti il lavoro dell'intelletto e si controllino gli effetti perversi e negativi.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Fa solo piacere che ci sia per la scelta che offre e per l’immediata praticità che offre.
 
 
 
 
 

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