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11 Nov
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Intervista all'autore - Lucio Costantinni

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere musica per me è una sensazione senza limiti. È il luogo in cui mi sento Dio, dove cioè mi sento libero di creare tutto quello che voglio.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
L'opera che ho scritto è una personale interpretazione del periodo in cui il filosofo visse e scrisse a Torino. La maggior parte dei luoghi, dei personaggi e dei fatti sono davvero esistiti e ho potuto rilevarli dalla pubblicazione delle sue lettere, che egli inviava da questa città ai suoi famigliari, colleghi e amici. Ma in alcuni di loro, soprattutto in quelli inventati o romanzato, mi è sembrato di rivedere episodi della mia stessa vita. Ho vissuto, scrivendo, la sua sofferenza, la sfida di vivere con poco e nonostante ciò trovare sempre la forza per scrivere e pensare della e per l’umanità. Anche io inoltre, come il Nietzsche che racconto nell'opera, vivo a Torino da straniero e amo questa città, la sua architettura, le sue contraddizioni.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Scrivere quest'opera è stato per me come cogliere il frutto di tanti anni di studi. È per me una gioia incommensurabile.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Per dire la verità il titolo nasce ancor prima dell'opera in questo caso. È da lui che è nata nella mia mente e che si è sviluppata in ciò che è oggi.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Ovviamente il mio. La mia Opera è la cosa più preziosa che ho in questo momento. È un figlio. (E po’ un vero papà portare sull'isola un figlio diverso dal suo?)
 
6. Ebook o cartaceo?
Risposta facile per me che da bambino sono stato il pupillo di un direttore d'orchestra ottantenne. Il computer aiuta tantissimo, ma nella mia opinione per la composizione sento che inibisca il processo creativo. Mentre la carta, nel mio caso pentagrammata, emana respiri e dà una dimensione del tempo più umana, rallentata, che permette alla fantasia di non avere limiti e alla mente di afferrare le sfumature. Senza dubbio preferisco il Cartaceo!
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Ho sempre scritto musica. Scrivo quasi tutti i giorni. Ho tante composizioni ma l'Opera Nietzsche a Torino, che narra la vita del filosofo Friedrich Nietzsche in questa città, mi ha dato così tanto raccontata in musica che voglio con tutto il cuore condividerla con i miei lettori e con gli appassionati di Opera.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Un giorno prendendo un caffè in piazza Carlo Alberto ho notato un'iscrizione sul muro che ricordava che in quello stesso appartamento aveva vissuto il filosofo tra il 1888 E il 1889. La cosa mi ha subito appassionato e tanto ho fatto che sono riuscito a finire l'ultima aria proprio nella sua camera da studente, da cui ammiravo stupefatto la piazza dalla sua stessa prospettiva. È stata un'esperienza mistica.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
L'opera "Nietzsche a Torino" è stato il più intenso e faticoso lavoro della mia vita. Ho scritto per 12ore al giorno per 6 mesi senza sabati, domeniche e festivi chiuso a casa. Sono uscito per scrivere la ultima Aria dell'opera "La morte del filosofo" E per l'altra volta mi sono trovato chiuso in l'altra casa mi pensa che fortuna in casa o in giro per i luoghi frequentati dal filosofo.
Mi sento grato e sollevato, come se tutti i miei sforzi fossero stati ripagati.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
La prima persona a leggere il libro è stata la mia compagna di vita e di "squadra", come dico io. Anche lei è una musicista che ha studiato appassionatamente filosofia e letteratura. Facendo un altro paragone calcistico, se non lo avessi fatto sarebbe stato come lasciare Pelé in panchina!
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Una grande frontiera soprattutto per le persone non vedenti che, in questo modo hanno più fruibilità della letteratura in generale. Non condivido invece, per il motivo che ho accennato prima, l'idea di usare questo strumento per perpetuare uno stile di vita frenetico che ci impedisce di poter fruire della letteratura e della musica consapevolmente e intensamente.
Per quanto mi riguarda invito però i miei lettori a rimanere sintonizzati per assistere alla prima dell'opera, che sarà eseguita dal vivo in Teatro prossimamente.
 
 
 
 
 

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Mercoledì, 11 Novembre 2020 | di @BookSprint Edizioni

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