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29 Nov
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Intervista all'autore - Gaetano Marò

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato nella splendida cornice della città di Palermo, fra monumenti arabi-normanni e giardini rinascimentali. Crescendo fra urbanità e campagna la mia formazione ha avuto il privilegio di poter conoscere promiscuità di ambienti e culture. Conoscendo fin da piccolo le bellezze delle arti la mia curiosità è stata stimolata a conoscere sempre più a fondo il mondo che mi circonda, partendo proprio dalla mia città e dalla mia regione, la Sicilia, che col tempo ho scoperto essere stata proprio la culla del moderno italiano, che qui ha visto i suoi natali.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Ad un adolescente, persona che si trova in un'età splendida e terribile per via della trasformazione che subisce il suo stesso ego, consiglierei la lettura dell'opera "L'arte di amare" del tedesco Erick Fromm. Io stesso l’ho letta varie volte e sempre è stata in grado di trasmettermi valori che hanno profondamente segnato la mia vita, che hanno plasmato il mio carattere.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
L'evoluzione è un fattore naturale per l'umanità, che secondo me va sempre valorizzato: come tale l'eBook è la nuova frontiera della lettura, che, in un mondo in cui la tecnologia circonda le nostre giornate, ha enormi potenzialità per poter avvicinare la persona al libro, ora non necessariamente inteso come un fastidioso fardello che occupa spazio nelle borse o che ci ingombra le mani mentre camminiamo, ma, comodamente, è diventato un file che possiamo consultare dal cellulare o dal tablet, strumenti di cui usufruiamo giornalmente.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
A mio parere scrivere deve essere sempre un piacere, oltre che una passione. Essa si impara nel corso del tempo e non è una qualità innata. Così io ho imparato a scrivere piano piano e solo dopo mi sono accorto della bellezza che possiede. Non credo che si possa dire che la scrittura sia un colpo di fulmine, poiché la genesi di un libro deve essere elaborata con calma e non sotto l'effetto di attacchi euforici.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Ho cominciato a scrivere questo libro durante un periodo molto intenso della mia vita, durante il quinto anno di liceo, quando la vita sollecita a compiere scelte importanti, che definiranno la tua esistenza di lì in poi. Ho immaginato il personaggio di Susanna proprio come un'adolescente che provasse gli stessi sentimenti e le stesse emozioni che provavo io, naturalmente inseriti in un contesto totalmente diverso. Ho voluto che questo libro incarnasse il momento della maturazione del proprio io, che ciascuno di noi ha provato o proverà, incarnato direttamente da un'adolescente.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Gli incontri che facciamo nella nostra vita, le persone che conosciamo, le azioni che compiamo hanno sempre un enorme significato: questo è quello che voglio comunicare, cioè che ognuno di noi vive in costante relazione con gli altri e la nostra identità dipende proprio da ciò. Nessuno è un mondo isolato e, paradossalmente, sono proprio gli altri che scolpiscono la nostra vita. Questo è ciò che capita a Susanna: se prima la sua vita era stata decisa dagli altri, senza che avesse la possibilità di intervenire, ora è lei stessa che, interagendo con il mondo, può scegliere quale strada intraprendere, facendo tesoro delle sue esperienze, che ha potuto sviluppare proprio grazie agli "altri".
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Fin da piccolo guardavo con ingenua invidia ai grandi del passato, da Omero a Pirandello, fino ai più recenti Eco e Camilleri, che, con la loro scrittura, avevano inciso i propri nomi nel pantheon dei letterati. Poter pubblicare un libro che io stesso avessi scritto era per me una grande aspirazione, perché credo che esternare ciò che si pensa con le proprie capacità narrative sia un successo straordinario.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Nel corso della stesura, a un certo punto, ho deciso di dare un taglio leggermente più "divertente" per alleggerire la lettura e così è nato nella mia mente il personaggio di Faretti, che ho immaginato come un alter ego del celeberrimo personaggio di Catarella del maestro Camilleri. Quando ho riletto l'episodio non ho potuto fare a meno di ridere e ancor oggi, quando ripenso a questo episodio, istintivamente sorrido.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Assolutamente sì. Più e più volte l'idea di interrompere tutto mi ha invaso la mente, una volta per la difficoltà a ricollegare il filo del discorso, un'altra per la fatica di ricordare sempre tutta quanta la vicenda e per altri mille motivi, ma sempre, non appena stavo per eliminare il file dal computer, mi compariva davanti il personaggio di Susanna che mi rimproverava: "Ma come, mi lasci a metà? Ormai mi devi finire!". Dunque, alla fine, sono riuscito a concludere.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Senza dubbio il mio autore del passato preferito è Luigi Pirandello, sia perché siamo, per così dire, "conterranei", quindi sento la sua aurea aleggiare nella mia terra di Sicilia, sia perché il suo stile, che mette tutto in dubbio, è per me un esempio. Ma soprattutto quello che più ammiro in lui è che con il suo pensiero e con la sua qualità è riuscito ad elaborare una "dottrina" che, specialmente al giorno d'oggi, risulta quanto mai attuale.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
A dir la verità sono un po’ scettico a riguardo, perché secondo me leggere deve essere un'esperienza totale. Quando si ha un libro in mano (cartaceo o digitale) si deve pensare solo a quello e, forse, un audiolibro potrebbe portare a distrarsi.
 
 
 

 

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